domenica 9 maggio 2010

Un poeta ai Beni Culturali




















Non stupisce che, nelle pubblicazioni di critica della letteratura contemporanea, l’opera di chi si è opposto costantemente ai crimini commessi dai comunisti italiani durante la guerra e nei cinquant’anni successivi di ininterrotto esercizio del potere sia stata finora colpevolmente ignorata. Feudo della sinistra, il mondo intellettuale non ha mai perdonato chi ha cercato, spesso pagando di persona, di alzare la voce contro questa supremazia culturale sorretta dalle molotov e dai rubli. Ogni branca della cultura e delle arti ha avuto le sue vittime, i suoi martiri della libertà, da Buzzanca nel cinema a Pingitore nel teatro, solo per fare alcuni nomi. La più illustre vittima di questa conventio ad excludendum è però stata l’opera poetica di Sandro Bondi. Solo oggi, ritrovata la Libertà, il suo Popolo può finalmente apprezzare una considerevole parte del patrimonio culturale italiano occultato per anni sotto un vergognoso drappo rosso.

Già militante del P.C.I., per il quale fu sindaco di Fivizzano (MS), il Bondi si è reso ben presto conto del suo errore, approdando da tempo ad altri lidi, dove ha anche trovato il conforto della fede. Di animo sensibile, introverso e riflessivo, poco uso alla rissa e alle sguaiatezze della politica nostrana, recentemente è giunto al più alto Ufficio della cultura italiana, ultimo approdo della sua navigazione politica da oriente a occidente, dall’oppressione alla libertà. Così, dal loro soggiorno in Elicona, le Muse hanno voluto premiare un loro servo fedele, da tempo dedito, su loro ispirazione, alla poesia amorosa. Dapprima passatempo innocuo e solitario, o al massimo da condividere con pochi e scelti amici, la poesia bondiana, complice il prestigioso (e coraggioso) settimanale letterario Vanity Fair, è divenuta di pubblico dominio, facendo scoppiare un caso. Critici e lettori, stanchi di procellose avanguardie, di sperimentalismi di maniera e di manie di sperimentazione, hanno potuto finalmente cullarsi nella placida risacca del verso essenziale del Bondi, che affascina per la sua costruzione semplice e ispirata: sostantivo + aggettivo. E tutti, nel fresco e ripetuto sciacquio delle onde, si sono posti sull’Autore la stessa ferale domanda: “Ma Bondi, ci è o ci fa?”

Il Poeta, prendendo le distanze dall’impostazione tutta ideologica di Rodari, sposa la lezione di una maestra di letteratura per l’infanzia quale fu Cristina D’Avena. Egli non ha perso l’incanto con il quale un bambino guarda il mondo attraverso la sua quotidianità. E la quotidianità di Bondi è la politica, con le sue persone, gli amici, le donne, i valori della famiglia. La sua scelta stilistica, solo apparentemente ingenua, è al contrario pienamente consapevole: il verbo, l’avverbio, il pronome sono inutili complicazioni intellettualoidi. Il discorso poetico deve essere semplice come quello di un bambino, perché il Popolo è tale e ha diritto anch’esso di accostarsi alle alte vette della Poesia.

Non stupisce quindi che i pochi fortunati che hanno avuto modo di accedere alle sue ultime fatiche, ancora inedite, parlino di un’ulteriore evoluzione del Nostro verso il linguaggio dell’infanzia più precoce, per avvicinare larghi strati di popolazione che la scuola pubblica ha colpevolmente tenuto sulle soglie dell’analfabetismo poetico privilegiando l’indottrinamento ideologico. Così il lessico si ingrandisce assieme ai potenziali destinatari e abbonda di pappa, mamma, cacca, puci-puci, tata, nghé, papà, pupù e altri ripetuti balbettii in un programmatico rimbambimento semantico e metodologico. Siamo in fremente attesa di vedere l’inchiostro asciugarsi sulla carta.

Ma è tempo che il critico si faccia da parte e lasci la parola al Poeta.

Amici

Per le nozze di Elio Vito
Fra le tue braccia magico silenzio.
Fra le tue braccia intenerito ardore.
Fra le tue braccia campo di girasoli.
Fra le tue braccia sole dell’allegria.

A Giuliano Ferrara
Antro d’amore.
Rombo di luce.
Parole del sottosuolo.
Fiume di lava.
Ancora di salvezza.

A Walter Veltroni
Tenero padre,
madre dei miei sogni.
Anima ulcerata.
Figlio mio ritrovato.


video
A Fabrizio Cicchitto (la più famosa)
Viviamo insieme
questa irripetibile esperienza
con passione politica
autentica,
con animo casto
e con la sorpresa
dell’amicizia.
Ci mancheremo
quando verrà il tempo nuovo
e ci rispecchieremo finalmente
l’un nell’altro.
E ci mancherà
anche quello che non
abbiamo vissuto assieme
fra i banchi della scuola,
nell'adolescenza inquieta,
e nell'età in cui non si ama.
La mia fede
è la tenerezza dei tuoi sguardi.
La tua fede
è nelle parole che cerco.

Donne

Ad una misteriosa commessa della Camera
Dolente fulgore.
Mite regina.
Misteriosa malia.
Polvere di stelle.

A Michela Vittoria Brambilla
Ignara bellezza.
Rubata sensualità.
Fiore reclinato.
Peccato d’amore.

A Stefania Prestigiacomo
Luna indifferente.
Materna sensualità.
Velo trasparente.
Severo abbandono.

Ad Anna Finocchiaro
Nero sublime.
Lento abbandono.
Violento rosso.
Fugace ironia.
Bianco madreperla.
Intrepido mistero.

La famiglia

A Gabriella (la moglie)
Dolcissimo Padre.
Amore unico.
Corazza dello spirito.
Roccia di lava.
Anima fuggitiva.

A Francesco (il figlio)
Mi calmavi
fingendo di dormire.
Sembravi tranquillo,
ma ti asciugavi
le lacrime.
Padre di tuo papà,
come sarà
nel momento dell’addio

Il Salvatore

A Silvio
Vita assaporata.
Vita preceduta.
Vita inseguita.
Vita amata.
Vita vitale.
Vita ritrovata.
Vita splendente.
Vita disvelata.
Vita nova.

A Rosa Bossi in Berlusconi
Mani dello spirito.
Anima trasfusa.
Abbraccio d’amore
Madre di Dio.

A Veronica Lario in Berlusconi*
Bellezza del soccorso,
sensuale ironia,
vigore dell’amore,
intrepida solitudine.

*Sembra che quest’ultima opera sia stata rinnegata dall’Autore, che ieri ha affermato di non averla mai scritta. Si tratterebbe invece di un perfido falso architettato da Asor Rosa. Il Bondi si è affrettato a divulgare il testo originale, che riporto in anteprima:

A Miriam Raffaella Bartolini
Infamia dell’indifferenza,
banale seriosità,
morbo della malevolenza,
pavida Unità.

http://keespopinga.blogspot.com/2009/05/la-poesia-di-sandro-bondi.html

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