sabato 26 febbraio 2011

Il Milleproroghe salva la Scala e l’Arena di Verona. Ma non la Fenice di Venezia



Il governo stacca due assegni da tre milioni di euro ai due teatri. Non un euro per l'ente lirico veneziano. Il motivo? La città è amministrata dal centrosinistra

Questione di colore. Senza nessuna logica apparente, il governo, attraverso il decreto Milleproroghe, ha staccato un assegno da tre milioni di euro all’Arena di Verona e altrettanti alla Scala di Milano. Soldi arrivati grazie a equilibri politici. Verona, marchiata Lega Nord, e Milano saldamente in mano al Pdl. Così le fondazioni della lirica guidate dai rispettivi sindaci, Flavio Tosi e Letizia Moratti, portano a casa i soldi che sono stati negati a tutti gli altri teatri italiani.

Ne avrebbe avuto meno diritto la Fenice di Venezia? No, probabilmente. Ma Venezia ha scelto Giorgio Orsoni e la sinistra. Quanto basta per essere esclusa. Lo ammette candidamente Paola Goisis, deputata padovana e responsabile cultura del Carroccio: “L’accordo l’ha portato avanti la Lega. Dunque a noi la scelta. E siccome abbiamo più voti a Verona abbiamo scelto di escludere Venezia”.

La decisione che ha mandato il capoluogo veneto su tutte le furie. La città e la Fenice sono due simboli della cultura, ma la richiesta di essere inseriti nel Milleproroghe non è stata neanche presa in considerazione. L’epilogo? Il caos: Orsoni che se la prende col ministro Renato Brunetta, colpevole di “disinteressarsi della sua città”, Brunetta che replica al sindaco “incapace di tenere sotto controllo i conti della Fenice” e Tosi che sorpassa tutti e propone per Verona una tassa sul turismo che andrebbe a finanziare ulteriormente l’Arena inimicandosi albergatori e Confommercio.

Ma andiamo con ordine. Il primo grido d’allarme era stato proprio Tosi a lanciarlo. Perdere l’Arena e la stagione lirica avrebbe voluto dire segnare inesorabilmente il suo mandato. Così si era messo a girare per le stanze ministeriali della “Roma ladrona” in cerca di quei soldi negati al Fondo unico per lo Spettacolo. Prima un tentativo con Giulio Tremonti, andato inesorabilmente a vuoto, poi la richiesta d’intervento del “mediatore” Roberto Calderoli, infine la minaccia di guidare una crociata contro i vertici del Carroccio se non avessero costretto il governo e l’amico Giulio a mettere mano al portafogli. Quando Tosi l’ha messa sulle dure Roma ha ceduto. Ok a tre milioni una tantum, purché lo stesso trattamento venisse riservato alla Scala che, nel consiglio d’amministrazione, annovera personaggi più influenti e vicini a Berlusconi, tipo Bruno Ermolli, giusto per fare un nome.

La notizia ha fatto venire un attacco di bile a Orsoni, presidente della fondazione lirica della Fenice e sindaco di Venezia. “Quando serve, Venezia è il palcoscenico mondiale, tutti ne parlano riempiendosi la bocca – ha denunciato dalle colonne del Corriere della Sera – poi, al momento buono, la Fenice resta all’asciutto; mentre l’Arena, retta da Flavio Tosi, sindaco leghista, si prende i quattrini. La prossima volta, Bossi non venga in laguna a festeggiare la Padania, vada piuttosto a Verona. L’Arena è vero, è un’istituzione conosciuta nel mondo, soprattutto per l’impatto popolare e per la scenografia. Se, però, parliamo di qualità dell’opera lirica, si trova a mille miglia di distanza dalla Fenice. Che, tra l’altro, nulla ha da invidiare alla Scala di Milano”. Poi il bersaglio principale, il ministro Brunetta. “In campagna elettorale ha promesso mari e monti, poi non ha fatto niente per la sua città”.

Brunetta, da parte sua, ha risposto per le rime: “Avesse tenuto i conti in ordine non saremmo a questo punto. Poi il sindaco è male informato: i suoi colleghi di partito sapevano che, viste le condizioni in cui si trova la fondazione che presiede, non avrebbe avuto diritto a nessun finanziamento”.

Polemica finita? Il sindaco di Verona ha detto sì alla tassa di soggiorno, sulle orme di quanto fatto a Roma, con l’idea di girare i ricavi all’Arena. Ma ha trovato subito il niet del presidente degli albergatori di Confindustria della sua città, Gianni Zenatello. “Improponibile chiedere ai turisti di pagare prezzi maggiorati, a Verona si arriva per piacere, non è una tappa obbligata come Roma. Gli unici a rimetterci sarebbe gli albergatori”. Tosi però non si è scoraggiato e ha promesso di calibrare la cifra a seconda della struttura ricettiva: pochi centesimi per un bed & breakfast, 5 euro per gli hotel di lusso. In questo modo non sarebbe penalizzato nessuno, dice lui. Immediatamente smentito dalle associazioni di categoria che, conti alla mano, hanno spiegato al sindaco che la sua operazione metterebbe in ginocchio gli albergatori, alla fine del ciclo gli unici veri tartassati.

Per ora il capitolo si chiude. Verona e Milano in qualche modo pareggeranno i conti. La Fenice vedrà un tabellone ridotto e il serio rischio di chiudere per mancanza di soldi. Ma soprattutto perché governano Pdl e Lega e hanno trovato un modo, tutto loro, per far capire alle città del centrosinistra che conviene cambiare opinione.

http://www.ilfattoquotidiano.it

mercoledì 23 febbraio 2011

Tagli Fus, l'annuncio di Cagli "Se il milleproroghe passa, mi dimetto"


Il sovrintendente dell'Accademia di Santa Cecilia convoca la stampa per annunciare le dimissioni, se verranno confermati i pesanti tagli al Fus, e le dotazioni eccezionali solo per la Scala, l'Arena di Verona e la Fondazione Verdi

di ROSARIA AMATO


C'è ancora caos sul milleproroghe, dopo lo stop del presidente della Repubblica Napolitano, ma il sovrintendente dell'Accademia di Santa Cecilia Bruno Cagli non ha dubbi: "Se i tagli allo spettacolo passeranno così come sono nel decreto milleproroghe, rassegnerò le mie dimissioni da presidente sovrintendente dell'Accademia di Santa Cecilia. E spero che i sovrintendenti di altre Fondazioni facciano altrettanto". Cagli, nel corso di un incontro con la stampa, ha ribadito di "non volersi fare complice della dismissione culturale in corso".

I sovrintendenti delle 14 fondazioni lirico-sinfoniche italiane si aspettavano nel milleproroghe un cospicuo reintegro del Fus, il Fondo Unico per lo spettacolo, che è stato fortemente decurtato dai tagli al bilancio, passando dai 410 milioni dello scorso anno ad appena 258. Ma nel decreto alla fine non c'è stato alcun reintegro: sono stati stanziati 15 milioni in più, pochissimo. Soprattutto, però, ha ricordato oggi Cagli, sono state previste "partite straordinarie di 3 milioni di euro ciascuna", per la Scala, l'Arena di Verona e la Fondazione Verdi. Alle due fondazioni di Roma, Santa Cecilia e il Teatro dell'Opera, non è andato nulla.

Santa Cecilia ha perso pertanto "5 milioni di euro rispetto al 2009". "I criteri di assegnazione -ha precisato il sovrintendente- prevedono solo gli introiti da biglietteria. Molte delle nostre entrate non vengono dalla biglietteria, ma dai programmi di sala, dalle tournèe, dai contributi dei privati cittadini. Ma anche da situazioni analoghe a quella del 16 marzo, quando faremo tre concerti per l'Unità d'Italia dove certo non prevediamo la vendita di biglietti ma incassiamo per la nostra prestazione. Che significa questo? Significa volere favorire quelle Fondazioni che questi introiti non li hanno e che, paradossalmente, sono meno virtuose di noi".

E ha aggiunto: "Impugneremo il decreto Milleproroghe, se dovesse passare così. Abbiamo raccolto un parere giuridico secondo il quale alcuni dettati del testo sono in contraddizione con la legge Bondi e sono contestabili proprio sul piano giuridico".

"Noi non possiamo ridurre il numero di concerti -ha spiegato Cagli- perchè il nostro bilancio, per il 50%, si basa sui nostri introiti e se tagliamo i concerti, che quasi sempre fanno registrare il 'tutto esaurito', riduciamo drasticamente le entrate dal botteghino e dagli sponsor. Inoltre abbiamo raggiunto standard di qualità elevatissimi, riconosciuti a livello internazionale (la stampa inglese colloca l'orchestra di Santa Cecilia tra le dieci migliori al mondo, ndr), anche grazie al nostro direttore Antonio Pappano, che tutti ci invidiano e corteggiano e che ha un contratto con noi fino al 2013. Contratto che contiamo di rinnovare".

Eppure, se i tagli verranno confermati, la prospettiva è proprio questa: si dovrà ridurre drasticamente la produzione concertica, sottolinea Cagli, "e rinunciare agli standard di qualità raggiunti negli ultimi anni". Senza contare le attività collaterali: l'Accademia sarà costretta a "chiudere la Bibliomediateca, che è la prima biblioteca musicale di Roma con criteri di consultazione moderni cui la gente accede da tutto il mondo, e il Museo degli strumenti musicali. Poi dovremmo sciogliere la JuniOrchestra e il Coro di voci bianche, che coinvolgono quasi 600 bambini e adolescenti". Prospettive analoghe per il Teatro dell'Opera.

Cagli infine ha lanciato l'allarme lavoratori: "Sembra che a nessuno interessi che nel settore ci sono 5.000 lavoratori a rischio. Non ci sarà solo la Fiat in Italia! E anche a Santa Cecilia, se non ci saranno segnali di reintegro dei finanziamenti, gli stipendi sono a rischio. E dire che nel Milleproroghe ci sono provvedimenti che fanno incassare ben altro che i 160 milioni mancanti del Fus. Solo la sanatoria sulle affissioni dei manifesti ne porta ben 80".

http://roma.repubblica.it

martedì 22 febbraio 2011

Milleproroghe, “rilievi” di Napolitano La Camera sospende la discussione


Il Presidente: eluso il vaglio preventivo, il decreto contrasta con la Costituzione. Il governo pensa a maxiemendamento


ROMA - Il decreto legge milleproroghe per la sua eterogeneità si pone in contrasto con quanto prevede in tal senso la Costituzione. E' quanto richiama il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in una lettera inviata ai presidenti dei due rami del Parlamento Renato Schifani e Gianfranco Fini e al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, nella quale appunta la sua attenzione su «ampiezza ed eterogeneità delle modifiche fin qui apportate nel corso del procedimento di conversione al testo originario del decreto-legge cosiddetto milleproroghe».

Il Capo dello Stato, nel ricordare «i rilievi ripetutamente espressi fin dall'inizio del suo settennato», ha messo in evidenza che «la prassi irrituale con cui si introducono nei decreti-legge disposizioni non strettamente attinenti al loro oggetto si pone in contrasto con puntuali norme della Costituzione, delle leggi e dei regolamenti parlamentari, eludendo il vaglio preventivo spettante al Capo dello Stato in sede di emanazione dei decreti-legge».

Il premier ha fatto sapere di concordare con le osservazioni del Colle. Silvio Berlusconi è stato ricevuto nel pomeriggio dal presidente Napolitano al Quirinale con il sottosegretario Gianni Letta. Il Presidente del Consiglio ha convenuto sulle osservazioni di metodo formulate dal nella lettera oggi inviata a lui e ai Presidenti delle Camere in materia di decretazione d'urgenza. Lo rende noto un comunicato del Quirinale diffuso al termine dell'incontro di questo pomeriggio.

La lettera del Presidente all'esame dei capigruppo della Camera. La conferenza dei capigruppo della Camera, che si è riunita da poco, sta valutando la lettera al govenro del Presidente della Repubblica con i rilievi al decreto legge milleproroghe. Lo ha reso noto all'Assemblea il vicepresidente di turno, Rocco Buttiglione, rispondendo a deputati che gli chiedevano di aprire un dibattito sulle osservazioni del Capo dello Stato.

Dopo l'esame della lettera, sospesa la discussione sul decreto. L'esame del decreto milleproroghe è sospeso dopo i rilievi del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. È frutto dell'accordo raggiunto nella Conferenza dei capigruppo di Montecitorio.

È molto probabile che il governo presenti al più presto un maxiemendamento che riproponga il testo originario del decreto milleproroghe. È questa una delle soluzioni, che prospettano fonti autorevoli della maggioranza, per uscire dall'impasse che si sarebbe creata dopo la lettera del Capo dello Stato nella quale si sostiene che il provvedimento sarebbe stato trasformato al Senato in una sorta di nuova finanziaria. E sul nuovo maxiemendamento è probabile che si chieda il voto di fiducia.

Franceschini: ineccepibile durezza del Colle. «In Aula ci siamo impegnati a non commentare la lettera del Capo dello Stato per non trascinarlo nel dibattito politico. Credo che sia una lettera di ineccepibile durezza e richiama ai principi costituzionali che giustificano i decreti e le loro modifiche». Così il capogruppo Pd Dario Franceschini. «Se dalla maggioranza - osserva Franceschini - c’è la volontà di accogliere i richiami del Colle, da parte nostra, senza cambiare il giudizio di merito, si potrebbe approvare in fretta il decreto. Altrimenti useremo tutti i mezzi a disposizione».

Di Pietro: Milleproroghe serve a distribuire mance. «È vergognoso il teatrino offerto da governo e maggioranza, sono gli ultimi colpi di coda del regime. Il Milleproroghe è un provvedimento incostituzionale, così come ha rilevato anche il Capo dello Stato, e serve soltanto a dare mance a destra e a sinistra, a seconda di chi ha deciso di svendersi a questo governo». Lo ha affermato in una nota il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro.

«Lo considero abbastanza amico». Così il leader della lega Umberto Bossi replica ai cronisti che gli chiedono del rapporto con il capo dello Stato anche alla luce di quanto accaduto sul milleproroghe. Per quanto riguarda il provvedimento, Bossi si dice comunque tranquillo: «questa - osserva - è l'ultima volta, ma passa».

http://www.ilmessaggero.it

lunedì 21 febbraio 2011

I tagli alla cultura? Il governo ci paga i condoni per i manifesti abusivi


1,7 miliardi di euro. Qualcuno è in grado di calcolare quante mostre, gestioni di musei, programmi teatrali, interventi archeologici ci si farebbero in un anno? Beh, se anche vi togliete lo sfizio di fare il calcolo, poi rimettetevi il foglietto in tasca. Perché? Perchè quella cifra, dal famigerato decreto milleproroghe, esce sì fuori, ma non per finanziare questi né altri progetti culturali.
Quella cifra, ripetiamo: 1,7 miliardi di euro, è infatti il costo che - stando ad un’autorità indiscussa in materia come Sergio Rizzo del Corriere della Sera - avrà, in termini di mancata riscossione delle contravvenzioni, il condono accordato per gli abusi nelle pubbliche affissioni. In altre parole: il governo massacra la cultura italiana per condonare le multe agli appiccicatori abusivi. E indovinate un po’ chi sono i maggiori responsabili di queste infrazioni, e quindi i maggiori beneficiati dal condono? Ma guarda un po’, i partiti politici.
Al miliardo e sette vanno poi aggiunti i costi per le pulizie, alcune centinaia di milioni in tutta italia. E poi i costi intrinseci in termini di perdita di flussi turistici, specie di turismo culturale, quello a maggior valore aggiunto. Il totale si approssima ai 3 miliardi di euro. Come dire uno 0,2 di pil sacrificato alla violenza ed al cattivo gusto dei partiti ed al racket criminale degli attacchini…

[exibart]

http://www.exibart.com


Tagli alla Fenice, l’ira di Orsoni: meritiamo di più dell’Arena


MILANO — Povera cultura. «Se tagli e finanziamenti si decidono, in tutta evidenza, non secondo la qualità e il rilievo dell’istituzione ma in base alla forza dei partiti che comandano, e perfino al numero dei voti, proprio non ci siamo. Quando serve, Venezia è il palcoscenico mondiale, tutti ne parlano riempiendosi la bocca — dice il sindaco Giorgio Orsoni — poi, almomento buono, la Fenice resta all’asciutto; mentre l’Arena, retta da Flavio Tosi, sindaco leghista, si prende i quattrini. Sa che le dico? La prossima volta, Bossi non venga in laguna a festeggiare la Padania, vada piuttosto a Verona» . Ironia amara, questa del primo cittadino della Serenissima. Orsoni è uomo pacato, riflessivo, insomma non un tipo da piazzate. Ma oggi è amareggiato, anzi indignato. Non è un piagnisteo il suo, l’eterno lamento di Venezia l’incompresa contro Roma che stringe i cordoni della borsa.

Certo, ce l’ha con il decreto Milleproroghe che ha escluso il Gran Teatro la Fenice dai finanziamenti destinati alle Fondazioni lirico-sinfoniche («3 milioni di euro ci avrebbero permesso di chiudere il bilancio in pareggio» ) ma esprime forte delusione anche per l’indifferenza di altre istituzioni, sempre pronte a indignarsi. «Su questa vicenda, invece, non hanno mosso un dito» . A chi allude, sindaco? «Al Fai, per esempio. Il Fondo per l’Ambiente Italiano, che ha sollevato un polverone per i manifesti pubblicitari sui palazzi del centro storico, gridando allo scempio, ora tace. Mi permetto di far notare che se si ha a cuore Venezia, non si può essere insensibili alla sorte del suo Teatro» . Qualcun altro avrebbe dovuto alzare la voce? «Certo. Penso ai vari Comitati per la salvaguardia di Venezia, che svolgono una funzione meritoria nella cura dei monumenti della città. Penso ai politici veneziani di ogni schieramento. E qui debbo ammettere che alcuni esponenti del Pdl si sono spesi in favore della Fenice» . I nomi. «Il ministro Giancarlo Galan, Nereo Laroni, Carlo Alberto Tesserin. Ha deluso invece il ministro Renato Brunetta, già mio avversario in campagna elettorale, che promise mari e monti alla città. Beh, anche il ministro per i Beni Culturali, Sandro Bondi, non ha battuto un colpo. E dire che ci siamo visti di recente, con tante rassicurazioni da parte sua» .

E i politici del centrosinistra? «Mi risulta che soltanto il senatore Felice Casson abbia proposto un emendamento al testo del Milleproroghe, in favore di Venezia. Respinto» . Torniamo al punto: quando la coperta è corta, qualcuno ci rimette. Arena e Fenice sono le istituzioni liriche più importanti del Veneto. Promossa la prima, bocciata la seconda. Al netto della discriminazione politica, lei, ci par di capire, sostiene la superiorità culturale della Fenice. «Chiariamo: l’Arena è un’istituzione conosciuta nel mondo, soprattutto per l’impatto popolare che ha. Per lo spettacolo scenico. Se, però, parliamo di qualità dell’opera lirica, si trova a mille miglia di distanza dalla Fenice. Che, tra l’altro, nulla ha da invidiare alla Scala di Milano» . Conclusione? «Guardando al merito, nel gioco delle esclusioni — che, certo, non è un bel gioco— dovrebbe perdere Verona, non Venezia» . Tagliati i fondi, che cosa la preoccupa di più? «Si era già programmato per il 2012 un Festival della Lirica, che avrebbe attirato turismo di qualità; ma se il bilancio andrà in rosso, non vedo prospettive» .

Marisa Fumagalli
21 febbraio 2011

http://corrieredelveneto.corriere.it

sabato 19 febbraio 2011

Bondi lascia a secco lirica e spettacolo di l.d.f.

Alla Scala di Milano e alla Arena di Verona arriva un contentino, ma per il resto delle fondazioni liriche e dello spettacolo italiano la partita del “Mille proroghe” si chiude malissimo. Il reintegro, più volte promesso dal ministro Bondi, degli oltre 100 milioni di euro tagliati dalla finanziaria 2011 (ribattezzata legge di stabilità), si attesta appena a 15 milioni per la lirica di qualità –Maggio Musicale, Regio di Torino, Santa Cecilia, Comunale di Bologna e così via. Una mancia lanciata con disprezzo sotto il tavolo.

L’imbarazzo è palpabile e con apposito emendamento la Lega ha sentito l’esigenza di concedere, extra, 3 milioni di euro sia all’Arena di Verona che alla Scala, con il duplice risultato di non risolvere i problemi e, privilegiando i ricchi, creare ulteriore malcontento. Lascia molto perplessi la situazione della Fondazione veronese, che con la stagione estiva all’Arena, solo teatro al mondo con 20 mila posti, è l’unica a poter contare su cospicue entrate di botteghino per coprire i costi. A ciò s’aggiunga che malgrado l’indotto portato alla città in estate, il comune e gli imprenditori veronesi investono pochissimo nell’Arena, preferendo far pagare il conto agli altri, con l’aiuto della Lega.

Di fronte al crollo verticale dei fondi per la cultura – si pensi che il ministero dei beni e delle attività culturali con il governo Prodi nel 2006 assorbiva 0,30% del bilancio dello Stato, e nel 2011 dovrebbe scendere appena allo 0,16% –, l’unica iniziativa che è arrivata dal governo è quella di tassare gli spettatori dei cinema: un euro in più a biglietto. Ma anche qui ci sono figli e figliastri, infatti questa nuova tassa imposta dal governo Berlusconi esclude le sale parrocchiali, e i maligni sussurrano si tratti del primo acconto per un’indulgenza ma, come sottolinea sconcertato il senatore del Pd Vincenzo Vita, vicepresidente della commissione Cultura, «l'esclusione delle sale ecclesiali e religiose non salverà l’anima ai proponenti».

http://www.unita.it/italia/bondi-lascia-a-secco-lirica-e-spettacolo-i-di-l-d-f-i-1.271548

Bondi, condivido preoccupazione su FUS

“Condivido pienamente – dichiara il Ministro per i Beni e le Attività Culturali, Sandro Bondi - la preoccupazione espressa da più parti riguardo la situazione del Fondo Unico per lo Spettacolo. Il primo risultato raggiunto con l’approvazione in Senato del decreto Milleproroghe, che ha reintrodotto fino al 2013 gli incentivi fiscali per il cinema e portato alcune indispensabili risorse alla lirica, è i massimo che è stato possibile ottenere nell’attuale congiuntura economica. Sarà necessario tuttavia continuare a sollevare in sede di Governo la necessità di non limitarsi a questi primi, importanti provvedimenti, ma di porre il settore dello spettacolo nelle condizioni di poter operare proficuamente. Al grande impegno profuso nella riforma delle fondazioni lirico sinfoniche, ad esempio, non può non corrispondere infatti un analogo sforzo per ripristinare un’adeguata dotazione del FUS. In caso contrario, il rischio è quello di svilire la lirica italiana dopo averla coraggiosamente riformata”.



Roma, 18 febbraio 2011

Ufficio Stampa MiBAC

MILLECHE?

Il provvedimento, che ora passa alla Camera dei Deputati per il via libera finale, è stato licenziato con 158 sì, 4 astenuti e 136 voti contrari.

Milleproroghe


Art. 1 comma:

12-nonies. L’autorizzazione di spesa di cui all’art. 15, primo comma, della legge 30 aprile 1985, n. 163, è integrata per l’anno 2011 di 15 milioni di euro per le esigenze degli enti di cui all’articolo 1 comma 1, del decreto legge 30 aprile 2010, n. 64, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 giugno 2010, n. 100, con esclusione di quelli di cui al comma 16-quinquies del presente articolo. Al relativo onere si provvede a valere sulle risorse rinvenienti dal comma 12-septies, secondo periodo.


16-ter. Fino al 31 dicembre 2011 è prorogato il finanziamento a favore della Fondazione orchestra sinfonica e coro sinfonico di Milano Giuseppe Verdi, con autorizzazione di spesa pari a 3 milioni di euro.


16-quinquies. Al fine di assicurare la prosecuzione delle relative attività esercitate, per l'anno 2011 è riconosciuto un contributo di 3 milioni di euro per ciascuna delle fondazioni lirico-sinfoniche, di cui all'articolo 1 comma 1, lettera f), del decreto-legge 30 aprile 2010, n. 64, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 giugno 2010, n. 100, che hanno avuto un'incidenza dei costo del personale non superiore, nell'ultimo bilancio approvato, ad un rapporto 2 a 1 rispetto all'ammontare dei ricavi da biglietteria e che hanno avuto ricavi provenienti dalla biglietteria, non inferiori, nell'ultimo bilancio approvato, al 70 per cento dell'ammontare del contributo statale. Al fine di compensare gli oneri derivanti dall’attuazione dei commi 16-ter, 16-quater e 16-quinquies, primo periodo, pari rispettivamente a 3 milioni di euro, 4,5 milioni di euro e 6 milioni di euro per l’anno 2011, le risorse di cui all’articolo 1 comma 14 del decreto legge 3 ottobre 2006, n. 262, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n. 286, non utilizzate al 31 dicembre 2010 sono mantenute in bilancio. Le predette risorse sono versate all’entrata del bilancio dello Stato, quanto a euro 13,5 milioni, per la copertura degli oneri di cui ai commi 16-ter, 16-quater e 16-quinquies, primo periodo, e per la parte residua per essere rassegnate, nell’anno 2011, al fondo per interventi strutturali di politica economica, di cui all’articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.

DL 64 convertito con DDL n.2150 il 29.6.2010

TESTO FINALE APPROVATO DAL SENATO



Articolo 1.

(Disposizioni per il riordino del settore lirico-sinfonico)



1. Con uno o più regolamenti da adottarsi ai sensi dell’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro per i beni e le attività culturali, il Governo provvede alla revisione dell’attuale assetto ordinamentale e organizzativo delle fondazioni lirico-sinfoniche di cui al decreto legislativo 29 giugno 1996, n. 367, e successive modificazioni, e di cui alla legge 11 novembre 2003, n. 310, anche modificando le disposizioni legislative vigenti, attenendosi ai seguenti criteri:

f) eventuale previsione di forme organizzative speciali per le fondazioni lirico-sinfoniche in relazione alla loro peculiarità, alla loro assoluta rilevanza internazionale, alle loro eccezionali capacità produttive, per rilevanti ricavi propri o per il significativo e continuativo apporto finanziario di soggetti privati, con attribuzione al Ministro per i beni e le attività culturali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, del potere di approvazione dello statuto e delle relative modifiche. Lo statuto di ciascuna delle predette fondazioni prevede, tra l’altro, che l’erogazione del contributo statale avvenga sulla base di programmi di attività triennali in ragione di una percentuale minima prestabilita a valere sul Fondo unico dello spettacolo di cui alla legge 30 aprile 1985, n. 163, con verifica successiva dei programmi da parte del Ministero per i beni e le attività culturali. Lo statuto dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia prevede la presenza del presidente-sovrintendente e della componente del corpo accademico, eletti direttamente dall'assemblea degli accademici. Il Ministero dell’economia e delle finanze è sentito per le materie di sua specifica competenza.


venerdì 4 febbraio 2011

Scala, i ritardi bloccano i finanziamenti


Milano, 3 febbraio 2011 - Il Milleproroghe continua a slittare. Rinvii a catena, incertezza sui tempi di approvazione, sedute sconvocate per dare la precedenza al federalismo fiscale. Ieri, ad esempio, era in programma una riunione della Commissione Bilancio del Senato per verificare la copertura finanziaria degli emendamenti al decreto-legge: saltata, se ne riparla stamattina alle 9. E così anche le modifiche che riguardano la Scala e il possibile reintegro dei fondi statali tagliati a luglio si bloccano nelle sabbie mobili di Palazzo Madama.

Al momento, resta in piedi la proposta avanzata dalla Lega Nord, che chiede un finanziamento di dieci milioni di euro a testa per il Piermarini e per l’Arena di Verona. E ancora, l’emendamento del pidiellino Cosimo Latronico, che prevede uno stanziamento di tre milioni per i due enti lirici più virtuosi, cioè Scala e Santa Cecilia di Roma. Su queste proposte, c’è da registrare la freddezza della dirigenza scaligera. O meglio, in pochi credono che provvedimenti così onerosi possano ottenere il placet della Commissione Bilancio. D’altro canto, secondo il resoconto della Commissione Affari Costituzionali, che l’altro giorno ha esaminato l’ammissibilità delle richieste, sono stati invece cassati due emendamenti simili, che volevano introdurre un reintegro per le fondazioni sinfoniche pari a 35 milioni di euro e un ulteriore contributo per il 2011, allargato a tutti i settori dello spettacolo, di 150 milioni.

In realtà, è proprio su quest’ultima ipotesi che puntavano i piani alti di via Filodrammatici: del fondo aggiuntivo 2010 per i tredici enti lirici, alla Scala sarebbe spettato il 14,5%, cioè la stessa percentuale assegnata dal Fus. Euro più euro meno, sarebbero cinque milioni. Giusto quelli che servono per chiudere il bilancio in pareggio e poter pagare così l’ultima tranche di integrativo aziendale ai lavoratori. Senza dimenticare l’importanza dei 150 milioni per il 2011, che riporterebbero il Fondo unico per lo spettacolo ai livelli dell’anno scorso: 408 milioni di euro. Esattamente, la richiesta fatta dagli operatori del settore. Non è da escludere che sia proprio il ministro per i Beni Culturali, Sandro Bondi, a presentare l’emendamento decisivo per salvare capra e cavoli. Con l’avallo del Ministero del Tesoro: «È l’ultima volta che vi aiutiamo - l’avvertimento di piazza XX Settembre -. Dal 2012 la musica cambia». Al mondo dello spettacolo italiano, da sempre abituato giocoforza a pensare al presente, basterebbe eccome.

di Nicola Palma

http://www.ilgiorno.it

Scala in rosso, in arrivo tredici milioni dal Milleproroghe


Milano, 2 febbraio 2011 - Il futuro della Scala legato a due emendamenti del Milleproroghe. E se tutto dovesse andare per il verso giusto, potrebbero arrivare ben tredici milioni di euro nelle casse di via Filodrammatici. Troppa grazia, penserà il sovrintendente Stéphane Lissner, visto che ne bastano solo cinque per chiudere il bilancio in pareggio per il quinto anno consecutivo. Le misure salva- Piermarini sono state presentate come modifiche al decreto-legge in discussione alle Commissioni Affari Costituzionali e Bilancio del Senato rispettivamente dalla Lega Nord (Bricolo, Bodega, Garavaglia, Vaccari, Valli) e dal Popolo della Libertà (Latronico). La prima, quella più sostanziosa, stabilisce uno stanziamento di dieci milioni di euro per la Scala di Milano e per l’Arena di Verona: prorogato fino al 31 dicembre 2011 un fondo risalente alla Finanziaria di dieci anni fa.

«Ora però bisogna aspettare gli ulteriori passaggi parlamentari», fa sapere Lorenzo Bodega, segretario lumbard della Commissione Affari Costituzionali. La seconda richiesta, invece, prevede che «al fine di assicurare la prosecuzione delle relative attività esercitate per l’anno 2011 è riconosciuto, per ciascuna delle fondazioni lirico-sinfoniche, di forme organizzative speciali, un contributo di tre milioni di euro». Tradotto dal burocratese, sei milioni da dividere in parti uguali tra Piermarini e Santa Cecilia di Roma, gli unici due enti che rispondono agli stringenti criteri sanciti dalla legge di riforma delle tredici fondazioni liriche. Presto, però, per cantar vittoria. I due emendamenti hanno superato solo l’esame di ammissibilità della Commissione Affari Costituzionali: ora dovranno evitare la scure della Commissione Bilancio, chiamata a verificare la copertura finanziaria dei provvedimenti urgenti; quindi, l’arrivo in Aula, previsto per l’8 febbraio.

«Domani sera (stasera, ndr) - chiosa il relatore Gilberto Pichetto Fratin (Pdl) - sapremo complessivamente quanti saranno gli emendamenti da votare». Ieri la I Commissione di Palazzo Madama ha sforbiciato circa un terzo delle modifiche chieste dai parlamentari: ben 542 proposte su 1.500 sono state giudicate «estranee alla materia». Tra queste, tre avrebbero potuto favorire anche la Scala. Rispedito al mittente l’emendamento che chiedeva due milioni di euro a testa per le istituzioni musicali più virtuose (leggi ancora Piermarini e Santa Cecilia); bocciato anche quello che prevedeva un reintegro del Fus 2011 di 35 milioni di euro solo per gli enti lirici. Ha incassato il no, infine, l’emendamento della senatrice Bonfrisco (Pdl), che voleva rimpinguare il Fus 2010 con 30 milioni di euro.

di Nicola Palma

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Lirica: tre emendamenti della Lega Nord al Milleproroghe per le fondazioni

ROMA - 1 FEBBRAIO 2011 - Tre emendamenti sul Fondo unico dello Spettacolo al decreto Milleproroghe sono stati presentati dalla Lega Nord.Tutti riguardano il 2010 e le fondazioni liriche. Gli emendamenti sono ora all'esame della commissione Bilancio del Senato che deve valutarne l'ammissibilità e la copertura economica. E' probabile che si sappia qualcosa di più preciso sull'esito mercoledì sera.

Uno degli emendamenti prevede il reintegro di circa 30 milioni di euro del Fus nella parte che riguarda le fondazioni liriche e poi "due distinti – ha spiegato Lorenzo Bodega, segretario della commissione Affari istituzionali - di 10 milioni ciascuno per la Scala di Milano e per l'Arena di Verona (foto)".

Resta da vedere se passeranno. "Noi ce la mettiamo tutta - ha aggiunto Bodega -. Abbiamo pensato alle risorse per le fondazioni musicali perché sono state interessate da restrizioni economiche e alla Lega è caro il concetto di cultura".

La Scala farà un punto della situazione il 7 febbraio, giorno per cui è convocata una riunione del CdA.

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domenica 9 gennaio 2011

Teatri: tagli proteste e valzer degli incarichi. Va in scena il disagio


ROMA - 7 GENNAIO 2011 - "Teatri d'Italia, viaggio nel disagio: tagli, proteste e valzer degli incarichi" è il titolo di un articolo di Rita Sala che riproduciamo dal sito ilmessaggero.it:: "Si va avanti comunque, a testa bassa. Ma i Teatri Stabili pubblici e le Fondazioni Liriche, ovvero due settori importantissimi della Cultura italiana, vivono un momento davvero difficile. Inquietudini e proteste delle masse artistiche e dei lavoratori dipendenti, tentativi di cambiamento, una riforma (per le Fondazioni Liriche) a lungo dibattuta che stenta a decollare. Senza contare i pesanti tagli ai finanziamenti, l’inerzia degli invero poco incentivati sponsor privati, l’incertezza della programmazione a lungo termine e il valzer degli incarichi".

"E’ di poche ore fa l’ennesimo sommovimento: al San Carlo di Napoli (foto), il consulente artistico, Sergio Segalini,“reclutato” solo pochi mesi fa dal sovrintendente del Massimo napoletano, Rosanna Purchia (per la cronaca, anche il “Comunale” di Firenze è guidato da una donna, Francesca Colombo) con un contratto di collaborazione, è stato sollevato dal suo compito. «Non tutti i matrimoni sono felici - dichiara al proposito il commissario straordinario del San Carlo, Salvatore Nastasi -. Del resto, il maestro Segalini non era il direttore artistico del Teatro, bensì un consulente. Al quale non è stato rinnovato il contratto».

Napoli senza pace. Recentissimo il terremoto che ha sollevato Andrea De Rosa dal proprio incarico di direttore del “Mercadante” (lo Stabile di prosa). Al giovane regista restavano ancora tre anni di contratto. Al suo posto, il Cda partenopeo ha nominato Luca De Fusco, già direttore dello Stabile del Veneto (per nove anni) e a lungo menzionato fra i papabili alla direzione del Teatro di Roma. Lo Stabile capitolino è invece stato affidato, di recente, a Franco Scaglia e Gabriele Lavia, rispettivamente direttore e presidente. Tornando al “Mercadante: la motivazione dell’avvicendamento del direttore è stata fatta risalire alla necessità «di migliorare il rapporto tra autofinanziamento e contributi pubblici, data la tendenziale contrazione di questi ultimi per effetto della grave situazione economica in atto».

Una novità di rilievo si registra a Trieste, dove Fondazione Lirica e Stabile di prosa sono stati affidati a un unico responsabile, Antonio Calenda. Il regista, già direttore del “Rossetti”, opererà anche come sovrintendente del “Verdi” per ottimizzare i costi, le risorse, gli investimenti.

Vita grama per il “Carlo Felice” di Genova. La Fondazione Lirica viaggia a scartamento ridotto e sta vivendo, nella difficoltà di denari che non arrivano e ricorsi alla cassa integrazione, una ministagione d’opera, appena cominciata con La Traviata di Verdi.

Il “Comunale” di Bologna (gloriosa Fondazione Lirica felsinea) ha riunito gli incarichi di sovrintendente e direttore artistico nella persona del compositore Marco Tutino. Il quale, tuttavia, attende di passare il suo mandato a un nuovo sovrintendente, che verrà scelto tramite un bando. Cariche unificate, del resto, anche alla Scala di Milano, dove il francese Stéphane Lissner è, dal 2005, responsabile sia artistico sia gestionale della Fondazione Lirica.

A Roma, le cariche direttive della Fondazione Lirica sono invece regolarmente ricoperte: c’è il sovrintendente, Catello De Martino, e c’è il direttore artistico, Alessio Vlad. La nuova stagione è partita meravigliosamente bene: il Moïse et Pharaon di Rossini diretto da Riccardo Muti ha non solo galvanizzato orchestra, coro e corpo di ballo, ma attirato sull’Opera l’attenzione internazionale. Al maestro si guarda lo si è scritto più volte, ma sembra il modo migliore per definire il prezioso lavoro di crescita che Muti sta facendo compiere al teatro come a un “invitato speciale”. Che fra poco più di un mese inizierà le prove del suo quarto titolo lirico a Roma, il Nabucco. Il capolavoro di Verdi non solo celebra i 150 anni dell’Unità d’Italia, ma crea l’attesa di un ulteriore passo avanti di orchestra e coro, tesi a non deludere il maestro. Muti, in quel momento dell’anno, sarà reduce da una serie di concerti americani con la prestigiosa Chicago Symphony, di cui è Music Director, e gli ensemble capitolini sono assolutamente determinati a non sfigurare nel confronto.

Particolarità palermitana, al “Massimo”, è il fatto che il direttore artistico, Lorenzo Mariani, sia un regista e non un musicista. A Cagliari, infine, il maestro Massimo Biscardi, direttore artistico per 18 anni, ha da poco dato le dimissioni. La Fondazione Lirica sarda è in attesa del suo successore. Tornando agli Stabili di prosa, non si può non ricordare che il “Comunale” de L’Aquila, gravemente danneggiato dal terremoto, non riesce a darsi un direttore. Non solo. L’agognata ricostruzione non è ancora cominciata".

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mercoledì 22 dicembre 2010

Bondi il pianista



"Dopo la compravendita dei deputati, gli esponenti del governo per tenere insieme una maggioranza, ormai sempre più traballante, utilizzano solo strumenti illegali, come il ministro Sandro Bondi che questa mattina, in occasione della votazione per il Ddl Gelmini, fa il pianista, votando sia per sé che per Maurizio Sacconi, assente in aula al momento del voto. Bondi si vergogni di fronte a tutti gli Italiani, con questo suo gesto si mette sotto le scarpe qualsiasi etica e rettitudine morale cui il suo mandato politico lo obbligherebbe". Lo afferma in una nota il senatore dell'Italia dei Valori Stefano Pedica che stamane ha ripreso con il suo smartphone il ministro votare anche per il suo collega di governo. Le riprese immortalano Bondi fare il pianista per tre volte, ma, come spiega Pedica, è dall'inizio della giornata che il ministro per i Beni culturali vota anche per il collega Sacconi. Per un totale di 15-20 votazioni.

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giovedì 9 dicembre 2010

BARENBOIM: 'PROFONDAMENTE PREOCCUPATI PER IL FUTURO DELLA CULTURA'

Radiocor - 'Siamo profondamente preoccupati per il futuro della cultura nel nostro Paese e in Europa'. Lo ha dichiarato Daniel Barenboim prima di da re il via alla serata inaugurale della nuova stagione del Teatro alla Scala. Barenboim ha parlato contro i tagli del Governo alla cultura nella sua veste di 'maestro scaligero', e - ha precisato - 'anche in nome di tutti i miei colleghi che suonano, cantano, ballano e lavorano, non soltanto in questo magnifico teatro, ma in tutti i teatri d'Italia.

E, se mi permettete - ha detto ancora il direttore d'orchestra, rivolto al pubblico della Scala, presente il capo dello Stato Giorgio Napolitano - vorrei che ricordiamo insieme l'articolo nove della Costituzione italiana: 'La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica, tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione'.

NAPOLITANO APPLAUDE INTERVENTO BARENBOIM...
(ANSA) - Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha ascoltato con attenzione dal Palco Reale della Scala l'intervento di Daniel Barenboim che, prima di iniziare a dirigere la Valchiria, ha espresso la preoccupazione del teatro e del mondo dello spettacolo in generale per i tagli alla cultura. Il Capo dello Stato ha poi applaudito non appena il maestro scaligero ha finito il suo breve discorso leggendo l'articolo 9 della Costituzione.

BRAMBILLA, TAGLI INEVITABILI, PROTESTE DEMAGOGICHE...
(ANSA) - Il ministro del Turismo, Michela Vittoria Brambilla, ha giudicato "inevitabili" i tagli che il governo ha dovuto applicare anche al capitolo della cultura. E di conseguenza ha stigmatizzato la "demagogia" delle proteste, tra cui quella che è andata in scena oggi fuori da Teatro alla Scala prima dell'opera inaugurale della stagione. "Sono convinta - ha detto il ministro - di quanto sia importante sostenere la cultura per il nostro Paese: ma non c'era scelta.

Quest'anno i tagli che il governo ha dovuto operare, e non solo sulla cultura, hanno avuto un peso non indifferente ma purtroppo non c'era scelta. Non è possibile fare demagogia su questo fronte". Il ministro Brambilla si è comunque detta certa che il collega ai Beni cultura, Sandro Bondi, di concerto con gli altri responsabili dell'esecutivo, riuscirà a trovare una soluzione sul capitolo della cultura. "C'é tutto l'impegno del ministro Bondi - ha assicurato Brambilla - e di tutto il governo a ripristinare il fondo unico per lo spettacolo e sono fiduciosa che riusciremo a farlo".

ROMANI, PROTESTE LEGITTIME TUTTI TIRIAMO CINGHIA...
(ANSA) - La protesta dei lavoratori della Scala per i tagli alla cultura, come pure quella in atto all'esterno del teatro milanese in occasione della prima "é legittima. Il problema è che dobbiamo tirare tutti la cinghia". Lo ha detto il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani. Più in generale parlando delle riduzioni per la cultura, il ministro ha detto: "Ci sono dei problemi di stabilità, i tagli sono ovunque.

Noi abbiamo tagliato come gli altri Paesi europei, non è vero che la legge di stabilità abbia tagliato la cultura". Sollecitato poi sui recenti avvenimenti che hanno riportato all'attualità gli investimenti sulla cultura, il ministro ha aggiunto: "I fatti di Pompei sono gravi, ma non dipendono dall'attuale ministero della Cultura, dipendono da rifacimenti fatti male negli anni '70''.

LISSNER, INCIDENTI? TRISTE, MA È COSÌ IN TUTTA EUROPA...
(ANSA) - "E' così in tutta Europa, è triste". Così il sovrintendente della Scala Stephane Lissner ha commentato gli incidenti in piazza Scala prima dell'inizio della Valchiria che inaugura la stagione.

"Mi spiace quando ci sono manifestazioni così è sempre triste". Lo ha ribadito il sovrintendente alla Scala, Stephane Lissner, commentando le manifestazioni che hanno agitato Piazza Scala prima dell'inizio dell'opera che inaugura la stagione scaligera. "Purtroppo sono cose che succedono in tutta Europa - ha concluso - e avvengono perché non c'é dialogo".

LISSNER, BONDI ASSENTE? AVRA' ALTRO DA FARE...
(ANSA) - "Avrà altro da fare", così il sovrintendente alla Scala Stephane Lissner ha commentato l'assenza del ministro della Cultura, Sandro Bondi, alla prima della Scala. "Non commento, mi dispiace", si è limitato ad aggiungere.

8. BONDI ASSENTE,E' IN SENATO PER VOTO FINANZIARIA...
(ANSA) - No comment del ministro della cultura Sandro Bondi riguardo la sua assenza, questa sera, alla prima del Teatro alla Scala e alle dichiarazioni rilasciate su questo dal soprintendente del teatro, Stephane Lissner. Da ambienti vicini al ministro si fa notare però che Bondi è da questa mattina in Senato, impegnato nelle votazioni della legge finanziaria.

sabato 27 novembre 2010

L'attrice bulgara Bonev a Venezia Bondi paga le spese: 400mila euro


NOVI LIGURE - L'attrice-imprenditrice bulgara Michelle Bonev viaggiò dalla Bulgaria all'Italia con un volo pagato dal governo italiano. Poi, arrivata al festival del cinema di Venezia dove il ministro della Cultura Sandro Bondi si era adoperato per farle assegnare un premio - premio effettivamente ritirato dalla Bonev per la non indimenticabile opera prima "Goodbye Mama" - alloggiò e cenò lussuosamente, assieme a una delegazione di 40 connazionali. Sempre e tutto a spese del "paese ricevente". L'Italia. A confermarlo, con tanto di lettere ufficiali, è il ministro della Cultura bulgaro, Vejdi Rashidov. Intervistato dall'emittente Btv-mediagroup, il collega di Bondi racconta che all'attrice - "un'amica molto cara al primo ministro bulgaro e a Berlusconi", già coinvolta nel caso intercettazioni Saccà, con l'ex direttore generale della Rai che la impone al Dopofestival di Sanremo - l'invito per la gita veneziana arrivò con una lettera spedita dal nostro titolare della Cultura al suo omologo di Sofia: la missiva è del 25 agosto 2010.

Ed è quello, di fatto, il trampolino di lancio tanto atteso da Michelle, desiderosa di vedere il suo film consacrato alla Biennale del cinema (riconoscimento assegnato da "Action for Women" della deputata Pdl Debora Bergamini) . Prima di confermare la presenza al Lido della delegazione bulgara, Rashidov, come prevede la prassi istituzionale, chiede l'autorizzazione al primo ministro, Boyko Borisov. Che ovviamente non ha nulla in contrario, anzi. Purché a sostenere le spese di viaggio sia il "paese ricevente". E infatti andrà così. Tra voli privati, cene al ristorate Cipriani, pernottamento in hotel pluristellato, trasferimenti e spese varie, il tour veneziano della compagnia partita da Sofia sarebbe costato non meno di 400mila euro. Una cifra ragguardevole.

Bondi, già travolto dalle vicende del crollo di Pompei e della parentopoli di famiglia, l'altro giorno ha smentito: "Nessun viaggio pagato". Ma ora a metterlo in fuori gioco è la versione del collega bulgaro. "Pagò l'Italia, certo, ma non ho chiesto lo scontrino", dice Rashidov.

Tira un vento decisamente contrario in questi giorni sul ministro della Cultura. La rivolta del mondo del cinema e del teatro. La figuraccia mondiale dei resti pompeiani venuti giù per l'incuria. L'imbarazzo derivato dalla disinvoltura con cui ha risolto i suoi affanni familiari (un posto al ministero per il figlio della compagna, la deputata pidiellina Emanuela Repetti, e 25 mila euro di fondi Fus per l'ex marito, Roberto Indaco).

Uno tsunami di cui si avverte la forza anche qui, a Novi Ligure. Il paese della fidanzata dove Bondi ha trasferito la sua residenza e che tanto vorrebbe (o avrebbe voluto) trasformare se non in feudo elettorale (la giunta eletta lo scorso anno è saldamente di centrosinistra) almeno in un suo piccolo regno. Sul modello Scajola-Imperia.

Del clan Bondi, in queste ore, almeno ufficialmente, non vi è traccia. Manuela Repetti è a Roma. Suo padre, il potente immobiliarista Giovanni, ex panettiere detto "Panetto" (e sua figlia "Panetta"), sponsor del Pdl, di questa storia non ne vuole nemmeno sapere. Come fantasmi sono i due parenti - per estensione - beneficiati da "Sandro", il generoso ministro che qui molti considerano una specie di Santo Patrono. Di Fabrizio Indaco, laureando in architettura e figlio di Manuela, essendo stato piazzato alla Direzione generale del cinema in Piazza S. Croce in Gerusalemme, a Roma, si dice sia giustamente nella capitale. Non pervenuto nemmeno il padre, Roberto, che conobbe la Repetti quando da Viterbo venne qui in servizio militare (quando nasce Fabrizio lei ha solo 17 anni). Per lui il buon cuore di Bondi ha prodotto un incarico di consulente dell'Osservatorio dello Spettacolo nell'anno 2009. Per occuparsi genericamente di "Teatro e Moda" gli vengono riconosciuti 25 mila euro.

Sarebbero loro, gli Indaco padre e figlio, i "due casi umani" per i quali Bondi dichiara di essersi speso. Il secondo in particolare sarebbe il protagonista di una "vicenda molto dolorosa, una storia privata", spiega il ministro. Già, risolta però con soldi pubblici. Dai microfoni della Zanzara su Radio 24 Manuela Repetti difende il compagno. "Solo una combinazione", dice a proposito del posticino ricavato da Bondi per il figliastro. "Non è mica vietato, è giovane, è uno studente come tanti altri che ha fatto la sua piccola esperienza di lavoro".

Da quando Bondi è arrivato a Novi, il paese è molto cambiato. I soldi del ministero arrivano a getto continuo. Un decreto dei Beni culturali ha appena stanziato 670 mila euro per i lavori di due chiese (il Duomo, 500 mila, e San Pietro, 170 mila). Prima c'era stata la promessa dei fondi necessari per il restauro del teatro Marenco. E i soldi (550 euro) per la banda del paese. Nel frattempo Bondi aveva già fatto felice la compagnia teatrale di Mariano Anagni, vicina a Fivizzano, il suo paese: 285 mila euro di finanziamenti. Se fosse una commedia s'intitolerebbe lui lei il figlio e l'ex. Tutti insieme a Novi Ligure. Ma la battuta più graffiante è di un anziano all'ora dell'aperitivo: "Bondi prendendosi la Panetta (Repetti, ndr) si è dovuto prendere tutto il pacchetto".

di PAOLO BERIZZI

http://www.repubblica.it/politica/2010/11/27/news/bondi_bonev-9557701/?ref=HREC1-4

mercoledì 24 novembre 2010

Sistema Abreu all'italiana: si parte.


Successo del convegno di lancio, organizzato da Federculture e dalla Scuola di Musica di Fiesole

Il 13 e il 14 novembre si è svolto, promosso da Scuola di Musica di Fiesole e Federculture, con la collaborazione di Associazione nazionale critici musicali, Cemat e "giornale della musica", il convegno "Musica per imparare a vivere", presentazione del progetto e del comitato onlus che lavora da oggi alla creazione di un "Sistema nazionale delle orchestre e dei cori infantili e giovanili" ispirati al venezuelano sistema Abreu (nella foto con uno dei gioielli della factory nazionale venezuelana, Gustavo Dudamel). Decine sono stati gli interventi, con filmati e tavole rotonde, confronti e testimonianze, alcune molto emozionanti. Dal Venezuela, ma anche da Sudafrica, Norvegia, Germania, oltre che da molte Regioni italiane, molte le testimonianze su quanto si sta facendo per utilizzare la musica d'insieme come modello di educazione culturale e di solidarietà civile.
Le basi di un "Sistema italiano alla Abreu", fortemente voluto e promosso da Claudio Abbado, sono affidate alla Scuola di Musica di Fiesole (che si occuperà della preparazione e del tirocinio dei docenti e del programma didattico sotto la guida di Andrea Lucchesini) e Federculture, l'associazione nazionale dei soggetti pubblici e privati che gestiscono le attività legate alla cultura e al tempo libero, che sarà il motore organizzativo e politico. Il progetto si strutturerà in "Nuclei", ossia centri didattici distribuiti su tutto il territorio in grado di operare secondo i modelli di Abreu, ricreati su misura della diversa realtà sociale e culturale italiana, avvalendosi anche dell'esperienza di iniziative affini ma non organiche sviluppatesi autonomamente in Italia negli ultimi decenni. I bambini, di età compresa fra i 4 e i 14 anni, verranno accolti nei "Nuclei" senza esami d'ammissione e seguiranno lezioni per la maggior parte collettive, in modo da privilegiare l'aspetto socializzante e l'apprendimento spontaneo. Per tali centri, aperti dalle 16 alle 20, si cercheranno soprattutto finanziamenti privati ed europei. È previsto che, entro un anno e mezzo, si attivi almeno un centro in ogni Regione. Diverse realtà locali si sono dichiarate disponibili all'attuazione del progetto o a favorire l'interazione con iniziative preesistenti di riconosciuta validità e assonanza con i criteri pedagogici guida. A Firenze, nel quartiere delle Piagge, la Scuola di Fiesole ne inaugurerà uno entro febbraio. Fiorenzo Alfieri, assessore alla cultura del Comune di Torino, s'è impegnato per simili iniziative nei quartieri Barriera di Milano e San Salvario grazie all'apporto dell'associazione Pequeñas Huellas, già attiva da anni sotto la guida volontaria di Sabina Colonna Preti. Medesime intenzioni sono state espresse da Dinko Fabris (per Puglia e Basilicata) o da responsabili di teatri come Giuseppe Gherpelli di Reggio Emilia e William Graziosi di Jesi, per i loro rispettivi territori.
Le novità e la necessità del Sistema - progetto che poggia sull'esperienza e sulla storia didattico-formativa della Scuola di Musica di Fiesole - sono state illustrate nel dettaglio da Roberto Grossi, presidente di Federculture: «Costituiremo una fondazione autonoma di natura privatistica, intesa come tessuto connettivo fra le diverse realtà locali, già esistenti o prossime a nascere, basate sul metodo Abreu, senza entrare in concorrenza con i Conservatori né con il lavoro di istituzioni già preposte all'istruzione musicale».

Claudio Abbado, assente per motivi di salute, ha inviato al convegno questo saluto: «Desidero salutare tutti gli amici qui riuniti per un progetto nel quale convivono due aspirazioni. La prima è quella di rendere omaggio a José Antonio Abreu e alle sue realizzazioni. Abbiamo cercato, con alcuni amici musicisti, di accrescere e rafforzare ulteriormente "El Sistema" da lui ideato in Venezuela, che coinvolge un numero enorme di ragazzi: oggi sono più di 400.000 e oltre 2 milioni dall'avvio del progetto 35 anni fa. Abbiamo portato la nostra esperienza facendo concerti, insegnando, avvicinando sempre più musicisti europei che andassero in Venezuela a portare il proprio contributo. La seconda aspirazione è quella di aiutare a trasferire in Italia i principi fondamentali del Sistema Abreu. Tant'è vero che, a imitazione del modello venezuelano, in ogni Regione italiana sono già sbocciate molte realtà che è bene ora portare in un alveo comune. I motivi per i quali è urgente e necessario importare nel nostro Paese questa realtà sono diversi. In primo luogo perché è chiaro a tutti che "così non va", che qualcosa, nella nostra società, va fatta. Non sono purtroppo assenti, anche da noi, sacche di povertà e disagio dove le prime e più vulnerabili vittime sono i ragazzi. Basterebbero gli esempi segnalati da Roberto Saviano, altra persona a cui tutti dovremmo rispetto per il coraggio con cui continua a denunciare queste situazioni. E allora ecco che fare musica insieme, studiarla e praticarla sono tutti strumenti che rendono possibile il riscatto. Abreu lo ha chiaramente dimostrato a tutto il mondo.
Una seconda ragione, non meno importante. La gioventù è stata letteralmente depredata da prospettive credibili, per le quali valga lo sforzo e la gioia della realizzazione. Non solo chi è nel disagio, ma forse ancor più chi abita il benessere, viene manipolato per diventare un conformista, un animale compratore, un ebete che si nutre solo di superficialità. Una vita piena di musica e di cultura è sicuramente un argine a tutto ciò. Chi ha avuto il privilegio di crescervi faccia, come proviamo a fare oggi, qualcosa perché altri vi crescano a loro volta».

Questi invece alcuni passaggi del saluto inviato da Gustavo Dudamel, e letto da Gaston Fournier-Facio, coordinatore artistico del Teatro alla Scala (dove forse il giovane talento venezuelano approderà come direttore musicale...): «Non potete immaginare quanto sia lieto di sapere che si comincino a muovere i primi passi in Italia di un nuovo progetto pilota che potrebbe consentire ai giovani di tutto il Paese di apprendere la musica sinfonica. Ciò non potrebbe accadere in un momento più propizio, proprio quando è in corso una crisi del finanziamento pubblico verso la Cultura. "El Sistema", ideato e sviluppato dal mio Maestro Josè Antonio Abreu, è stato l'iniziativa sociale che, in Venezuela, per quasi 35 anni, ha offerto ai giovanissimi la possibilità di un'educazione musicale, riuscendo ad infondere valori fondamentali quali la speranza, la gioia e la riflessione sul senso della vita. Ho grande ammirazione per l'impegno pluridecennale verso i giovani che il Maestro Farulli ha portato avanti nel suo lavoro alla Scuola di Musica di Fiesole. Inoltre, vedere che in tutt'Italia si muovano i passi per la nascita di un nuovo progetto volto all'educazione di migliaia di giovani verso la musicale in generale e quella sinfonica in particolare, mi rende entusiasta. È particolarmente bello che quanto viene discusso oggi a Fiesole sia non solo un progetto, ma la realizzazione concreta di un sogno. Infatti, il nonno del Maestro Abreu arrivò in un piccolo villaggio del Venezuela proprio dall'Italia, portando con sé degli strumenti musicali col desiderio di arricchire la vita delle persone intorno a lui. Quando, cinque anni or sono, Claudio Abbado venne per la prima volta in Venezuela, non si può spiegare quale fonte d'ispirazione sia stato: non solo per me personalmente, ma per tutte le centinaia di migliaia di bambini del nostro programma che hanno avuto il privilegio di lavorare con lui».

Un'altra creatura di Abbado, l'Orchestra Mozart di Bologna, farà conoscere il Sistema Abreu durante le manifestazioni del 20, 21 e 22 novembre, intitolate "L'Orchestra Mozart per la Città: la musica come impegno sociale": domenica 21 nell'incontro "L'impegno sociale dell'Orchestra Mozart: le testimonianze", il giovane venezuelano Diego Matheuz, direttore ospite principale dell'Orchestra Mozart, racconterà la sua formazione nel "Sistema Abreu".

Al convegno è stato infine annunciato dal regista televisivo Cristiano Barbarossa (abituale collaboratore di "Superquark", il programma di Piero Angela) che il suo documentario "A slum symphony allegro crescendo", dedicato al Sistema venezuelano, verrà programmato da Raitre il prossimo sabato 11 dicembre 2010, alle 21.30, all'interno della trasmissione di Fabio Fazio "Che tempo che fa".

http://www.giornaledellamusica.it/news/?num=106398

domenica 14 novembre 2010

Un plauso a Bondi, l'unico e l'ultimo...si spera!


ROMA - 12 NOVEMBRE 2010 - Il ministro dei Beni e della Attività culturali, Sandro Bondi (foto), si dimetterà senza attendere l'esito della mozione di sfiducia annunciata dall'opposizione in seguito al crollo della Domus dei Gladiatori a Pompei. E' quanto sostiene l'agenzia Velina Rossa.

"Si ha notizia - scrive Pasquale Laurito sul suo foglio quotidiano - che Futuro e Libertà ritirerà la delegazione dal governo subito dopo il rientro del presidente del Consiglio a Roma, mentre per i prossimi giorni si attendono le dimissioni di Bondi, il quale si sarebbe persuaso di non attendere gli esiti della mozione di sfiducia". (fonte: Apcom).

mercoledì 10 novembre 2010

Tremonti: "fatevi un bel panino con la Divina Commedia"!!

“La cultura - dice Abbado - arricchisce sempre. E’ contro la volgarità e permette di distinguere tra bene e male. E’ lo strumento per giudicare chi ci governa. La cultura è libertà, di espressione e di parola. La cultura salva: sono stati la musica e i miei figli che mi hanno aiutato a guarire dalla malattia: l’affetto, l’amore dei miei figli, nipoti, di tutta la famiglia mi ha aiutato moralmente come non mi sarei aspettato. Io credevo che fosse finita, invece sono ritornato a vivere”. E ancora: “Con la cultura si sconfigge il disagio sociale delle persone, perché è riscatto dalla povertà”. E “cultura é far sì che i nostri figli possano andare un giorno a teatro per poter vivere la magia della musica”. Ma soprattutto “la cultura è un bene comune e primario, come l’acqua” ed è “come la vita, e la vita è bella”, ha concluso Abbado. (ANSA).

giovedì 21 ottobre 2010

Cultura, dalla Puglia sfida a Tremonti Fondi Ue per la "Regione della musica"


ROMA - La cultura è lontana dal cuore dell'impero. Perché "non si mangia", dice il ministro dell'Economia Tremonti, chiudendo il rubinetto. In periferia, invece, c'è chi sulla cultura scommette per creare veri, concreti posti di lavoro. Accade a Sud, nella Puglia del governatore Nichi Vendola, che racconta una scommessa tutta nuova. Si chiama Puglia Sounds e su di essa la Regione ha puntato le risorse finanziarie del Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale con l'obiettivo di realizzare un virtuoso indotto.

Al centro del progetto la musica, che tanta parte ha in quel "rinascimento culturale" di cui i pugliesi parlano con fierezza. Di certo non un mero slogan, se la rivista XL col numero di novembre andrà in edicola con una compilation interamente dedicata alle band della nuova scena pugliese. Puglia Sounds ambisce ad andare oltre, sviluppando più identità in un unico scenario. Vuole essere polo d'attrazione per l'allestimento e la realizzazione di grandi produzioni musicali. La prima, un concerto-tributo per Nick Drake orchestrato da Joe Boyd, ha debuttato al Teatro Kursaal di Bari, ribattezzato per la sua nuova missione "Casa delle Musiche", il 9 e 10 ottobre. Prossimo appuntamento venerdi 15 ottobre con l'anteprima nazionale di Girano le pale, il nuovo album dei Folkabbestia. E qui si lavorerà ai nuovi spettacoli di Vasco Rossi e Gianna Nannini, attesi per la prossima primavera.

Puglia Sounds si pone anche l'obiettivo di internazionalizzare gli artisti pugliesi sostenendo le loro sortite all'estero. In questi giorni gli Après La Classe sono al Hitweek Festival di New York, i Nidi D'Arac suoneranno nell'ambito del Womex di Copenhagen a fine mese, mentre i Sud Sound System sbarcheranno in Australia a dicembre. Ma la parte più ambiziosa del progetto è dedicata a chi, in musica, spera in un futuro ad oggi tutto da inventare. I cosiddetti emergenti, che in tantissimi si sono già registrati sul sito di Puglia Sounds (www.pugliasounds.it).

Governatore Vendola, perché ha immaginato un indotto musicale in Puglia?
"Intanto un'idea generale: quando il cielo è offuscato dalle nubi oscure della crisi e della recessione, è il momento in cui bisogna investire in cultura, antidoto alla crisi per ragioni di civiltà ma anche materiali. Abbiamo immaginato di poter costruire un sistema produttivo complesso, legato a più filoni culturali. Innanzitutto abbiamo investito nel cinema, mettendo in piedi l'Apulia Film Commission, oggi protagonista della vita cinematografica nazionale, organizzando un festival internazionale con la supervisione di un grande del settore come Felice Laudadio, un barese che torna così a lavorare in Puglia. Sono nati due 'cineporti', le officine di tutte le arti e i mestieri legati al cinema. Arrivano i transatlantici delle grandi produzioni a girare in Puglia e trovano un 'portò in cui ormeggiare. E in questo porto, sia a Bari che a Lecce, trovano già tutto ciò che occorre a un set cinematografico. Questo significa far crescere anche una buona occupazione di ragazzi e ragazze pugliesi che prima, per inseguire il sogno del cinema, dovevano emigrare".

Cosa è accaduto dopo l'investimento nel cinema?
"Abbiamo prodotto un'infrastruttura culturale che non ha precedenti nella regione. Per dire, stiamo completando un'operazione unica in Europa. La Puglia ha 258 comuni, in 169 abbiamo ristrutturato vecchi immobili, come mercati dell'ortofrutta, caserme, fabbriche, mattatoi, trasformandoli in 'laboratori urbani'. Luoghi dove organizzare un cineforum come montare una pellicola, ascoltare un concerto o avere sale per provare e per incidere musica. Attrezzati con computer per ogni tipo di disabilità. Nei laboratori urbani si prova anche a incubare lavoro nuovo legato ai filoni della creatività. In questi anni abbiamo fatto cose dalla forza evocativa straordinaria, come la ricostruzione del Petruzzelli, dopo una stagione infinita di immobilismo. Per noi era strategico ricostruire la 'cassa armonicà della dignità del territorio. Abbiamo fatto investimenti sistematici sui teatri di provincia, su 20 cinema di qualità, paragonabili alle vecchie sale d'essai. Messo in piedi questo circuito, abbiamo finanziato istituzioni e fondazioni culturali, e scommesso in modo importante su la Notte della Taranta, il Festival della Valle d'Itria o il Carpino Folk Festival. Abbiamo disseminato la Puglia non di eventi effimeri, ma di strutture produttive".

E si arriva a Puglia Sounds...
"Il vettore, in entrata e in uscita, per la circolazione culturale ed economica delle produzioni musicali. Un'etichetta che mette insieme i musicisti pugliesi, li aiuta a superare le difficoltà di ogni passaggio della vita artistica. Avere i luoghi in cui provare, gli spazi e le tecnologie per produrre musica, li aiuta a conoscerci e a scoprire il mondo, a internazionalizzarsi. Contemporaneamente, aiuta la Puglia a sprovincializzarsi dal punto di vista musicale, perché è un'etichetta che diventa polo d'attrazione per musica di qualità a livello mondiale. Si tratta di un altro segmento importante di quel distretto industriale della creatività a cui stiamo lavorando".

Tra le grandi produzioni che hanno scelto la Puglia e Puglia Sounds, si annunciano la prossima primavera i tour di Vasco Rossi e Gianna Nannini. Chi preferisce?
"Mi piacciono moltissimo entrambi, difficilmente si può fare una graduatoria. Due modalità di vocalizzare e di interpretare assolutamente differenti. Hanno in comune un tratto esplosivo di anarchia corporale e una musica libertaria. E' difficile, sono tutti e due adorabili. Ma posso dire chi è il mio preferito in generale..."

Prego Governatore...
"Sono assolutamente innamorato di Franco Battiato".

A chi affiderebbe la canzone simbolo di un nuovo corso per la sinistra?
"Sarebbe scorretto da parte mia reclutare a sua insaputa qualunque cantautore. Ci sono canzoni di diversi autori che hanno una forza di stimolo per la politica, sembrano afferrarla per il bavero, scuoterla e chiederle di essere meno autoreferenziale, di non essere così monotona ma di accogliere la polifonia della vita. Canzoni di Vecchioni, De Gregori, Dalla... fino alla canzone che io ho usato spesso nelle mie campagne elettorali: La cura di Battiato".

Torniamo a Puglia Sounds. A Sud il tasso di disoccupazione giovanile è altissimo, il governo riduce i finanziamenti alla cultura. In questo contesto crede sia possibile convincere i ragazzi che un percorso professionale nella musica sia possibile, quando la musica è ignorata anche dalla scuola?
"Penso ai miei anni di liceo, quando studiavo da un'amica non solo perché era la mia compagna di studi ma anche perché aveva il giradischi. E io andavo a casa sua a scoprire le novità dei cantautori. Per me era la 'casa della musica', c'era lo stereo, un segno del lusso nella mia formazione. Oggi la musica è inglobata nell'ordinario della vita quotidiana. Il rischio è che ce ne sia non dico troppa, ma in una quantità talmente caotica da non produrre un'educazione musicale. E' necessario affrontare la musica in maniera non naif e non spettacolaristica, ma come uno dei grandi strumenti di civilizzazione di un territorio. Come possiamo capire il nostro Risorgimento se non usando il melodramma come una forma di rappresentazione di quella temperie culturale e anche come un prezioso megafono del sentimentalismo patriottico di quella stagione dell'Ottocento? Non so se sarebbe immaginabile la rivolta nelle università senza Bob Dylan e i Beatles. E quanti amori sarebbero stati più scarni, poveri e sfortunati senza quei tre o quattro miliardi di canzoni d'amore. Tuttavia, penso che bisogna guardare alla musica anche come possibilità produttiva straordinaria. Oggi, poi, nell'incrocio tra intelligenza umana e artificiale si schiudono potenzialità inaudite per le produzioni musicali. Siamo dinanzi a un mondo che va affrontato in senso pieno, come un ciclo produttivo di ricchezza. Ricchezza di ogni genere, a tutto campo.

Puglia Sounds sostiene anche i concerti all'estero degli artisti pugliesi. Quale missione affida loro?
"Credo siano spontaneamente protagonisti di una relazione che deve essere sempre più cogente tra 'locus' e ' globus'. Ci sono quelli che si autoisolano nel 'locus', lo delimitano quasi fossimo all'età della pietra. Noi no, pensiamo che l'identità abbia bisogno di respirare, altrimenti muore di claustrofobia. Ha bisogno del vento cosmopolita. Quindi i nostri gruppi in giro per il mondo raccontano la Puglia, la sua musica e le straordinarie potenzialità di un meticciato, non solo musicale, che può salvare il mondo dalle sue psicosi e fobie".

Il progetto è sostenuto finanziariamente dal Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale. I soldi messi a disposizione del Sud dall'Unione Europea spesso sono rimasti a Bruxelles, quando non sono serviti a erigere cattedrali nel deserto o sono stati oggetto di piani truffaldini...
"Noi stiamo interpretando in maniera attiva i compiti che erano stati assegnati dalla strategia di Lisbona in termini di implementazione dei fattori innovativi nella gestione dei nostri sistemi economici. E siamo anche in linea con la strategia di Europa 2020. Ci stiamo comportando da cittadini europei e da governanti europei".

di PAOLO GALLORI
http://www.repubblica.it

martedì 19 ottobre 2010

I MUSICISTI SONO COME I CALCIATORI, E I POLITICI ITALIANI SONO DEI PEZZI .....DA NOVANTA


Il 24 settembre 2010 il presidente della Samp nonchè componente del cda del Teatro Carlo Felice, inveiva contro i musicisti italiani:

«Io vivo due esperienze, una da otto anni e l’altra da pochi mesi. Mutati i valori ci troviamo di fronte a due categorie: giocatori di calcio e operatori del teatro lirico con profonde analogie. Vivono in una sfera di cristallo che li protegge e non guardano quello che succede fuori: la crisi in tanti settori, la perdita del posto di lavoro, la povertà che aumenta. E pensano che questo loro privilegio sia immutabile ed eterno».

Come si giunge a paragonare uno stipendio di un professore d'orchestra a quello di un calciatore? Garrone !!!

Caro Garrone, vede, in Italia i veri privilegiati sono rappresentati dalla categoria dei politici, tutti, indistintamente.

La chiamiamo addirittura casta.

Lo sa perchè?

I privilegi non possono essere rappresentati da uno stipendio di 2000 euro al mese ( la media europea degli stipendi ai musicisti è molto più alta) .

Noi lavoriamo per l'intero anno solare ad eccezione delle vacanze estive quantificabili in 30 giorni.

Il professore d'orchestra deve prepararsi tecnicamente, e predisporsi spiritualmente, con l'anima a poter svolgere la sua funzione all'interno dell'orchestra, ubbidire con umiltà alla volontà del direttore e immergersi nel mondo emozionale con la serenità che non tutti i giorni è possibile avere.

Non siamo esenti da malattie professionali che a volte pregiudicano la nostra carriera.

Dobbiamo studiare continuamente e non possiamo permetterci di dormire sul lavoro come tanti politici fanno.



Per ricoprire il ruolo che occupiamo sosteniamo concorsi internazionali e non lecchiamo il sedere al politico di turno per fare il portaborse e guadagnare così 4000 euro mensili.

Non percepiamo vitalizi ne usufruiamo di auto blu, per tacere di tessere e sconti che ci permettono di accedere gratuitamente nei teatri, cinema, autostrade ecc.

Garrone, facciamo un paragone con i privilegi dei politici e la gente comune?

In quale paese vive lei?

Uno spettacolo dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia si intitolava "una città chiamata orchestra".

L'orchestra è una metafora della società, vi sono tutte le categorie di persone, e i caratteri e le dinamiche sono identiche.

La fratellanza è percepibile all'esterno come a volte i contrasti.

Problemi di ogni tipo vengono a galla ogni giorno, ma per magia, durante l'esecuzione tutto si aggiusta.

La musica modifica gli animi e li rende docili.

In quell'attimo il potere della musica è immenso perchè riesce a cancellare ogni egoismo.

L'unico scopo è la buona riuscita e la trasmissione, senza interferenze del "messaggio" umano-musicale.

Il calcio è un gioco, anche la musica lo è per alcuni versi.

Nel calcio non c'è nulla di sacro, se mai spetta al giocatore rendere il gesto sportivo "sacro" come sacra è la sua vita.

La musica è un inno alla gioia, mentre nel calcio a malapena i giocatori conoscono le parole del proprio inno nazionale.

Non facciamo paragoni, non voglio offendere il calcio, ma per carità di Dio, Garrone taccia!!

GARRONE STIA ATTENTO ORA!!

Questa notizia che non è trapelata affatto dai media, è l'ennesima beffa a tutti i lavoratori onesti d'Italia.


Chiedo ai presentatori se accedano all'invito al ritiro dell'ordine del giorno Borghesi n. 9/Doc. VIII, n. 6/5, formulato dal Collegio dei questori.

ANTONIO BORGHESI. Signor Presidente, noi non possiamo ritirare quest'ordine del giorno, perché crediamo che su questo punto sia necessario intervenire.

L'abbiamo inserito nella contromanovra alla manovra economica del Governo, che è stata trasformata in un progetto di legge che qui non abbiamo potuto poi votare perché il Governo ha posto la questione di fiducia, ma riteniamo che questo sia un tema al quale i cittadini sono giustamente sensibili. Penso che nessun cittadino e nessun lavoratore al di fuori di qui possa accettare l'idea che gli si chieda, per poter percepire un vitalizio o una pensione, di versare contributi per quarant'anni, quando qui dentro sono sufficienti cinque anni per percepire un vitalizio. È una distanza tra il Paese reale e questa istituzione che deve essere ridotta ed evitata. Non sarà mai accettabile per nessuno che vi siano persone che hanno fatto il parlamentare per un giorno - ce ne sono tre - e percepiscono più di 3.000 euro al mese di vitalizio. Non si potrà mai accettare che ci siano altre persone rimaste qui per sessantotto giorni, dimessisi per incompatibilità, che percepiscono un assegno vitalizio di più di 3.000 euro al mese. C'è la vedova di un parlamentare che non ha mai messo piede materialmente in Parlamento, eppure percepisce un assegno di reversibilità. Credo che questo sia un tema al quale bisogna porre rimedio e la nostra proposta, che stava in quel progetto di legge e che sta in questo ordine del giorno, è che si provveda alla soppressione degli assegni vitalizi, sia per i deputati in carica che per quelli cessati, chiedendo invece di versare i contributi che a noi sono stati trattenuti all'ente di previdenza, se il deputato svolgeva precedentemente un lavoro, oppure al fondo che l'INPS ha creato con gestione a tassazione separata. Ciò permetterebbe ad ognuno di cumulare quei versamenti con gli altri nell'arco della sua vita e, secondo i criteri normali di ogni cittadino e di ogni lavoratore, percepirebbe poi una pensione conseguente ai versamenti realizzati. Proprio la Corte costituzionale, con la sentenza richiamata dai colleghi questori, ha permesso invece di dire che non si tratta di una pensione, che non esistono dunque diritti quesiti e che, con una semplice delibera dell'Ufficio di Presidenza, si potrebbe procedere nel senso da noi prospettato, che consentirebbe di fare risparmiare al bilancio della Camera e anche a tutti i cittadini e ai contribuenti italiani circa 150 milioni di euro l'anno.
Per questo motivo, chiediamo che la Camera si esprima su questo punto e vogliamo davvero dire che non c'è nulla, ma proprio nulla, di demagogico in questa nostra proposta (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).

PRESIDENTE. Avverto che è stata chiesta la votazione nominale mediante procedimento elettronico.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Borghesi n.
9/Doc. VIII, n. 6/5, non accettato dal Collegio dei questori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge.

(Presenti 525
Votanti 520
Astenuti 5
Maggioranza 261
Hanno votato
sì 22
Hanno votato
no 498).

CHI SONO I PRIVILEGIATI? GARRONE COSA FA RISPONDE O PASSA LA PALLA???



lunedì 18 ottobre 2010

La Francia costretta al rigore, ma i fondi per la cultura aumentano


I francesi protestano contro la riforma delle pensioni, 43 miliardi di tagli in cinque anni. Ma il rigore finanziario non tocca la cultura. Anzi. Il bilancio 2011 prevede un incremento del 2,1 per cento, 154 milioni in più, per un un totale di 7,5 miliardi. La cifra va suddivisa tra i crediti per la missione cultura (pari a 2,7 miliardi per patrimonio, creazione, trasmissione dei saperi e democratizzazione della cultura); 4,68 miliardi per i media, i libri e l’industria culturale (di cui 3,22 dal canone tv, e 1,46 da crediti di bilancio) e 121,55 milioni per la ricerca. Lo stato francese sostiene il cinema, l’audiovisivo e il multimediale con 750 milioni, e destina alla digitalizzazione delle sale cinematografiche 125 milioni in tre anni, mentre altri dodici li riserva per combattere la pirateria digitale.

Il ministro della Cultura, Frédéric Mitterrand, da un anno in carica anche se bersaglio di polemiche per aver difeso Roman Polanski, parla di “impegni chiari” e di “riaffermata ambizione”, citando André Malraux che equiparava l’arte a “un antidestino”, per indicare le priorità: valorizzare il patrimonio, in particolare quello regionale, con 868 milioni in più, un piano per i musei e per rilanciare le collezioni locali; preservare gli spettacoli dal vivo, mantenendo lo stanziamento del 2010 (663 milioni) e dando aiuto, anche attraverso gruppi di esperti, alle compagnie di artisti; ultimare il centro-archivi di Pierrefitte, entro il 2012; restaurare il Museo Picasso e il quadrilatero Richelieu, riservare il Palais de Tokyo all’arte contemporanea; lanciare la Maison de l’histoire de France. E costruire a Marsiglia, capitale europea della cultura, il Museo delle Civiltà d’Europa e del Mediterraneo. Da sempre attento alla creazione delle élite e alle scuole di eccellenza, lo stato francese ha aumentato del 3 per cento i fondi per le scuole d’arte e di architettura e ha stanziato nuovi fondi per il così detto asse prioritario della “cultura per tutti” che prevede un piano lettura, un piano rurale e la culturalizzazione del pubblico lontano dalle arti e dalle lettere. Altri fondi ad hoc, circa 131 milioni, sono destinati al passaggio alla tv digitale, con gare particolari per progetti innovativi. Lo stato non dimentica poi la stampa, stanziando lo 0,7 per cento in più di contributi, pari a 420,5 milioni, con garanzie sui contratti. E anche la tv gode di un incremento del 3,4 per cento, con 2,5 miliardi complessivi.

Sul fronte dei privati, sono previste detrazioni per i proprietari che restaurano edifici storici, riduzione dell’Iva su biglietti di ingresso e prodotti commerciali. Dal 2003 si può detrarre fino al 60 per cento l’imposta sul reddito d’impresa e fino al 66 su quello dei privati per investimenti in cultura, e fino al 90 per cento se si fanno acquisti per musei. Secondo un’inchiesta Admical Csa, il bilancio complessivo del mecenatismo francese ammonta a 2 miliardi, in calo del 20 per cento, mentre le imprese donatrici, in tutto 35 mila, sarebbero aumentate del 27 per cento.

di Marina Valensise
http://www.ilfoglio.it/soloqui/6486