sabato 1 maggio 2010

Caos lirica, i teatri in rivolta Bondi: «Scioperi irresponsabili»

ROMA - Le rappresentanze sindacali di Cgil, Cisl, Uil e Fials hanno indetto uno sciopero dei lavoratori del Teatro dell'Opera di Roma, a partire da venerdì sera, per protestare contro il decreto di riforma delle Fondazioni liriche firmato oggi dal Capo dello Stato Giorgio Napolitano. Salta quindi stasera la replica del balletto Don Chisciotte su musiche di Ludwig Minkus con la ballerina coreana Ji Young-Kim.

«IMPOSSIBILE SOPRAVVIVERE» - Le rappresentanze sindacali di Cgil, Cisl, Uil e Fials ritengono «che il decreto colpisca impropriamente, nel metodo e nel merito, la sopravvivenza dei teatri lirici, attaccando la stabilità degli organici e distorcendo le regole vitali di funzionamento dei teatri, e mette in discussione il diritto all'esistenza delle Fondazioni lirico sinfoniche». Secondo indiscrezioni, allo sciopero di questa sera del Teatro dell'Opera, potrebbe seguire, domenica, quello della Accademia di Santa Cecilia.

IN TUTTA ITALIA - Ma la protesta è in tutta Italia e coinvolge tutti i teatri della Penisola. Le segreterie nazionali di Slc-Cgil, Fistel-Cisl, Uilcom-Uil e Fials-Cisal fanno infatti sapere che, preso atto della firma del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, al dl sulle Fondazioni lirico-sinfoniche, confermano le indicazioni espresse dal coordinamento nazionale del 19 aprile scorso a Milano «e quindi l'attivazione degli scioperi a partire dalle prime rappresentazioni nei Teatri». Dunque, alla prima rappresentazione partiranno scioperi «senza soluzioni di continuità», dunque ad oltranza, come deciso a Milano. Lo si legge in una lettera delle segreterie nazionali dei quattro sindacati inviata alle loro rispettive strutture territoriali.

IL MINISTRO: IRRESPONSABILI - «Gli scioperi proclamati dai sindacati con l'annullamento di molti spettacoli importanti, nonostante che sia stato già fissato un incontro con le parti sociali per giovedì 6 maggio e nonostante la volontà da me espressa di tenere conto in sede parlamentare delle proposte e dei suggerimenti migliorativi che verranno dai parlamentari e dalle forze politiche, rivelano una mancanza di rispetto per il pubblico e un atteggiamento irresponsabile di fronte a problemi che nessuno può ignorare così disinvoltamente». È quanto sottolinea il ministro per i Beni culturali, Sandro Bondi, in merito alle proteste contro le nuove norme sulle fondazioni liriche.

LA SCALA DI MILANO - E infatti salta la prima alla Scala di Das Rheingold, l'Oro del Reno con cui parte la Tetralogia wagneriana dell'Anello del nibelungo diretta da Daniel Barenboim con la regia di Guy Cassiers. I sindacati oggi hanno infatti indetto uno sciopero di quattro ore per il 13 maggio: salta così uno degli appuntamenti clou dell'intera stagione. E venerdì sera, durante la rappresentazione di Lulu di Alban Berg (che comunque si terrà), sarà letto in italiano e inglese un comunicato dei sindacati che annunciano scioperi e iniziative contro il decreto. «Gentile pubblico - spiega il testo firmato da Cgil, Cisl, Uil, Fials e Rsa della Scala - è solo per rispetto a voi e alla musica che stasera si terrà lo spettacolo in cartellone. Le maestranze del teatro alla Scala e delle fondazioni lirico-sinfoniche esprimono la più profonda contrarietà al decreto legge di riforma del settore che considerano inaccettabiile». «Le decisioni del governo - prosegue la nota - affossano la cultura e disperdono un patrimonio artistico e professionale». Per questo «nei prossimi giorni - annunciano - le organizzazioni sindacali e le Rsa del teatro alla Scala, nel quadro delle iniziative nazionali - definiranno un calendario di astensione dal lavoro e di mobilitazione. Grazie per l'attenzione e il sostegno».

ACCADEMIA SANTA CECILIA - Tutto fermo anche all'Accademia di Santa Cecilia: i professori d'Orchestra, gli artisti del Coro, il personale Tecnico-Amministrativo daranno luogo ad happening musicali che si terranno nei foyer dell'Auditorium Parco della Musica informando, contestualmente, il pubblico sulle ragioni della protesta. Dopo la firma del decreto da parte di Napolitano si sono infatti riuniti in assemblea permanente e hanno proclamato il blocco totale delle attività. Annullati fino a data da destinarsi i concerti della Stagione Sinfonica di domenica 2, lunedì 3 e martedì 4 maggio diretti dal Maestro Tugan Sokhiev e lo spettacolo per bambini Lo Scoiattolo in gamba con Milena Vukotic di domenica 2 e di lunedì 3 maggio. «Tale reazione - spiegano - intende anzitutto sensibilizzare l'opinione pubblica e le Autorità tutte sull'importanza della produzione culturale nel nostro Paese, in particolare per quanto attiene allo spettacolo dal vivo e alla musica. L'Italia non può permettersi di perdere la professionalità, la competenza che gli artisti hanno conseguito in decenni di studio e di perfezionamento continuo e la tradizione culturale che essi rappresentano. Mettere tutto il personale dei teatri nelle condizioni di non vedere riconosciuta la propria elevata specializzazione, andare incontro ad anni di blocco dei concorsi e del turn over significa, a nostro avviso, depauperare in modo radicale il patrimonio artistico nazionale. Gli artisti sono al tempo stesso strumento e prodotto finale dell'attività dei teatri, dunque valore identitario nazionale da tutelare e potenziare, come peraltro accade in tutti i Paesi dell'Unione Europea malgrado la grave crisi economica».

FIRENZE - Stop anche alla prima replica dell'opera La donna senz'ombra che giovedì sera ha inaugurato la 73/a edizione del Maggio Musicale Fiorentino. La replica era in programma per il pomeriggio di domenica 2 maggio.

BOLOGNA - I sindacati del Teatro comunale di Bologna faranno sciopero martedì 4 maggio, in occasione della prima della Carmen, per protestare contro il decreto legge sulle fondazioni liriche firmato oggi dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Uno sciopero ancor più necessario, ha rimarcato Enrico Baldotto della Fials-Cisal, perchè «qui c'è uno dei principali ispiratori del decreto ossia Marco Tutino», sovrintendente del teatro. E proprio Tutino ha preso le distanze dallo sciopero perché potrebbe essere «un danno per i lavoratori e una complicazione ulteriore della situazione». «Trovo che sia una risposta sbagliata - ha spiegato -: mette in crisi il nostro rapporto con il pubblico e crea disagio con la cittadinanza rispetto a un servizio che siamo chiamati a svolgere». In alternativa, per Tutino, «sarebbe meglio scegliere modi diversi di opporsi e discutere». Quali? «Ad esempio aprire il teatro a discussioni vere anche con soggetti esterni, con le forze sociali e culturali della città».

GENOVA - Anche al teatro Carlo Felice di Genova musicisti e maestranze sciopereranno per protesta dopo la firma del decreto Bondi da parte del Presidente della Repubblica. Salterà così giovedì 6 maggio (due giorni dopo il concerto in onore del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in visita a Genova) il concerto sinfonico diretto da Jordi Bernacer. L'agitazione è stata proclamata dai sindacati Fials-Cisal, Snater, Uilcom-Uil e Libersind.

TRIESTE - I dipendenti del Teatro lirico Giuseppe Verdi di Trieste hanno protestato questa sera, prima della messa in scena di Madama Butterfly, contro il decreto legge del governo sulla ristrutturazione delle fondazioni liriche. Orchestrali, coristi, solisti e personale amministrativo si sono presentati tutti sul palco e un rappresentante sindacale ha letto un comunicato nel quale, tra l'altro, si contesta il provvedimento d'urgenza, «che non trova giustificazione - è stato detto - se non quella di colpire unicamente il lavoro, tralasciando volutamente di affrontare i veri problemi e le ragioni profonde della crisi che attanaglia le fondazioni». Il personale del teatro Verdi si è anche detto preoccupato per le ricadute negative che il decreto legge avrà sull'economia della città. Alla lettura del comunicato ha fatto seguito un applauso del pubblico rivolto alle maestranze. Lo spettacolo è cominciato con una decina di minuti di ritardo.

NAPOLI - E pure i lavoratori del Teatro di San Carlo hanno proclamato lo stato di agitazione. facendo saltare l'atteso concerto con musiche di Hadyn diretto da Maurizio Benini. A spiegare l'accaduto ai 1.300 spettatori il sovrintendente Rosanna Purchia, dal palcoscenico. «Non ritengo opportuno intervenire adesso - dice -, il decreto va analizzato in tutte le sue parti prima di essere giudicato. Vorrei coinvolgere tutti nella ricerca di una soluzione positiva. Mi schiero dalla parte del Teatro, sintesi di più anime, e che dunque comprende anche il pubblico che dobbiamo proteggere». Benini, dal canto suo, ha sottolineato di comprendere le preoccupazioni dei lavoratori, di tutti quelli cioè che «partecipano alla creazione di un evento artistico. Sono dispiaciuto del mancato appuntamento con il pubblico napoletano, ma il nostro incontro è solo rimandato».

BARI - Un giudizio negativo sul decreto Bondi sulla riforma delle fondazioni liriche è stato espresso anche dall'assemblea dei lavoratori della Fondazione Petruzzelli e Teatri di Bari che «respingono all'unanimità il tentativo del governo di relegare le fondazioni lirico-sinfoniche in una situazione di ingovernabilità». I lavoratori del Petruzzelli «formulano un giudizio negativo generale sul decreto e respingono il tentativo di far morire sul nascere e paralizzare il Petruzzelli in quanto quel decreto non consente la minima condizione di applicazione di riempimento dell'organico approvato dallo stesso ministero, impedendo di espletare assunzioni a tempo indeterminato, a tempo determinato e peggio ancora la cancellazione di ogni graduatorie ad oggi espletate». «Il Decreto comunque - è detto ancora - deve contenere una deroga per il teatro Petruzzelli per consentire allo stesso la sopravvivenza». L'assemblea del Petruzzelli, inoltre, aderisce al documento del coordinamento nazionale unitario del 19 aprile scorso «che tra l'altro prevede azioni di lotta, di iniziative e di sciopero fino a giungere all'occupazione del teatro se sarà necessario».

http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/10_aprile_30/opera-roma-sciopero-1602935986953.shtml

venerdì 30 aprile 2010

Napolitano firma il decreto, teatri in rivolta

ROMA - Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha emanato il decreto legge per le "Disposizioni urgenti in materia di spettacolo e di attività culturali", nel testo definitivo trasmesso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, che riflette significativamente osservazioni segnalate al Ministro per i Beni e le Attività culturali.

Il Capo dello Stato - si legge in una nota del Quirinale - "ha inoltre preso atto della conferma da parte dello stesso Ministro dell'intendimento di incontrare nei prossimi giorni le rappresentanze sindacali e di tener conto, nel corso dell'iter di conversione, delle proposte dei gruppi parlamentari e degli apporti collaborativi che potranno pervenire dal mondo della cultura e dello spettacolo".

TEATRO IN RIVOLTA - I teatri sono in rivolta e decidono proteste a raffica. Salta la prima alla Scala di Das Rheingold, l'Oro del Reno: i sindacati hanno indetto uno sciopero di quattro ore per il 13 maggio e leggeranno un messaggio dei sindacati contro il decreto. In attesa che venga pubblicato in Gazzetta Ufficiale il dl sarà comunque sciopero, questa sera, al Teatro dell'Opera, dove salterà il Don Chisciotte. Blocco totale ad oltranza dei lavoratori dell'Accademia di Santa Cecilia: i professori d'Orchestra, gli artisti del Coro, il personale Tecnico-Amministrativo daranno luogo ad happening musicali che si terranno nei foyer dell'Auditorium Parco della Musica informando, contestualmente, il pubblico sulle ragioni della protesta. Blocco anche a Napoli al Teatro San Carlo. Salta a Torino la prima del Barbiere di Siviglia al Teatro Regio, prevista domenica. Anche al Carlo Felice di Genova musicisti e maestranze sciopereranno per protesta: salterà giovedì 6 maggio (due giorni dopo il concerto in onore di Napolitano, in visita a Genova) il concerto sinfonico diretto da Jordi Bernacer. I sindacati del Teatro comunale di Bologna faranno sciopero martedì, in occasione della prima della Carmen.

BONDI: SCIOPERI IRRESPONSABILI - "Gli scioperi proclamati dai sindacati afferma il ministro della Cultura Sandro Bondi - con l'annullamento di molti spettacoli importanti, nonostante che sia stato già fissato un incontro con le parti sociali per giovedì 6 maggio e nonostante la volontà da me espressa di tenere conto in sede parlamentare delle proposte e dei suggerimenti migliorativi che verranno dai parlamentari e dalle forze politiche, rivelano una mancanza di rispetto per il pubblico e un atteggiamento irresponsabile di fronte a problemi che nessuno può ignorare così disinvoltamente". -

Ansa

giovedì 29 aprile 2010

Fondazioni liriche, Napolitano non firma il decreto Bondi e chiede chiarimenti


ROMA (Reuters) - Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, non ha emanato il decreto legge che riforma il settore delle fondazioni liriche e sinfoniche, rinviando il testo al ministro per i Beni e le attività culturali, Sandro Bondi, con richieste di chiarimento. Lo ha detto in serata una nota del Quirinale.

"Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a proposito del decreto-legge recante: 'Disposizioni urgenti in materia di spettacolo e attività culturali' pervenuto agli uffici della Presidenza della Repubblica nella tarda serata di venerdì 23 aprile, ha segnalato al Ministro per i Beni e le attività culturali, Sandro Bondi, osservazioni di carattere tecnico-giuridico e specifiche richieste di chiarimento sul testo inviatogli per la emanazione", si legge nella nota.

"Il Capo dello Stato ha nello stesso tempo preso atto positivamente dell'impegno manifestatogli dal Ministro a incontrare sollecitamente le organizzazioni sindacali ed a prestare la massima attenzione - nel corso dell'iter di conversione - alle preoccupazioni emerse e alle proposte dei gruppi parlamentari", conclude il comunicato.

Il decreto legge, a cui il cdm aveva dato via libera la scorsa settimana, contiene tra l'altro norme sul turn over dei dipendenti e l'età pensionabile di ballerini e, come ha dichiarato Bondi ai media, è un primo passo per "riordinare l'intero settore prevedendo la razionalizzazione dell'organizzazione e del funzionamento delle fondazioni liriche, l'incentivazione dell'apporto di capitali privati e la possibilità di riconoscere diversi gradi di autonomia delle fondazioni".


http://it.reuters.com/

lunedì 26 aprile 2010

Il governo sfascia l’Imaie e torna il conflitto d’interessi



ARTISTI. Con il contestato decreto legge sulle fondazioni liriche, l’esecutivo di Berlusconi vuole mettere le mani sull’Istituto che tutela i diritti di riproduzione, sciolto nel 2009, malgrado le sentenze del Tar. In ballo milioni di euro.

Dentro il decreto legge sulla riforma dello spettacolo e del settore lirico-sinfonico, approvato il 16 aprile scorso dal Consiglio dei ministri e osteggiato dal mondo della musica che chiede al Capo dello Stato di non firmarlo, si cela all’articolo 6 uno dei tanti pesanti conflitti di interesse che riguardano il cavalier Berlusconi: la riforma dell’Imaie, l’istituto mutualistico preposto alla tutela dei diritti degli artisti, interpreti ed esecutori di opere musicali, cinematografiche, drammatiche, letterarie e audiovisive che ridistribuisce agli aventi diritto i soldi provenienti dai passaggi in radio e in tv. Il decreto prevede la costituzione di un Imaie 2 messo sotto la vigilanza del ministero per i Beni e le attività culturali e del dicastero del Lavoro.

Una storia di soldi, tanti soldi che le reti televisive del premier potranno non riconoscere agli artisti, o farlo in modo molto parziale. Tutto parte dallo scioglimento dell’Imaie avvenuto nell’aprile 2009. Una decisione del prefetto di Roma Pecoraro, «per assoluta incapacità di raggiungere gli obiettivi statutari », in seguito a una relazione dei revisori dei conti dell’Istituto, fra i quali, per legge, anche quelli inviati dallo stesso ministro Bondi. Il problema è che chi negli anni avrebbe dovuto erogare i fondi, ossia proprio le reti televisive, Mediaset fra le al tre, non sembrava così concentrato nella ricerca degli artisti beneficiari.

Quindi la faccenda in sintesi funzionerebbe così: le tv non pagano i diritti agli artisti; nel 2007 si scatenano risse furibonde dentro l’Imaie a colpi di carta bollata su un articolo dello statuto, il 7, che permette l’erogazione di fondi rimasti a disposizione perché non sono stati rintracciati gli aventi diritto; partono denunce per truffe, se ne occupano il pm di Roma Luca Tescaroli e la Guardia di finanza, l’Imaie si blocca completamente, il prefetto scioglie l’Istituto perché non farebbe il suo lavoro, il premier, proprietario delle televisioni che per legge dovrebbero pagare quei diritti, emana un decreto d’urgenza che fonda un Imaie 2 sotto il controllo del governo. Con l’acqua sporca si butta via tutto il bambino per sostituirlo con un pupazzo.

Nel frattempo i 120 milioni che stavano nelle casse dell’Imaie sono spariti, visto che i commissari liquidatori hanno dichiarato nel gennaio scorso lo stato di passività dell’ente. Dove sono fi niti? Non si sa. Ma perché Berlusconi e Bondi hanno voluto un decreto d’urgenza? Sono decenni che si cerca di fare una riforma dello spettacolo dal vivo e adesso il primo ministro e il ministro dei Beni culturali ne partoriscono una in tutta fretta. La decisione del prefetto Pecoraro è stata respinta tre volte dal Tar, al quale s’era rivolto il presidente dell’Imaie Edoardo Vianello assieme a 200 artisti.

Il Tar a sua volta è stato smentito dalla sesta sezione del Consiglio di Stato, presieduta da Claudio Varrone, al quale si sono rivolti il ministero del Lavoro e il dicastero di Bondi. Consulente dell’ufficio legislativo del ministero dei Beni culturali, in carica “fino alla durata del ministro”, chi è? Federica Varrone, figlia di Claudio. Una coincidenza, per carità. Mica è illegale essere figlia e papà. Però ora succede che il Tar dovrà pronunciarsi di nuovo il 29 aprile. Il Tribunale ha tempo 90 giorni per depositare la sentenza, quindi se insisterà ad opporsi allo scioglimento la pratica ritornerà alla sesta sezione del Consiglio di Stato. Tuttavia rischia di arrivarci quando Varrone non sarà più al suo posto, causa pensionamento. Quindi meglio ficcare la rogna Imaie dentro un decreto d’urgenza, per scavalcare il Tar.

E siccome il diavolo fa le pentole ma non i coperchi, il decreto legge che attende la firma del Capo dello Stato viene pesantemente contestato dai lavoratori delle 14 fondazioni liriche: mobilitazioni e proteste in tutta Italia. A Napolitano si chiede di non firmare. Ma Bondi dice: «Non appena il decreto sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale, discuteremo in maniera franca e serena». Il ministro vuole quindi andare avanti a tutti i costi e poi magari ritoccare qualcosa prima della conversione del decreto da parte del Parlamento. E questo “qualcosa” potrebbe non essere l’articolo 6, dal quale passeranno i soldi che Rai e tv berlusconiane, attraverso un Imaie riportato sotto il controllo governativo, dovrebbero dare agli artisti, che già oggi si vedono riconosciuti i diritti più bassi del mondo: nell’80% dei casi da 1 a 5 euro.


Marcantonio Lucidi
http://www.terranews.it/news/2010/04/il-governo-sfascia-l%E2%80%99imaie-e-torna-il-conflitto-d%E2%80%99interessi

Fondazioni liriche, i lavoratori contestano il decreto Bondi: incidenti alla Scala


I lavoratori incontrano Napolitano e gli chiedono di non firmare il testo. Pronti scioperi e occupazioni dei teatri

ROMA (24 aprile) - Scontro tra i lavoratori del Teatro alla Scala di Milano e alcuni agenti in tenuta antisommossa che hanno impedito ai manifestanti di arrivare davanti all’ingresso del teatro milanese, dove erano in corso le celebrazioni per il 25 aprile. I lavoratori protestavano contro il decreto di riforma delle fondazioni liriche del ministro Bondi, varato venerdì in consiglio dei ministri. Dopo alcuni momenti di tensione gli agenti hanno sfoderato i manganelli di fronte ai manifestanti che continuavano a spintonarli. Uno scontro durato pochi attimi ma la tensione è stata alta davanti all’ingresso laterale in via Filodrammatici.

Uno dei manifestanti sanguinava, colpito al volto da un manganello, mentre altri colleghi lo soccorrevano. Elettricisti, musicisti, tutti gli operatori dello spettacolo che lavorano al teatro alla Scala, hanno gridato I manifestanti hanno anche rivolto insulti urlando tra le altre cose "assassini, assassini" e "fascisti".

Una cinquantina di lavoratori del Teatro alla Scala di Milano ha inscenato un picchetto di protesta all’ingresso della piazza del teatro, all’interno del quale il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha tenuto il discorso per il 25 aprile. I lavoratori avevano già incontrato il capo dello Stato, consegnandogli una lettera con la richiesta di non firmare il decreto. Richiesta urlata a gran voce anche alla Scala. Ai lavoratori il presidente ha risposto ricordando che le sue prerogative non gli permettono di non firmare.

“No al decreto - si legge su uno striscione - via i banditi ANFOLS”. Tra i manifestanti alcuni orchestrali hanno abbozzato un’aria di Astor Piazzolla, mentre alcuni componenti del coro hanno cantato il “Va pensiero”. Soddisfatto per l’incontro di oggi con Napolitano il sindacalista della Cgil, Giancarlo Albori, in piazza con i manifestanti. «Napolitano - ha detto Albori - ha sottolineato che occorre una riforma di sistema e che verificherà il decreto anche in rapporto alla situazione del lavoro e ai teatri. Lui ha sottolineato di considerare la cultura una risorsa strategica che deve essere considerata un investimento».

La decisione del presidente della Repubblica sul decreto Bondi è attesa per lunedì o martedì, ma si aspetta di conoscere quale sarà il testo definitivo del provvedimento, limato fino all'ultimo negli uffici di Palazzo Chigi e dei diversi ministeri coinvolti. I sindacati annunciano scioperi e occupazione dei teatri, a catena a partire dalla data di promulgazione del decreto. Una dichiarazione di guerra che vale per Milano, ma anche per Roma, dove i lavoratori del Teatro dell'Opera si sono allineati con il coordinamento nazionale. A Firenze, tra le città più bollenti, i lavoratori hanno votato a maggioranza la possibilità di scioperare il 29 aprile, facendo saltare la prima del Maggio.

Bondi, convintissimo delle sue ragioni, si è detto pronto a incontrare i sindacati dopo la promulgazione del decreto. A far discutere è il provvedimento - che Pd e sindacati ritengono anche incostituzionale - ma qualche malumore lo hanno provocato i conti delle Fondazioni resi pubblici on line qualche giorno fa da Bondi per sottolineare la crisi del settore. Il comunale di Bologna, guidato da Marco Tutino che è anche presidente dell'Anfols (l'associazione che raccoglie le 14 fondazioni italiane), non ci sta a farsi elencare nella lista degli indebitati e ribadisce che il passivo dei suoi bilanci «non è imputabile a particolari errori di gestione. Se negli ultimi anni avessimo ricevuto da Regione, Comune e Provincia gli stessi contributi arrivati ad enti lirici analoghi» il quinquennio 2004-2008 non solo non si sarebbe chiuso in passivo ma «avremmo accumulato un attivo superiore ai 6,1 milioni, sottolinea il sovrintendente confrontando la situazione bolonese con quella del Carlo Felice di Genova, del Regio di Torino e della Fenice di Venezia.

L'attesa rimane comunque per il decreto. Articolato in 7 punti, non dovrebbe comprendere più almeno per ora l'autonomia per il Teatro alla Scala di Milano e l'Accademia di Santa Cecilia di Roma, argomento delle polemiche più infuocate. Rimangono invece tutte le disposizioni per il riordino del settore (comprese quelle per l'Imaie istituto dei previdenza degli artisti) l'età pensionabile dei ballerini ai 45 anni d'età, le procedure per arrivare ad un contratto nazionale di lavoro del settore in tempi brevi.


http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=99224

domenica 25 aprile 2010

Niente alberi: Abbado tradito dalla Moratti.

Il verde di Claudio Abbado e Renzo Piano resta al verde. Nel senso che il Comune di Milano ha annunciato lo stop al progetto dell’architetto star per 3.500 alberi da piantare in città, parte del famoso cachet di 90 mila piante chiesto dal direttore star per tornare alla Scala dopo 24 anni. Cosa che, comunque, farà regolarmente in giugno. «L’amministrazione comunale - fa sapere Palazzo Marino - non ritiene di potersi far carico delle spese per la piantumazione di circa 3.500 alberi in dodici luoghi della città, con una spesa prevedibile superiore ai 10 milioni di euro», a meno che non si trovi un «indispensabile sponsor». Che, evidentemente, non c’è.

La storia raccontata dal Corriere è molto complicata e molto milanese. Naturalmente la polemica infuria. I Verdi protestano, l’assessore al Verde del Comune approva, Piano soffre, la Coca-cola s’offre come sponsor, Legambiente attacca il sindaco Letizia Moratti, Assoedilizia la applaude e gli Abbadiani Itineranti, «che seguono Abbado da più di quindici anni in giro per il mondo», fanno sapere che «quello di Claudio non era un ricatto, lo conosciamo bene, era un gesto d’amore per la sua città, e non è stato ricambiato». Del resto, lo stesso Abbado, che ha trasformato la sua proprietà in Sardegna in un fantastico parco, ha sempre detto: «Nel fondo del mio cuore, penso di essere solo un giardiniere». Però per il momento non commenta lo sgarbo della giunta, anche se lo descrivono amareggiato assai.

Fin qui la rissa. La notizia vera, però, è che i concerti di Abbado sono confermati: due «ufficiali», il 4 e 6 giugno, e la prova generale aperta per i giovani del 3. In programma (anche qui dopo molte esitazioni e un cambio clamoroso) c’è la Seconda sinfonia Resurrezione di Mahler con due orchestre (la Filarmonica della Scala e la Mozart) e tre cori (Filarmonica, Radio Svedese e Arnold Schönberg). Di Mahler si festeggia nel 2010 il 150° anniversario della nascita ma, in realtà, il concerto festeggia soprattutto il ritorno di Claudio Magno nella sua città e nel suo teatro, di cui fu direttore musicale dal ’68 all’86 in una stagione politicamente difficile come tutte ma artisticamente esaltante come poche. Abbado non dirige i complessi della Scala alla Scala da 24 anni: inutile dire che gli abbadiani di tutto il mondo sono in fibrillazione e quelli milanesi in orgasmo. Lo ha dimostrato l’assalto a Internet di ieri, quando il teatro ha messo in vendita «on line» i biglietti sopravvissuti alla prevendita riservata agli abbonati (anche qui, non senza polemiche violentissime sugli effervescenti blog di melomani e loggionisti). Bene: ce n’erano 595, sono stati «bruciati» in meno di cinque minuti. Chi non potrà entrare alla Scala potrà rifarsi in piazza Duomo, dove il concerto andrà in diretta su un maxischermo hi-tech steso fra le due torri dell’Arengario. Ma, a questo punto, senza vista sul boschetto di frassini previsto da Piano dietro il monumento a Vittorio Emanuele.

ALBERTO MATTIOLI
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/spettacoli/201004articoli/54357girata.asp

giovedì 22 aprile 2010

Bondi, pubblichiamo anche i compensi dei supersovrintendenti, dei superdirigenti e dei supermanager?

I compensi del sovrintendente del Teatro Regio Mauro Meli e dei neodirigenti del Comune di Parma diventano un caso nazionale. Le retribuzioni sono infatti portate ad esempio (negativo) da parte di Carlo Podda, segretario generale della Fp Cgil nazionale. In attesa che il consiglio dei ministri del 15 ottobre approvi i decreti attuativi della legge delega 15, la "controriforma della pubblica amministrazione", al Comune di Parma "scoppia una polemica che ci aiuta a capire la pubblica amministrazione italiana, le sue distorsioni, i suoi sprechi. Una polemica che mette in evidenza le forti criticità di un altro provvedimento del governo: il non-tetto agli stipendi dei manager pubblici, che a dispetto del nome non riguarda gli stipendi, prevedendo l'esclusione dei compensi pubblici dal computo del reddito, calcolando solo collaborazioni e consulenze esterne''.

Podda ricorda che nel Comune di Parma il sovrintendente del Teatro Regio costa tra stipendio e benefit 336mila all'anno, un dirigente all'urbanistica costa 445mila euro in un triennio (49mila euro per i restanti mesi del 2009, 197mila e 200mila euro per gli anni 2010 e 2011), un ingegnere dell'area Servizi al cittadino e impresa ne costa 441mila. Per comprendere la "sproporzione", sottolinea il rappresentante sindacale, di queste cifre "basta compararle con l'intero importo degli aumenti stipendiali dei 1300 dipendenti del Comune, come da ultimo rinnovo del contratto decentrato per il triennio economico 2009-2011, che vale 650mila euro''.

Parma, pur portata ad esempio, non è tuttavia un caso isolato: ''L'elenco di tali sproporzioni, in giro per la pubblica amministrazione italiana, sarebbe lunghissimo, e dimostrerebbe a tutti come la vera emergenza, dal punto di vista finanziario, come dal punto di vista dell'etica nella gestione delle risorse pubbliche, non siano i 'parassiti' dei Teatri Lirici, ma i super consulenti, i super dirigenti, i super sovrintendenti''.


''Su questo fronte la controriforma Brunetta non fa nulla. Lo stesso dicasi per l'altra pomposa operazione mediatica, quella sulla trasparenza delle retribuzioni. Pubblicare le retribuzioni, tassativamente, ma solo gli stipendi, consulenze escluse. La si potrebbe chiamare trasparenza zoppa'', continua Podda. ''Di questo si dovrebbe discutere, del rapporto malsano tra politica ed amministrazione pubblica, di quella vera e propria questione morale che attraversa trasversalmente il territorio italiano e la sua classe dirigente, non certo della possibilita' di licenziare i dipendenti pubblici che, per inciso, non viene introdotta con questa controriforma, ma era gia' presente nel nostro ordinamento'', conclude il segretario della Fp Cgil.

http://parma.repubblica.it/dettaglio/cgil-attacca-sui-compensi-meli-e-dirigenti-caso-nazionale/1742310

mercoledì 21 aprile 2010

Taglio del FUS?....e io voglio tagliare le auto blu !!!

Contribuenti.it è un’associazione che tutela gli interessi dei contribuenti italiani. L’ente ha condotto uno studio volto all’analisi della flotta di auto con conducente a disposizione dei dipendenti di Stato, Regioni, Province, Comuni, Municipalità, Comunità montane, Enti pubblici, Enti pubblici non economici e Società misto pubblico-private.
Il risultato dell’indagine è un per nulla invidiabile record mondiale per l’Italia, risultato il Paese con il più elevato numero di auto blu al mondo: 574.215 automobili.
Al secondo posto ci sono gli Stati Uniti d’America: 73.000 (!), Francia 65.000, Gran Bretagna 58.000, Germania 54.000, Turchia 51.000, Spagna 44.000, Giappone 35.000, Grecia 34. 000 e Portogallo 23.000.

Il problema non sembra avere soluzione: dal 2001 al 2006, alla voce «noleggio di automezzi» nel bilancio delle spese che gravano sulle casse dello Stato si è verificata una vera impennata; i costi sono cresciuti da 28 a 140 milioni di euro, pari a un aumento reale del 357%.

Lirica: il decreto al Quirinale. Apportate modifiche.


ROMA - 21 APRILE 2010 - E' stato trasmesso nel tardo pomeriggio di ieri al Quirinale il decreto di riforma delle fondazioni liriche che potrebbe essere firmato oggi dal capo dello Stato. Intanto, il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi annuncia che da oggi saranno on line sul sito del ministero i dati economici delle 14 fondazioni italiane, "dati - dice il ministro - che i cittadini devono conoscere per rendersi conto dell'urgenza e della opportunità del provvedimento"(foto, Stephane Lissner, sovrintendente della Scala).

Modifiche anche importanti al testo del decreto sarebbero state apportate sia nel corso del consiglio dei ministri di venerdì 16 aprile, che lo ha approvato, sia successivamente, dagli uffici della presidenza del consiglio e dei ministeri dell'Economia e dei Beni culturali, su disposizione dello stesso Cdm .

L'attuale decreto si comporrebbe di sette articoli, "molto più stringente", viene fatto notare, rispetto a tante precedenti versioni. Il testo è diviso in più argomenti, tra i quali le disposizioni in materia di personale, quelle che riguardano le attività culturali, il riordino dell'Imaie, e la normativa specificamente relativa al riordino generale del settore lirico sinfonico.

Nell'ultimo testo non sarebbero previste situazioni particolari per la Scala e Santa Cecilia, allo scopo di superare le polemiche sorte intorno alle "classifiche" tra le fondazioni. Resterebbe invece immodificata la l'età pensionabile dei ballerini, che il decreto fissa per uomini e donne al compimento dei 45 anni d'eta. Nel testo ci sarebbero anche nuove procedure per arrivare ad un contratto nazionale di lavoro del settore in tempi brevi, demandando la trattativa all'Aran. Sarebbero inoltre previste decurtazioni sugli integrativi e norme restrittive sull'esclusività delle prestazioni.

"Più lo leggiamo questo decreto e più vediamo che si tratta di un provvedimento parziale che non ha un profilo riformatore ed è solo un accanimento rispetto all'elemento lavoro", commenta per la Cgil Silvano Conti, che fa riferimento a uno dei testi non ufficiali che girano in questi giorni.

Proprio su questo clima di incertezza è intervenuto il deputato Giuseppe Giulietti,(NELLA FOTO) portavoce di Articolo 21, che ha chiesto alla presidente della commissione cultura della Camera, Valentina Aprea, di intervenire con il governo perché faccia conoscere alle Camere il testo ufficiale del provvedimento.

martedì 20 aprile 2010


COMUNICATO FONDAZIONI LIRICO SINFONICHE

Il giorno 19 c.m. a Milano si è tenuto il programmato coordinamento nazionale dei lavoratori delle Fondazioni Lirico Sinfoniche.
Nella relazione introduttiva le Segreterie Nazionali hanno illustrato quanto appreso dalle agenzie di stampa relativamente all’approvazione in Consiglio dei Ministri del Decreto Legge presentato dal Ministro Bondi inerente alle Fondazioni Lirico Sinfoniche.
Nonostante che a tutt’oggi non sia noto il dettaglio dei provvedimenti assunti, sono altresì certe le materie affrontate strettamente connesse con l’autonomia delle fondazioni stesse e delle parti negoziali, il decreto interviene sulle condizioni lavorative, attacca la stabilizzazione degli organici e sull’ampliamento delle forme di precarizzazione fino alla cancellazione di espressioni artistiche quali la danza che vede disconosciute le tutele previdenziali.
Inoltre il decreto è in netta contraddizione con gli indirizzi in materia di Fondazioni espressi dalla VII Commissione Cultura del Senato con risoluzione del 18.3.2009.date al Governo
Al di là del merito, a partire dal tema fondamentale delle risorse certe che potrebbero costituire investimento sulla cultura quale volano dell’economia, il Coordinamento considera il provvedimento assolutamente improprio e discutibile sul piano della legittimità non solo poiché il settore non riveste carattere di urgenza, ma anche perché si interviene per via decretativa su materie complesse e delicate che dovrebbero essere affrontate per via ordinaria, privilegiando l’interlocuzione e il confronto con le parti sociali soprattutto come nel caso specifico essendo in presenza di un disegno di legge di sistema sullo Spettacolo dal Vivo.
Il coordinamento auspica altresì che lo stesso Presidente della Repubblica condivida le nostre perplessità relativamente alla congruità dello strumento usato .
Per quanto ci riguarda attiveremo tutte le iniziative che riterremo opportune per respingere le modalità ed i contenuti del decreto.
Pertanto come già preannunciato nell’ultimo comunicato, nel ribadire la nostra piena disponibilità ad un confronto serio e di merito finalizzato ad una vera riforma del settore che ne favorisca la tenuta e lo sviluppo, il coordinamento definisce le seguenti iniziative:
Assemblee nei luoghi di lavoro per informare e sensibilizzare i lavoratori
Sciopero senza soluzione di continuità in tutte le Fondazioni in concomitanza con gli spettacoli in programma , a partire dalla promulgazione del decreto secondo un calendario e con modalità che saranno comunicate nei prossimi giorni
Una prima forte iniziativa nazionale tesa al coinvolgimento delle forze politiche –parlamentari , delle Regioni, dell’Agis , dell’Anci
Tutte le forme di coinvolgimento istituzionale (sindaci/presidenti di regioni) e del pubblico sul territorio
Coinvolgimento delle Confederazioni per traguardare un tavolo interministeriale per un confronto su una vera riforma del settore
Il coordinamento considera questa battaglia fondamentale in difesa delle Fondazioni lirico Sinfoniche, della Cultura, della dignità di tutti i lavoratori che operano nel settore che rappresentano un patrimonio culturale non riproducibile in questo Paese e ai quali non può essere negato il diritto ad un contratto nazionale, (ed alla relativa copertura salariale) arenato ormai da oltre tre anni



LE SEGRETERIE NAZIONALI
SLC-CGIL FISTEL-CISL UILCOM-UIL CISAL-FIALS


Milano, 19 aprile 2010

lunedì 19 aprile 2010


LIGURIA - Carlo Felice, rischio di occupazione. No al decreto legge di riforma, i sindacati accusano il ministro Bondi
COSTANTINO MALATTO
DOMENICA, 18 APRILE 2010 LA REPUBBLICA - - Genova

Domani a Milano il coordinamento nazionale deciderà le prime risposte alle mosse del Governo


Sindacati sul piede di guerra anche al Carlo Felice di Genova dopo il via libera da parte del consiglio dei ministri al decreto legge di riforma delle fondazioni lirico sinfoniche. Domani si riunirà a Milano il coordinamento nazionale dei sindacati: da lì usciranno le prime risposte alla mossa del governo. Compresa la possibile occupazione dei teatri lirici italiani. «Con questo decreto legge - accusano Nicola Lo Gerfo (Fials-Cisal) e Carmine Del Regno (Snater) - il ministro Bondi ha tradito la promessa che aveva formulato, di elaborare una vera legge di riforma del settore attraverso un percorso di concertazione con sindaci, sovrintendenti e sindacati. Invece, senza ascoltare nessuno, ha dato vita a un decreto confuso e penalizzante per tutti, per i lavoratori ma anche per le Fondazioni liriche». Fials e Snater hanno firmato insieme alla Uilcom un comunicato in cui tra l´altro accusano il ministro Bondi di avere varato un decreto che tenta di «far pagare ai lavoratori il prezzo degli sprechi e delle inefficienze che da lungo tempo affliggono i nostri teatri, senza minimamente affrontarne le vere responsabilità gestionali e politiche».
Uno dei più soddisfatti per questo decreto si è mostrato Marco Tutino, attuale sovrintendente del Comunale di Bologna e presidente dell´Anfols, Associazione che raggruppa le fondazioni liriche e sinfoniche. Un motivo di polemica in più per Genova: negli ultimi tempi il nome di Tutino è circolato come possibile sovrintendente del Carlo Felice, quando sarà finito il commissariamento. «Abbiamo sentito anche noi questa voce - dicono i sindacalisti - Visto quello che è accaduto a Bologna, speriamo che la scelta del nuovo sovrintendente venga ben ponderata, per evitare che anche a Genova ci siano ripercussioni negative».


VERONA - Riforma delle Fondazioni: «Se ci danneggia reagiremo»
Domenica 18 Aprile 2010 CRONACA Pagina 16 - L'ARENA



LIRICA. Le prime reazioni al decreto legge, che riguarda 14 realtà culturali in Italia, varato dal Consiglio dei ministri




Il sovrintendente Girondini temporeggia: «In settimana esamineremo il testo» Ma con i pensionamenti a 45 anni di età, il corpo di ballo dell’Arena si dimezzerà

«La Scala di Milano ha ottenuto il riconoscimento di teatro di valenza nazionale? Bene, senz’altro l’Arena di Verona l’avrà come teatro internazionale». Allarga le braccia il sovrintendente della Fondazione Arena, Francesco Girondini, e commenta con una battuta la notizia che il Consiglio dei ministri ha approvato, su proposta del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e del ministro per i beni e le attività culturali Sandro Bondi, il decreto legge per la riforma del mondo dello spettacolo e in particolare delle 14 Fondazioni lirico-sinfoniche. Lo scopo del provvedimento legislativo è razionalizzare le spese e ottimizzare i livelli di qualità del settore.
Il decreto prevede per la Scala e l’Accademia di Santa Cecilia di Roma, il ruolo di strutture di particolare interesse nazionale. Un riconoscimento che ha suscitato dure reazioni, come quella del sindaco Matteo Renzi di Firenze, in altre realtà che si sentono declassate.
«Eravamo a conoscenza», afferma Girondini, «del decreto di riforma delle Fondazioni lirico-sinfoniche, un anno e mezzo fa avevo partecipato ad un incontro con il ministro Sandro Bondi e tale esigenza è condivisa da tutti, visto che l’ultima riforma risale al 1996». Ma sono già scoppiate le polemiche. C’è che parla di Scala e Accademia di Santa Cecilia in serie A e di altre Fondazioni, come l’Arena di Verona, in B. «Va detto che questi due teatri godevano già di tale riconoscimento, ma il testo nessuno lo conosce, a parte alcuni dettagli come quello che prevede il pensionamento dei ballerini a 45 anni». Tale misura comporterà in pratica il dimezzamento nei prossimi due o tre anni dell’intero corpo di ballo. Dei 24 componenti, 16 hanno un’età superiore ai 40 anni. Ciò significa la fine del corpo di ballo dell’Arena? «Su 14 Fondazioni», osserva Girondini, «solo cinque o sei hanno questa realtà che evidentemente non viene ritenuta essenziale, ma non dimentichiamo che durante il festival lirico ci avvaliamo di aggiunti. Una strada alternativa ai tagli potrebbe essere la formazione di un corpo di ballo regionale o inter-regionale che metta insieme Arena, Fenice di Venezia e teatro Verdi di Trieste».
Quanto alle proteste, come quelle del sindaco Renzi, in veste di presidente del Maggio Fiorentino, Girondini glissa: «Inutile contestare un testo che ancora non conosciamo integralmente, in settimana potremo esaminare il testo definitivo firmato dal presidente Napolitano e verificheremo il da farsi». Il sovrintendente ha concordato la strategia con il sindaco-presidente della Fondazione Arena Flavio Tosi. «Per essere convertito in legge», conclude il sovrintendente Girondini, «ci vorranno almeno 60 giorni e nel caso il testo abbia contenuti negativi per le Fondazioni come la nostra faremo le nostre osservazioni che sottoporremo al ministro. Inoltre, sempre se ci sarà la necessità di salvaguardare la nostra più importante realtà culturale, solleciteremo l’intervento dei parlamentari veronesi». E.S.



Messaggero di sabato 17 aprile 2010, pagina 27
La scalata della Scala
di Sala Rita

La scalata della Scala Milano già festeggia la patente di teatro d'interesse nazionale. ROMA Il decreto legge era ancora caldo e fragrante, appena approvato, e già Milano brindava alla nuova patente del suo Teatro lirico, dichiarato di interesse nazionale . Il sindaco, Letizia Moratti, rin-. graziava il governo: «Si tratta di «un provvedimento che premia il ruolo della Scala e l'impcgno delle istituzioni cittadine che hanno sempre operato con orgoglio e grande senso di responsabilità».. Ancora: «Da tempo il sovrintentente Lissner speràva nel titolo di teatro nazionale ed ora che è arrivato si dice onorato e nello stesso tempo affenna di avvertirne la responsabilità». A seguire, tuttele cifre dell'eccellenza scaligera. E Lissner: «L'autonomia consentirà alla Scala di avere una gestione più flessibile, senza essere legata ad alcune fra le regole che le Fondazioni devono rispettare».
Il testo del decreto non si conosce, dovendo prima passare alla firma del Quirinale per poi essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Si conoscono per i contenuti, che il ministro dei Beni e delle Attività Culturali, Sandro Bondi, ha commentato, definendoli il «primo passo di un percorso che porterà le Fondazioni a una gestione più efficiente ed efficace, razionalizzandone le spese e favorendo, altre alla produttività del settore, la cresella qualitativa delle produzioni», Nel testo di legge, la qualifica di interesse nazionale non comparirebbe associata ai nomi della Scala e di Santa Cecilia (l'unica, fra le 14 istituzioni, soltanto sinfonica). Il comunicato del Ministero che riporta la soddisfazione di Bondi, parla per di «ricnoscimento dei diversi gradi di autonomia delle Fondazioni a partire dal Teatro alla Scala di Milano e dall'Accademia Nazionale di Santa Ceciha». Ricorda poi gli altri punti qualificanti: la cen del contratto collettivo nazionale di lavoro da subordinazione ad esso dei rinnovi dei contratti integrativi aziendali del personale di ogni singola Fondazione, «in modo da evitare distorsioni di questo importante strumento»; il carattere di esclusività al rapporto di lavoro dei dipendenti delle Fondazioni liriche, che potranno svolgere attività autonome solo nei limiti e con le modalità previsti dal nuovo contratto collettivo;
norme rigorose sul turn over dei dipendenti e rerole nuove perle le assunzioni e per la tipologia dei contratti di lavoro utilizzabili (si applicherà la legge Biagi), ponché in tema di trasparenza nelle graduatorie di accesso al lavoro; rideterminazione dei criteri selettivi di assegnazione e di liquidazione dei contributi alle attività di spettacolo dal vivo, tenendo conte della quantità e della qualità della produzione svolta dalle singole istituzioni, della loro regolarità gestionale e del successo di pubblico ». Fra le novità anche il pensionamenlo dei danzatori (al quale plaude Roberto Bolle) all'età di 45 anni.
Forti critiche dai partiti di opposizione (Pd e ldv in testa) e subito in agitazione i lavoratori. I sindacati giudicano negativamente le posizioni assunte sul rinnovo del contratto nazionale dall'Anfols (l'Associazione delle fondazicini lirico sinfoniche) e annunciano la richiesta al Ministro di un «chiarimento complessivo». Siamo pronti a tutto, dicono, anche ad occupare le Fondazioni, se il decreto dovesse essere firmato prima del chiarimento, «ovvero intervenisse imponendo modifiche destrutturanti sull'impianto del contratto nazionale vigente», Proteste al Maggio Musicale Fiorentino: «In attesa di conoscere il testo del decreto hanno detto congiuntamente il sovrintendente, Francesco Giambrone, e il direttore principale, ZubinMehta, riteniamo preoccupante che ancora una volta il Maggio non venga neppure citato dal ministro Bondi tra le istituzioni che potrebbero vedersi riconosciuto uno status e un'autonomia particolari. Siamo sempre stati contrari alle classifiche. Ma nel momentoin cui il govemo insiste nell'ipotizzare differenziazioni, vogliamo pensare, per Firenze e per il Maggio (che il più antico e importante Festivai musicale italiano), ad una omissione involontaria. Qualsiasi altra cosa sarebbe inaccettabile». Gianni Letta, presente ieri a Firenze alla consegna del Fiorino d'oro a Ettore Bernabei, avrebbe comunque assicurato al sindaco Renzi che il Maggio avrà il suo giusto riconoscimentà.
Il sovrintendente di Bologna, Marco Tutino, plaude alla riforma «se riuscirà a premiare le gestioni sane», mentre Antonio Cognata, da Palermo, preso atto del grave dissesto generale, si augura che «il decreto contenga, gli elementi necessari per realizzàre una mag FondaAoui liriche/il Consiglio dei ministri ha approvato la riforma con un decreto legge ora alla firma di Napolitano. Proteste dei lavoratori che minacciano l'occupazione *** Bernabei, giore efficienza produttiva, ma senza ledere le prerogative culturali dei Teatri».
E Roma, che attende per la fme dell'anno l'arrivo di Riccardo Muti e, assieme al maestro napoletano, la resurrezione? «Aspetto dileggere il testo del decreto», dice il sovrintendente, Catello De Martino ma penso che il Ministro si sia solo dimenticato di parlare di Roma. 11 nostro è i1 teatro della Capitale ed è impegnato in un'intensa azione di rappresentanza internazionale. Abbiamo receutemente siglato accordi con importanti teatri europei e con il Met di New York». Dichiara il sindaco Alemanno: «Non ho letto il testo del decreto. In ogni caso non è accettabile che ci sia una graduatoria preventiva delle Fondazioni rispetto all'autonomia. Sono contento per Santa Cecilia. Ma sono certo che il Capo dello Stato, se la graduatoria esiste non firmerà. Anche l'Opera di Roma, il teatro lirico della Capitale, merita una sua posizione specifica».

venerdì 12 marzo 2010

Lettera aperta ai presidenti-candidati della Regione Puglia

1 marzo 2010

Spett. candidati,
porgo a voi il saluto da parte della Federazione Bande Pugliesi (Fe.Ba.Pu.).

Vorrei approfittare della campagna elettorale per richiamare l’attenzione sul mondo bandistico della nostra regione che certo non vive, come tanti altri settori della società civile, momenti facili.

La Puglia è storicamente una regione caratterizzata da una tradizione bandistica viva e in costante fermento ma con forti problemi strutturali che meritano la massima attenzione e il costante impegno. La Banda, nel nostro territorio, non è solo un fenomeno culturale bensì una fonte di sostentamento per molti nuclei familiari. Una realtà,la nostra, in cui convivono bande da giro e giovanili, basse musiche e bande cittadine. Un pezzo di cultura popolare che contribuisce enormemente all’identità e allo sviluppo della musica pugliese. Un mondo fatto di feste patronali, casse armoniche, festival, rassegne, scuole di musica dallo straordinario impatto sociale!

Il nostro è un settore troppo spesso criticato, spesso giustamente, ma dalle straordinarie risorse.

Esse possono contribuire enormemente allo sviluppo sociale e culturale delle comunità locali: siano esse piccole o grandi!

Questo è, e sarà, il nostro impegno! Vogliamo provarci convinti che il progetto verso il quale ci stiamo impegnando possa, quantomeno, contribuire ad accrescere l’attenzione su tale realtà. Un progetto ideato in favore delle bande e non contro qualcuno!

Detto ciò vorrei segnalarvi la disponibilità della nostra federazione a poter lavorare su questo campo ricordandovi che abbiamo già presentato un progetto di Legge Regionale redatto dal nostro stesso Presidente M° Domenico Zizzi, un progetto per la costituzione di un Archivio Regionale delle Bande e un progetto per la formazione di una banda rappresentativa pugliese.

Salviamo le bande! Esse sono un patrimonio di tutti e per tutti al quale non possiamo, e non dobbiamo, rinunciare.

Salviamo le bande! Esse sono fucina per le nuove generazioni di musicisti e per la divulgazione della cultura.

Salviamo le bande! Esse sono parte integrante della nostra storia.

Facciamo sistema! Salviamo le bande! Salviamo la nostra cultura, la nostra identità!

Ringraziandovi della cortese attenzione, spero che questo mio accorato appello (che è quello di tutte le bande pugliesi) possa essere accolto!

Porgo i miei più sinceri auguri per la vostra campagna elettorale con l’auspicio di collaborare con tutti sin dall’inizio delle attività istituzionali.

Cisternino, 25 Febbraio 2010

il Presidente

Testo tratto dal blog :
http://febapu.com/

mercoledì 24 febbraio 2010

Petruzzelli, Accardo: "Il rock rovina acustica"

"Il rock e il pop e, più in generale, la musica leggera che si avvale di amplificazione possono metterea repentaglio l'acustica del teatro Petruzzelli". Questo è l'allarme del grande violinista che invoca l'uso del teatro in primo luogo per la sinfonica e la lirica. Acceso il dibattito
di Antonio Di Giacomo
La natura dei luoghi, prima di tutto. A rivendicarla, intervenendo nel dibattito di Repubblica sull'opportunità di tenere concerti di musica leggera al Petruzzelli, è il violinista Salvatore Accardo. "Non dobbiamo dimenticare - suggerisce - che, durante l'epoca in cui sono stati concepiti ed eretti i teatri storici, non esistevano altri tipi di musica se non la classica e la lirica".

Maestro come vede, in questo scenario, l'ingresso del pop? "Sono contrario, da sempre, all'uso di tutto quanto è tecnologico in un teatro storico: mi riferisco a microfoni, altoparlantie ad altre soluzioni di amplificazione. Un teatro poi come il Petruzzelli, forte di un'acustica a dir poco perfetta, non ha certo bisogno di amplificazioni". E allora? "Un certo tipo di musica leggera, diciamo pure la quasi totalità, ha bisogno di amplificazione. Il discorso può cambiare semmai per quei musicisti non classici che, per esprimere le loro qualità, non hanno necessità di strumentazioni tecnologiche".

Per esempio? "Penso a un artista come Paolo Conte che può cantare come se fosse un cantante di lieder". Al bando, dunque, i concerti musica commerciale? "Assolutamente. Il Petruzzelli non è certo l'ambiente adeguato. Perché farli lì, poi, non capisco davvero". Quali criteri adottare, dunque, per scegliere? "Se c'è della musica leggera di qualità ben venga: ripeto un Conte sì, su altri direi di no. Senza parlare del rischio che tutto quanto è invasivo dal punto di vista sonoro possa compromettere l'integrità di un teatro storico".

In che senso, prego. "Al di là del fatto culturale, c'è il pericolo concreto che certi volumi possano danneggiare l'acustica. È noto che le vibrazioni acustiche danneggino i monumenti, figuriamoci quali effetti potrebbe avere musica enormemente amplificata in un teatro storico come il Petruzzelli dove il legno, ancora più sensibile, è materia prima per l'acustica". Alla fine affittare il teatro, come fa la Fondazione, è anche un modo per fare cassa però.

"

"Lo so bene. In passato, per dirne una, hanno noleggiato un gioiello come il San Carlo peri matrimoni. Solo per far soldi. Un'assurdità. Stiamo vivendo un momento storico allucinante: non ci sonoi soldi per la culturae la scuola e poi si sprecano centinaia di milioni di euro per la Maddalena, tanto per non fare polemiche". E dell'uso congressuale dei teatri, cosa ne dice? "Assurdo e basta".

C'è chi sostiene, tuttavia, come Cacciari che i teatri debbano vivere 365 giorni l'anno e non di sola classica e lirica. "E perché no, mi domando. In Germania, per citare soltanto un caso, ma accade ovunque nel mondo, anche le più piccole città hanno i loro teatri sempre aperti facendo sinfonica, opere e balletti". Diversi budget, forse? "Meno sprechi, direi. I teatri storici dovrebbero collaborare di più loro senza sperperare quattrini per allestimenti destinati a vivere pochi giorni, ma scambiandosi scenee costumi per esempio. Ma il problema sta alla base: non c'è educazione alla musica in Italia, a cominciare dalla scuola. E, come ha detto Muti, è inconcepibile che, nel Paese della storia della musica, la scuola non proponga un'educazione musicale come si deve".

A quando, maestro, il suo ritorno sul palcoscenico del Petruzzelli? "In autunno. Il 4 novembre, su invito dell'amico Rocco De Venuto, inaugurerò la nuova stagione della Camerata musicale barese proprio al politeama. Insieme con l'Orchestra da camera italiana, proporrò un programma "classico": le Quattro stagioni di Vivaldi

http://bari.repubblica.it/cronaca/2010/02/23/news/petruzzelli_accardo_il_rock_rovina_acustica_-2623589/

martedì 23 febbraio 2010

La ricetta di Fontana: ''Tutta la musica va bene ma se segue un progetto''

NEL 1983, quando era alla guida della Biennale Musica, scatenò un vespaio di polemiche per aver invitato artisti come Brian Eno e Laurie Anderson. Qualche anno dopo, da sovrintendente del Teatro alla Scala (carica che ha ricoperto dal 1990 al 2005), aprì le porte del Piermarini a West Side Story di Bernstein e a Keith Jarrett. E anche lì non mancarono le critiche. Da «laico contrario a ogni fondamentalismo", Carlo Fontana non si scandalizza per la svolta pop del Petruzzelli. Ma con alcune precisazioni. Carlo Fontana, il Petruzzelli sdogana la musica leggera. Che ne pensa? «Prima di tutto è necessaria una premessa. La distinzione tra musica alta e musica bassa, o se preferisce tra musica colta e musica extracolta, non esiste. La differenza sta nella fruizione: c' è l' ascolto consapevole, attento, e c' è l' ascolto passivo che punta all' evasione». Detto questo, che effetto le fa un teatro lirico che ospita Mario Biondi e Antonello Venditti? «Trovo che siano ottimi artisti. Non ho nulla in contrario, a patto che questa scelta si inserisca in un progetto ad ampio respiro. Che identità culturale vuole darsi il Petruzzelli? Vuole essere un luogo dove si produce musica o un contenitore di intrattenimento? Questo è il cuore del problema». Secondo lei quale dovrebbe essere l' identità del Petruzzelli? «Non sta a me dirlo, ma ritengo che, vista la sua storia e il contesto dove è inserito, non sia sbagliato aprire al pop. A condizione però che siano seguiti criteri di qualità anche per quanto riguarda la musica d' uso. E soprattutto che non si tratti di scelte estemporanee pensate solo per fare cassetta». Il sindaco Cacciari sostiene che invece questo è l' unico modo per far vivere i teatri lirici. «Stimo Cacciari ma non sono d' accordo. L' unico modo per far vivere i teatri, e non solo quelli lirici, sono i finanziamenti pubblici. In Italia non si fa altro che tagliare con il risultato che trionfa la cultura della non cultura. Se il Petruzzelli fosse messo nelle condizione di fare opere, concerti e balletti tutte le sere il problema non si porrebbe. E comunque non si fanno quadrare i bilanci con qualche concerto pop una tantum. In questo senso torno a ripetere che l' errore non è ospitare la musica leggera, ma farlo senza un progetto culturale preciso». Ma il pubblico non andrebbe educato anche all' ascolto di musica impegnata? «Certo, ma è anche l' offerta che induce la domanda. E torniamo all' emergenza principale di un paese come l' Italia che sulla cultura non investe, anzi taglia senza nessun riguardo, quando invece la storia ci insegna che il teatro, da sempre, è finanziato: che sia il principe rinascimentale, i privati o lo Stato, poco importa». Quando nel 1983 chiamò alla Biennale Musica Brian Eno, le diedero del trasgressivo. «Me lo ricordo bene, ma quella fu una scelta molto meditata. Volevo dare spazio alla musica di confine e non solo all' avanguardia colta. Esattamente come quando portai West Side Story alla Scala: in una stagione che celebrava il ' 900, quella era un' opera a tutti gli effetti rappresentativa della contemporaneità». Bernstein è una cosa, Baglioni un' altra. Alla Scala l' avrebbe mai invitato? «No, ma non perché non apprezzi Baglioni, che al contrario amo molto. Il motivo è un altro: la Scala fa storia a sé, non è paragonabile a nient' altro. È un simbolo che richiede una cura particolare: bisogna stare molto attenti a non intaccare la sua aura mitica». Uto Ughi ha definito "vergognosa" la svolta pop del Petruzzelli. «Questo snobismo non aiuta ad affrontare la questione. Mi porrei piuttosto un altro problema». Quale? «Ogni musica esige per sua natura un luogo preciso. Nei grandi spazi la musica barocca soffre, così come un concerto rock in un teatro lirico risulta sicuramente penalizzato.
Al Petruzzelli si sono chiesti come risolvere il problema "ambientale"?»

Repubblica — 19 febbraio 2010 pagina 13 sezione: BARI

L’ora di musica a scuola è una «vitamina» per il cervello



ANCHE I dislessici o gli autistici, potrebbero essere aiutati della musica
Imparare a cantare o suonare può aiutare a migliorare le capacità linguistiche

SAN DIEGO (California) - L’ora di musica a scuola? Importante come quella di italiano, di storia o di geografia. O forse di più, dicono i neuroscienziati. Perché ascoltare Beethoven, imparare a suonare uno strumento o a cantare una canzone hanno un’influenza importante sullo sviluppo sensitivo e cognitivo dei bambini e dei ragazzi. E potrebbe anche costituire un buon sistema per curare persone con disturbi del linguaggio come i dislessici o addirittura gli autistici. Musica e percezione del linguaggio, infatti, hanno a che fare sia con il con il sistema nervoso sensitivo che con i più alti centri cognitivi del cervello.

CLASSI RUMOROSE - «L’esperienza musicale – ha detto Nina Kraus, triestina d’origine, ora professore e ricercatrice alla Northwestern University di Evanston, Illinois, in occasione del meeting annuale dell’Aaas, l’associazione americana per il progresso delle scienze in corso a San Diego, - può aiutare a ascoltare meglio chi parla anche in un ambiente rumoroso perché permette di “isolare” i suoni: abbiamo valutato questa capacità studiando il cervello dei musicisti. Pensiamo a chi suona, per esempio, in un’orchestra: ciascun musicista riesce a cogliere segnali chiave che gli consentono poi di “entrare” al momento giusto». Le ricerche di Nina Kraus hanno dimostrato che il sistema nervoso risponde allo stimolo acustico del linguaggio (cioè a chi sta parlando) e allo stimolo musicale (una canzone per esempio) immediatamente, nel giro di millisecondi. I musicisti lo fanno più velocemente degli altri.

LA DISLESSIA - «Non solo –aggiunge la ricercatrice, - abbiamo anche dimostrato che l’esperienza musicale permette di ascoltare con più attenzione gli altri interpretando con maggiore facilità le sfumature del linguaggio legate a cambiamenti (anche minimi) dell’intonazione della voce dell’interlocutore». Ecco perché bambini educati alla musica possono mantenere più facilmente la concentrazione e ascoltare meglio la voce dell’insegnante in una classe rumorosa. Ecco perché persone con problemi di linguaggio, come appunto i dislessici o addirittura gli autistici, potrebbero essere aiutati della musica. «Adesso sappiamo che la musica – ha concluso Nina Kraus può modellare i circuiti sensori subcorticali in maniera tale che da migliorare attività quotidiane come la lettura o l’ascolto degli altri».

Adriana Bazzi

http://www.corriere.it/salute/10_febbraio_22/musica-scuola-vitamina-cervello_57b95138-1f88-11df-b445-00144f02aabe.shtml

Sanremo: Ughi, hanno vinto i peggiori

«In Italia siamo a livelli di terzo mondo, a Sanremo hanno vinto i peggiori, nel nostro Paese chiudono le orchestre (anche quelle della Rai) e si spendono soldi per trasmissioni televisive infime. Per non parlare della gestione clientelare dei teatri».

Lo ha detto il violinista Uto Ughi oggi a Sassari per la presentazione, assieme al sindaco Gianfranco Ganau, della rassegna musicale “Non solo Classica” nell’ambito delle celebrazioni per i 35 anni di attività della Compagnia Teatro e Musica di Sassari.

«Se anche i piccoli centri come Sassari valorizzano la cultura – ha aggiunto Ughi - allora vi è da ben sperare per il futuro del nostro Paese».

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mercoledì 2 dicembre 2009

"Un'orchestra e un coro in ogni città" Il sistema 'Abreu' conquista il mondo. In Italia invece ?


Centocinquanta orchestre giovanili e 140 infantili, 250.000 tra bambini e ragazzi che hanno imparato a suonare uno strumento musicale e fanno parte di un'orchestra. Il 'sistema Abreu', cioè il progetto sociale e musicale messo a punto 32 anni fa in Venezuela da Josè Antonio Abreu e sostenuto e ammirato dai più grandi musicisti, a cominciare da Claudio Abbado, ha prodotto "una resurrezione". Ha strappato i giovani alle bande criminali, li ha riscattati da una situazione di miseria materiale e spirituale, dando loro la forza per lottare per il proprio futuro e per quello delle persone vicine.

Abreu, 65 anni, ha ricevuto il 14 all'Auditorium della musica di Roma il Premio Unicef - Dalla Parte dei Bambini, "Per aver dedicato tutta la sua vita alla tutela dell'infanzia e dell'adolescenza e per essersi distinto nelle attività di recupero, attraverso la musica, di ragazzi in situazioni di grave disagio". La premiazione è stata preceduta da 'Tocar e Luchar', il commovente documentario realizzato da un ex allievo di Abreu, oggi diventato regista, Alberto Arvelo. Ed è stato seguito dal concerto dell'Orchestra Giovanile del Venezuela 'Simon Bolivar', costituita dagli elementi migliori delle orchestre giovanili venezuelane. Sul podio il venticinquenne Gustavo Dudamel, egli stesso un prodotto del sistema Abreu, considerato dalla critica internazionale "il più interessante nuovo direttore del pianeta", e, il giorno successivo, il 15, Claudio Abbado.

Mentre gli economisti di tutto il mondo si stanno domandando se davvero gli aiuti stanziati negli anni siano serviti allo sviluppo dei Paesi più poveri, e se i complicati progetti delle organizzazioni internazionali abbiano mai prodotto un qualche risultato, il sistema Abreu fa tornare in mente un antico detto cinese: "Se dai un pesce ad un uomo, si nutrirà una volta. Se gli insegni a pescare, mangerà tutta la vita. Se i tuoi progetti valgono un anno, semina il grano. Se valgono cent'anni, istruisci le persone".

Istruirle, farle diventare "persone di valore". "Se qualcuno mi chiedesse dove in questo momento sta succedendo qualcosa di veramente importante per il futuro della musica classica, io risponderei subito in Venezuela", ha detto recentemente Simon Rattle, il direttore d'orchestra inglese alla guida dei Berliner Philharmoniker. Tra i tanti estimatori del sistema Abreu, oltre che Abbado e Rattle, ci sono anche Placido Domingo e Giuseppe Sinopoli, il grande direttore scomparso qualche anno fa. E, tra i non musicisti, anche Roberto Benigni e Nicoletta Braschi, che il 15 all'Auditorium si sono congratulati personalmente con Abbado, Dudamel e con l'orchestra.

Abreu era partito con l'idea di riscattare i giovani del suo Paese e in ultima analisi il futuro stesso del Venezuela, ma la 'Fundaciòn del Estado para el Sistema de Orquesta Juvenile e Infantil de Venezuela' è diventata molto di più, un modello per l'intero Sudamerica e in ultima analisi per tutti i Paesi, anche quelli 'ricchi' dell'Occidente. A fronte del crescente disinteresse nei confronti della musica, l'entusiasmo dei giovani venezuelani, la loro bravura, costituisce un'indicazione luminosa. Tanto che le istituzioni musicali più sensibili, a cominciare dall'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, si stanno già impegnando già da qualche anno per la costituzione di cori e di orchestre giovanili.

Suonare in un'orchestra, spiega infatti il maestro Abreu, è molto di più di studiare la musica. Significa "entrare in una comunità, in un gruppo che si riconosce come interdipendente", perseguire insieme uno scopo. Ecco perchè cambia la vita. Una lezione che Antonio Abreu ha appreso da suo nonno, un italiano che arrivava dall'isola d'Elba. "Mio nonno, Antonio Anselmi Viberti, era un musicista, il direttore della Banda dell'Isola d'Elba, ed è arrivato in Venezuela nel 1897, portando con sè 46 strumenti a fiato. A Monte Carmelo, dove si era stabilito, ha fondato una banda musicale. Si occupava anche degli arrangiamenti: trascriveva Verdi, Rossini...".

E' per questo retaggio familiare che dunque ha pensato che la musica potesse cambiare il futuro dei giovani del suo Paese?
"Ho voluto insegnare la musica ai bambini perchè sono un musicista, e non mi piaceva che la musica fosse ridotta a un passatempo per le minoranze, fosse diventata qualcosa d'elite. All'inizio il mio era soltanto un progetto sociale per i bambini poveri, ma l'entusiasmo con il quale è stato accolto mi ha spinto a farlo diventare un vero e proprio progetto musicale".

Come ha fatto a trovare i finanziamenti, in un Paese con le difficoltà del Venezuela?
"Ho chiesto i soldi allo Stato. Li ho sempre ottenuti. Nessun governo mi ha fatto mancare il suo sostegno".

Neanche l'ultimo?
"Neanche l'ultimo, anzi, il sistema sta andando avanti. Il nostro obiettivo è che ogni città, ogni paese del Venezuela abbia la sua orchestra e il suo coro. E stiamo anche promuovendo lo stesso progetto negli altri Paesi dell'America Latina".

Essere un economista, oltre che un musicista, l'ha aiutato in questi 32 anni?
"Sicuramente, nel redigere i bilanci, nel tenere conto dei budget effettivi".

Quanto costano le orchestre e le scuole di musica che fanno capo al sistema venezuelano?
"Quaranta milioni di euro l'anno, la stessa cifra che viene spesa, per esempio, dal Teatro Massimo di Palermo".

Il suo progetto ha avuto successo dall'inizio, non ci sono stati abbandoni da parte di qualcuno dei ragazzi che vi hanno aderito?
"Mai, non è mai successo".

E davvero imparare a suonare ha permesso a tutti di trovare una propria strada nella vita?
"Sì, perchè la musica permette di crescere spiritualmente e mentalmente. E' l'arte che riesce a riconciliare la volontà e l'anima. Il giovane diventa artista ed ottiene un riconoscimento sociale, diventa l'orgoglio della famiglia e ha il suo riscatto".


http://www.bandagverdisinnai.it/Musica%20in%20Venezuela.htm

martedì 1 dicembre 2009

PROPOSTA LEGGE QUADRO NAZIONALE CARLUCCI - BARBARESCHI




CAMERA DEI DEPUTATI
PROPOSTA DI LEGGE N. 136

PROPOSTA LEGGE QUADRO PER LO SPETTACOLO DAL VIVO

( INTEGRAZIONI)

FORMAZIONE

Sostituire l’articolo 3 comma 1, lett. g) con
Ferma restando la competenza delle Regioni in materia, definire gli indirizzi generali per la formazione del personale artistico, tecnico e amministrativo, e degli addetti ai servizi culturali delle regioni e degli enti locali, promuovendo un coordinamento nazionale delle iniziative formative nell’ambito dello spettacolo al fine di elaborare linee condivise di intervento;

Aggiungere all’articolo 5, comma 1 lett. d)
…,provvedendo inoltre ad operare una ricognizione periodica delle professioni e dei mestieri dello spettacolo con una particolare attenzione verso i nuovi profili al fine di meglio indirizzare i progetti formativi;

FONDAZIONI LIRICO SINFONICHE

Sostituire l’articolo 6, comma 3 con i seguenti:
1. Alla luce della precaria situazione economico gestionale in cui versano le fondazioni lirico sinfoniche riconosciute ai sensi della legislazione vigente, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente provvedimento e con le modalità espressamente previste e disciplinate per legge, il Governo, d’intesa con la Conferenza unificata, provvede ad adottare un decreto legislativo recante il riordino del settore.
2. Il riordino si rende necessario per incrementare e migliorare la produttività delle fondazioni lirico sinfoniche chiamate a promuovere, sulla base delle funzioni riconosciute alle singoli istituzioni, la più ampia diffusione e valorizzazione del patrimonio, l’innovazione ed i nuovi talenti, in un’ottica di contenimento dei costi e di una diversa responsabilizzazione dei soci e degli organi statutari per salvaguardare le finalità dell’investimento pubblico.
3. Nell’esercizio della delega di cui al comma 1, il Governo si attiene ai seguenti principi e criteri direttivi che dovranno essere recepiti dagli statuti delle fondazioni lirico sinfoniche e dai regolamenti attuativi della Pubblica Amministrazione:
a) armonizzazione delle disposizioni legislative succedutesi in materia;
b) introduzione del voto ponderato per i soci nel consiglio di amministrazione, con attribuzione della scelta del presidente al socio con il maggior apporto finanziario;
c) nomina del sovrintendente da parte del consiglio di amministrazione su proposta del presidente, quale responsabile delle funzioni di pianificazione, organizzazione e gestione della struttura e del bilancio;
d) nomina del direttore artistico da parte del consiglio di amministrazione su proposta del presidente, quale responsabile della linea artistica e della definizione dei progetti, di concerto, per la parte economica e gestionale, con il sovrintendente;
e) previsione del commissariamento delle fondazioni lirico-sinfoniche in assenza, entro ventiquattro mesi, del pareggio di bilancio, con l’obbligo dei soci di ripianare in solido;
f) prolungamento delle stagioni, promuovendo l’attività di nuovi cantanti lirici, compagnie, orchestre e cori giovanili, concertistica, danza e contaminazioni con la musica extracolta, pienamente accessibile al pubblico di ogni fascia di reddito;
g) previsione di realizzazione di tournée sul territorio regionale, nazionale, europeo ed internazionale, attraverso progetti di coproduzione con istituzioni musicali italiane e analoghi soggetti stranieri;
h) partecipazione all’istituenda conferenza di servizi presso il Ministero per i beni e le attività culturali per la condivisione di informazioni e di materiali utili per l’ottimizzazione degli investimenti e per il coordinamento e la promozione dell’attività a livello nazionale ed internazionale;
i) intervento economico dello Stato riferito al progetto artistico e ai costi connessi, con esclusione dei costi fissi di gestione e del personale in pianta stabile, di cui andrà ridefinita la contrattazione collettiva e la dotazione organica, a carico della regione e degli enti locali in cui ha sede la fondazione lirico sinfonica;
j) prioritario riferimento dell’intervento statale al numero delle produzioni, al pubblico pagante, al numero di repliche assicurato, alla presenza di interpreti italiani, alla capacità di avviamento professionale artistico e tecnico e di rinnovamento della scena artistica, all’attività svolta in coproduzione, alla capacità del progetto di ampliare la diffusione della lirica sul territorio cittadino, regionale, nazionale e internazionale e di rivolgersi alle scuole, ai giovani e agli anziani anche attraverso la creazione di compagnie giovanili per la ripresa del repertorio, nonché alla sana gestione economica.
k) autonomia giuridica, organizzativa ed economica dei corpi di ballo già appartenenti alle fondazioni lirico-sinfoniche, con la compartecipazione delle regioni e degli enti locali, cui destinare una quota delle risorse del Fondo unico dello spettacolo di cui alla legge 30 aprile 1985, n. 163 nell’ambito della quota percentuale destinata alla danza;
l) ridefinizione dell’elenco delle fondazioni lirico sinfoniche già riconosciute secondo criteri di territorialità e di bacino di utenza, favorendo integrazioni utili a garantire, oltre la razionalizzazione e la maggiore efficacia dell’investimento pubblico, un qualificato servizio socio culturale alle aree geografiche prive di soggetti di riferimento.

RIFORMA DEL FONDO UNICO DELLO SPETTACOLO

Articolo 6 bis (ex novo)
1. Entro due anni dall’entrata in vigore del presente provvedimento e con le modalità espressamente previste e disciplinate per legge, il Governo, d’intesa con la Conferenza unificata, provvede ad adottare un decreto legislativo per la riforma del Fondo Unico per lo spettacolo di cui alla legge 30 aprile 1985, n. 163. Nell’esercizio della delega di cui al comma 1, il Governo si attiene ai seguenti principi e criteri direttivi:
a) allo scopo di limitare l’impegno finanziario dello Stato e di offrire maggiori garanzie ai soggetti destinatari degli interventi, il sistema di alimentazione del Fus è modificato prevedendo che al raggiungimento dell’ammontare del fabbisogno effettivo, determinato su base triennale, oltre al relativo stanziamento da parte dello Stato, concorrano anche le seguenti fonti di finanziamento:
 il 25% dei fondi derivanti dalle estrazioni infrasettimanali del gioco del lotto;
 il 50% dei fondi gestiti dall’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato relativi ai premi non riscossi del gioco del lotto e delle lotterie nazionali;
 l’impiego dei fondi non ripartibili incassati dalla Società` italiana degli autori ed editori;
 il prelievo alla fonte del 5% delle risorse che le società erogatrici di servizi di pubblica utilità destinano annualmente a iniziative promozionali e pubblicitarie;
 una percentuale, stabilita con il medesimo decreto legislativo, dell’intero ammontare delle entrate del sistema audiovisivo pubblico;
 una percentuale, stabilita con il medesimo decreto legislativo, delle somme derivanti da atti di convenzione stipulati con il sistema delle fondazioni bancarie;
 i fondi dell’Unione europea destinati allo spettacolo dal vivo.
b) esclusione delle fondazioni lirico sinfoniche dal FUS, con costituzione di un fondo speciale sul bilancio del Ministero per i beni e le attività culturali.

PARAMETRI DI VALUTAZIONE DELL’ATTIVITA’ (REFERENCE SYSTEM)

Articolo 13, comma 7 bis (ex novo)
Per la valutazione di cui al comma 7, lett. b) i comitati tecnici dovranno tenere conto dei criteri automatici fissati con apposito decreto ministeriale e dei relativi valori percentuali per un’incidenza complessiva non superiore al 50% - 70% (?) della valutazione finale. Rientrano tra i criteri:
a) di carattere generale:
 la direzione artistica ed organizzativa;
 l’identità e la continuità del nucleo artistico e tecnico;
 il progetto artistico già realizzato;
 l’innovazione dell’offerta culturale attraverso l’integrazione delle arti sceniche, la messa in scena di nuovi autori e l’impiego di nuovi talenti sia in campo artistico che tecnico;
 la tenitura degli spettacoli;
 l’attenzione rivolta al mondo della scuola e dell’università, ai ceti meno abbienti ed alle aree del disagio sociale;
 la sana gestione economica in termini di rapporto fra entrate ed uscite e fra entrate di bilancio ed intervento pubblico;
 la capacità imprenditoriale di reperire risorse da privati ed enti locali territoriali;
 il numero degli spettatori paganti;
 l’impiego delle nuove tecnologie e l’utilizzazione dei suoi strumenti di comunicazione e diffusione per la più ampia fruizione;
b) di carattere specifico per le attività con carattere di stabilità:
 la prevalenza dell’attività produttiva e la costante presenza sul proprio bacino di utenza;
 la presenza di una compagnia/complesso di giovani interpreti per la ripresa del proprio repertorio;
 cicli di spettacoli rivolti agli studenti e più in generale al pubblico meno abbiente;
c) di carattere specifico per le attività con carattere itinerante:
 la presenza diffusa sul territorio nazionale, con particolare attenzione alle aree meno servite;
 la presenza di una compagnia/complesso di giovani interpreti per la ripresa del proprio repertorio;
d) di carattere specifico per le attività di esercizio e di promozione e formazione del pubblico:
 l’offerta multidisciplinare di spettacolo;
 lo spazio riservato alle nuove proposte ed alle nuove formazioni;
 la durata temporale dell’attività nell’anno solare;
 la tipologia e la tempistica dei compensi corrisposti alle produzioni ospitate;
 cicli di spettacoli rivolti agli studenti e più in generale al pubblico meno abbiente;
 momenti di informazione e di preparazione agli eventi idonei a favorire la cultura dello spettacolo dal vivo;
 l’efficacia della presenza sul territorio cittadino e regionale.

ISTITUZIONE DEL FONDO PEREQUATIVO
Articolo 7 bis (ex novo)
1. E’istituito il Fondo perequativo per lo spettacolo dal vivo, di seguito denominato Fondo perequativo, gestito dal Ministero per i beni e le attività culturali e le cui risorse sono destinate:
a) allo svolgimento di un’azione di riequilibrio in favore delle aree territoriali nelle quali gli interventi per la diffusione dello spettacolo dal vivo risultano inadeguati, anche attraverso la realizzazione di specifici progetti di promozione e di sensibilizzazione da realizzare di intesa con le regioni, le province, le città metropolitane e i comuni direttamente interessati;
b) la realizzazione o la ristrutturazione, con criteri comprensoriali, di infrastrutture di dimensioni adeguate al bacino di utenza di riferimento e con caratteristiche tecniche atte a garantire la fruizione di ogni forma di spettacolo dal vivo e riprodotto, anche attraverso la promozione di accordi di programma con ARCUS Spa.
2. Al finanziamento del Fondo perequativo, per il primo triennio di applicazione della presente legge quantificato in 15 milioni di euro annui, si provvede mediante corrispondente riduzione della quota del fondo per le aree sottoutilizzate (FAS) riservate al Ministero per i beni e le attività culturali per il periodo 2007- 2013.

ISTITUZIONE DEL FONDO PER LA CREATIVITA’
Articolo 8 bis (ex novo)
1. E’istituito il Fondo per la creatività, le cui risorse sono destinate alla promozione e sostegno di nuovi talenti dello spettacolo dal vivo, alla loro formazione ed alla realizzazione delle loro creazioni. Le risorse del fondo sono assegnate alle regioni e da queste erogate esaminando e coordinando i diversi progetti che dovranno avere considerazione autonoma e dettagliata nei bilanci delle imprese proponenti.
2. Alla dotazione del fondo, per il primo triennio di applicazione della presente legge quantificato in 15 milioni di euro annui, si provvede mediante corrispondente riduzione della quota del fondo per le aree sottoutilizzate (FAS) riservate al Ministero per i beni e le attività culturali per il periodo 2007- 2013.
3. Nell’ambito del fondo, 10 milioni di euro annui sono riservati al finanziamento di progetti destinati all’innovazione interdisciplinare, alla promozione ed al sostegno di giovani autori teatrali, compositori o gruppi musicali e di danza ed alla realizzazione delle loro opere, 2,5 milioni di euro annui per borse di studio a ricercatori di tecniche e linguaggi dello spettacolo dal vivo, 2,5 milioni di euro annui per la promozione della musica extra colta e del teatro amatoriale mediante il sostegno all’attività delle associazioni più rappresentative ed agli organismi di formazione di autori ed interpreti di musica extra colta contemporanea.
4. Per il conseguimento degli obiettivi inerenti l’innovazione interdisciplinare, si dovrà tener conto particolarmente dell’attività di ricerca di nuovi linguaggi e di realizzazione di nuove modalità di contaminazione dei generi, del coinvolgimento di partners non tradizionali, della promozione della mobilità degli artisti in ambito nazionale e internazionale, e della creazione di presidi culturali in aree poco servite o socialmente disagiate per privilegiare la relazione sociale e l’incontro artistico tra platea e scena.

P.S.
Non appare opportuno introdurre nel prossimo futuro la distinzione tra imprese internazionali, nazionali e territoriali (peraltro la riscrittura del sistema comporterà la definizione di nuove mission), che potrebbe riaccendere i contrasti nel mondo degli operatori e tra lo Stato e le Regioni.

L’impostazione della proposta di legge supera tutto ciò coinvolgendo il sistema delle autonomie locali in ogni fase del processo decisionale inerente lo spettacolo dal vivo, così evitando la pericolosa frantumazione di competenze e risorse.

CHI E' SANDRO BONDI


Sandro Bondi, da un anno sfonda il video…e non soloDa circa un anno vediamo comparire in video molto spesso, praticamente ogni giorno, un pacato personaggio. Rassicurante, aria filosofica, modesto. Sandro Bondi è il suo nome. La sua storia viene da lontano e ci porterà lontano. Bondi ha 44 anni, una laurea in filosofia, insomma un uomo di cultura. Nel 1990 fu sindaco del PCI a Fivizzano. Poi i socialisti rovesciarono il governo cittadino e Bondi rimase senza lavoro. Infatti, il PCI, gli offrì la possibilità di vendere polizze a vita della UNIPOL nella metropoli di Aulla. Ma per gli amanti del destino, e di Bondi, proprio a Fivizzano, nella zona di La Spezia, aveva preso dimora lo scultore Pietro Cascella che scelse per propria dimora il castello della Verrucosa. Cascella piaceva molto al PCI, tanto che nel periodo in cui l’Unione Europea era rossa, ebbe l’onore di edificare gigantesche sfere e mezze sfere inneggianti alla resistenza, all’amicizia, all’uomo, per poi esaltarsi nella costruzione di una volta celeste di un Mausoleo commissariatogli da un ricco industriale brianzolo, certo Silvio Berlusconi, per la sua villa in Arcore. Bondi, da subito affascinato dalla figura e dalla persona di Berlinguer, era un tipo dal giusto fiuto, divenne subito un estimatore di Cascella. Questi lo portò ad Arcore, dove il Signore della Villa decise subito di assumerlo come suo segretario particolare. Bondi si stabil’ ad Arcore e fu consigliere sicuramente più discreto rispetto ad uno stalliere che lo precedette da quelle parti. Lavorava sodo, molto bene. Dopo anni di apprendistato, venne eletto alla Camera, e da circa un anno, gode di almeno una apparizione televisiva giornaliera definendo Belusconi santo, la resistenza un grosso sbaglio, il libero mercato il massimo possibile, la sinistra un disastro. Sandro Bondi, un miracolo firmato Berlusconi.

http://www.lariflessione.com/sandrobondi.htm

POLEMICA BARICCO: LA POSIZIONE DEL MINISTRO BONDI


Anche il ministro per i Beni culturali ieri ha letto il lungo articolo di Alessandro Baricco sulla Repubblica. E anche lui per un attimo è parso esultare alla ricetta del romanziere torinese: basta soldi pubblici alla cultura, foraggiamo piuttosto la televisione e la scuola, e invitiamo i privati a rimboccarsi le maniche per lanciarsi nel mercato culturale. Ottima idea. Solo che, a seguirla in dettaglio, l’“utopia” di Baricco, diversamente da quanto lo stesso scrittore ritiene, continua a rimanere tutta nella sua testa, visto che non è facile, e neppure auspicabile, trasformarla in realtà. “Baricco critica la cultura di sinistra. E’ paradossale che debba essere io a difendere lo stato culturale. Ogni giorno da sinistra e da destra ricevo inviti che oscillano tra il sostenere la cultura in toto, e la tesi più fosca di privare la cultura di ogni sussidio”, avverte Sandro Bondi in una pausa del vertice franco-italiano a Villa Madama, dove ha firmato un accordo per aprire anche il mercato italiano ai canali culturali di Arte, la tv franco-tedesca.

"Chi è reponsabile del patrimonio storico-artistico nazionale deve perseguire un punto di equilibrio, che consiste nel diminuire per gradi il contributo statale in quei settori dove dev’essere meno presente, come il cinema o l’arte contemporanea, e aumentare il contributo dei privati con defiscalizzazioni ad hoc”. Insomma, quand’anche Baricco avesse ragione, non si deve fare di tutt’erba un fascio. Giustissimo “allargare il privilegio della crescita culturale”, tenendo conto dei nuovi circuiti di massa. Sacrosanto “difendere alcuni repertori che non avrebbero la forza di sopravvivere alla logica del profitto”. Legittimo aggiornare la formazione di “cittadini colti, informati, e con saldi punti di riferimento”.

Attenzione, però, a non confondere ogni cosa sotto la voce “cultura” come sembra fare Baricco quando propone di abbandonare al mercato settori delicatissimi come l’opera lirica, la musica classica e il teatro, con la scusa che ormai si fanno solo spettacoli orribili e i drammaturghi non esistono più. “Baricco forse non va molto a teatro. Non avrà mai visto la trilogia della Villeggiatura di Goldoni con regia di Toni Servillo o uno spettacolo di Massimo Castri. Ma il fatto è che il teatro di prosa, la lirica, la danza non consentono redditi da impresa. Per questo è sbagliato confonderli con altri campi dove il business è possibile, come le mostre, i grandi eventi, il cinema. Restano forme d’arte tradizionali, legate al mecenatismo, nate dalle società di corte e perpetuate grazie alle sovvenzioni di stato quando i prìncipi e le società di corte son stati sostituiti dalla repubblica e dallo stato di diritto. Del resto, l’Italia non fa eccezione: dall’America al Giappone, dalla Corea al Regno Unito, passando per Francia, Germania, Russia e Cina non c’è paese al mondo che non le sovvenzioni”.

Eppure, Baricco denuncia “l’accanimento terapeutico su un pubblico agonizzante”. Obietta che non spetta alla politica salvare regie che costano milioni, o il corpo di ballo della Scala o l’opera di Stockhausen.“E’ giusto affinare i criteri di selezione degli impresari culturali, sottraendoli alle mafie politiche per evitare gli sprechi”, replica Bondi. “Ma è assurdo pretendere di ripristinare l’educazione musicale nei licei, da dove fu bandita ai tempi dell’Unità, e demandare poi ai privati l’allestimento della Tosca. Urge un’analisi meno superficiale delle strutture culturali. Gli italiani possono pure impazzire per il Grande fratello, ma hanno tutto il diritto di godersi Molière, Shakespeare, Pirandello, Verdi e Cimarosa, e di tramandarsi gli affreschi di Piero della Francesca”.

http://www.ilfoglio.it/soloqui/1928

sabato 7 novembre 2009

LA NOSTRA ORCHESTRA: LETTERA APERTA AI CITTADINI E A BOLOGNA

Siamo un gruppo di cittadini che da anni seguono i concerti della Orchestra del Teatro Comunale di Bologna, orgogliosi del successo che riscuote in Italia e all’estero e apprezzandone le doti musicali e il grande impegno.
E’ un piacere andare ai concerti e constatarne ogni volta la grande qualità e la passione di chi li esegue, passione qualità e professionalità che traspaiono dalle magistrali e spesso commoventi esecuzioni delle opere.
Tutte qualità - sia detto per inciso – che non sembrano proprio essere dipendenti da questioni quali il “monte ore” previsto o in generale delle norme inserite nel contratto sottoscritto tra i professori d’orchestra e la Fondazione del Teatro Comunale di Bologna, ma che trovano fondamento in anni e anni di rigorosa selezione, studio e dedizione.

A fronte di questa grande ricchezza della nostra città ci stupisce questo continuo e quotidiano stillicidio nei confronto degli artisti – perché questo sono – che suonano nella Orchestra.
Ci sono molte cose che non ci sono chiare e che come cittadini abbiamo il diritto di conoscere.
Prima questione fra tutte che non riusciamo a comprendere perchè il Sindaco della nostra città, che noi rispettiamo, non rispetta a sua volta questa grande ricchezza che per la città di Bologna rappresenta l’Orchestra del Teatro Comunale.
Sappiamo che c’è crisi –chi non lo sa-, sappiamo che i musicisti dedicano la loro vita professionale al lavoro che gli viene commissionato, sappiamo anche che si reclama il sacrificio da parte loro rispetto ad uno stipendio che però è molto lontano dagli stipendi di chi amministra e dirige l’orchestra stessa.
E allora vorremmo sapere perché vengono addebitati ai lavoratori le assunte difficoltà economiche della Fondazione quando gli orchestrali nulla hanno a che fare (ora come in passato) con la gestione della Fondazione stessa, con la gestione delle risorse e con le scelte nelle spese, negli investimenti e nella stessa direzione. I professori d’orchestra sono semplicemente dei dipendenti che vanno valutati sulla base della qualità della prestazione e del risultato artistico e solo su questo possono essere richiamati o fatti oggetto di valutazione.
Quindi chiediamo a questa città ed anche –ma non solo – a chi la amministra, il perché della evidente volontà di affondamento della nostra prestigiosa Orchestra.
E non ci si dica che non è vero perché le parole senza i fatti non parlano: la verità sul punto - francamente poco controvertibile - ci sembra davanti agli occhi di tutti: disdettare un contratto od un impegno preso per il pagamento dei premi che costituiscono parte integrante del contratto oppure cancellare una convenzione con un cartellone di concerti già programmato e continuamente gettare discredito sui componenti dell’Orchestra, che ben poco possono fare in ordine alle scelte di gestione e di programmazione, significa anche, se non in primo luogo,volere creare disinformazione, confusione e disaffezione dei cittadini.

E poi, visto che ormai si usa così, ci permettano il nostro Sindaco, l’assessore Sita, il sovrintendente Tutino, di porre queste 10 modestissime domande, sperando di ricevere sul punto una risposta non tanto perché a noi dovuta ma, e soprattutto, perché dovuta alla città, alle migliaia di cittadini che amano questa Orchestra e che chiedono, magari nel silenzio dei corridoi alla fine dei concerti oppure mentre vedono i musicisti all’uscita del teatro che si comunicano il loro disagio, di rendere maggiormente chiaro il progetto che questa Amministrazione e questa Fondazione hanno

Per capirci, cosa si vuole fare di un bene pubblico tanto prezioso?

LE 10 DOMANDE


1) Come mai il Sovrintendente, invocando un regime di austerità, decide di ridurre parte del salario dei dipendenti tutti, attraverso un meccanismo che esonera da questa riduzione lui e i dirigenti del Teatro?

2) Come mai il Sovrintendente ha scelto di programmare una stagione d’opera, in un momento di difficoltà economica grave, fatta esclusivamente di nuove produzioni, ancorchè in collaborazione con altre Fondazioni? E come mai non sono stati utilizzati i precedenti e apprezzati allestimenti?

3) I fondi che giungono alla Fondazione Teatro Comunale, (fondi statali, fondi regionali, fondi privati) che flessione hanno subito, se l'hanno subita, negli ultimi cinque anni?

4) Come mai il Sovrintendente continua a riferirsi, nel parlare dello stipendio dei professori d’orchestra, al costo aziendale, anziché anche solamente del lordo effettivamente percepito, aumentando così di un terzo circa la percezione che il lettore medio di un giornale può avere dello stipendio degli stessi professori d’orchestra?

5) Come mai è stata interrotta da parte della Fondazione, di fatto impedendone l’attività, la convenzione con una associazione (la Filarmonica del Teatro comunale di Bologna) che, senza un euro di contributo da istituzioni pubbliche e basata sull’associazionismo di circa 1800 cittadini, produce cultura per tutta la città?

6) Come mai il Presidente della Fondazione è così solerte nel chiudere l’attività di una associazione privata – quale la sopra nominata Filarmonica - che per convenzione porta alle casse del teatro il 3% di tutti i propri introiti, in un momento in cui si reclama una mancanza di fondi a disposizione della Fondazione?

7) Come mai a giudicare della presunta concorrenzialità della Filarmonica del Teatro comunale di Bologna è un organo quale il Cda della Fondazione al cui interno siede il presidente del Bologna Festival che svolge - questa si - attività concorrenziale all’attività della stagione sinfonica del Teatro Comunale?

8) Come mai la nuova stagione d’opera ricorre all’utilizzo di numerosi artisti provenienti dalla “Scuola dell’Opera” senza che questo venga in nessun modo dichiarato nel programma generale, vendono di fatto spettacoli che non sono all’altezza di un grande teatro con la storia del Teatro Comunale di Bologna e senza che tutti gli spettatori ne siano al corrente in sede di scelta?

9) Quali sono i costi della “Scuola dell’Opera” sostenuti dalla Fondazione?

10) Come vengono utilizzati i fondi ed in particolare come incidono le decisioni sugli allestimenti, le scelte di programmazione, gli incarichi esterni, nell’organizzazione delle attività della Orchestra (concerti, opere, ecc.) e nel bilancio della Fondazione?



Donatella Ianelli – avvocato
Claudia Cocchi - imprenditore
Francesca Pozzebon - avvocato
Prudence Crane – professoressa di Inglese
Carlo Zandi – imprenditore
Angelo Antonio Fierro – medico
Vania Zanotti – dipendente cooperativa sociale
Fabio Albano – psicologo
Giampaolo Cocchi – imprenditore
Stefano Domenichini - imprenditore
Alessandra Tondi - architetto
Gigliola Di Cecco – impiegata
Adriana Rotolini – pensionata
Giudo Fuschini - medico
Nadia Fantini – architetto
Luca Tondi – geologo
Raffaele Battaglia - architetto
Cecilia Domenichini - studentessa


Per chi intende aderire a questo appello:
lanostraorchestra@gmail.com