giovedì 20 maggio 2010

Nichi con le Fondazioni

Esprimo la mia piena solidarietà ai lavoratori degli Enti lirici che in questi giorni stanno legittimamente protestando contro un provvedimento del Governo che, di fatto, penalizza le risorse artistiche e professionali dei Teatri italiani.
Questa norma che prevede l’abolizione dei concorsi pubblici internazionali e la graduale eliminazione dei contratti a tempo indeterminato, è un provvedimento molto negativo che colpisce un settore già seriamente compromesso dai tagli operati dal Governo al Fondo unico per lo Spettacolo. Avanza l’idea che, a fronte della crisi economica che vive il Paese, il tema della cultura, dell’arte, della musica siano temi inattuali e privi di centralità e non fattori qualificanti per uno sviluppo economico e sociale del nostro Paese.
Il fatto che il nostro Paese destini alla cultura non più dello 0,30% del suo Pil è il segno lampante di una politica miope che ha smesso di investire nel futuro, nei giovani, nell’arte, nella cultura e nella bellezza.
Mi auguro che il Governo faccia marcia indietro e che anche in Italia, come nel resto d’Europa, la musica venga considerata un lavoro serio, una professione nobile e non un lusso o uno spreco a cui dedicare pochi spiccioli e molti pregiudizi.

Nichi

http://www.nichivendola.it

Emiliano guida la rivolta















Il decreto di riforma delle fondazioni liriche "va ritirato e trasformato in disegno di legge". Lo ha detto il sindaco di Bari, Michele Emiliano al teatro dell'opera di Roma per la kermesse organizzata dai sindacati per protestare contro il provvedimento voluto dal ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi

"Giù le mani dal Petruzzelli": Michele Emiliano e Nichi Vendola guidano la protesta delle Fondazioni lirico sinfoniche italiane. Il sindaco di Bari ieri era a capo della folta delegazione pugliese che ha partecipato alla manifestazione contro il decreto ministeriale per il riordino dello spettacolo dal vivo e delle fondazioni lirico sinfoniche.
"Sono qui in rappresentanza della città di Bari e dell'ultima nata tra le fondazioni lirico-sinfoniche italiane - ha esordito Emiliano aprendo i lavori - una fondazione dimenticata nel decreto che, ove venisse convertito in legge, significherebbe lo scioglimento dell'ente lirico barese. Per noi - ha attaccato il sindaco - questo provvedimento è politicamente e culturalmente sbagliato. Il decreto va ritirato e trasformato in disegno di legge perché non ci sono i requisiti di urgenza".

Dal palco del Teatro dell'Opera di Roma, Emiliano si è scagliato contro il taglio di fondi e il blocco delle assunzioni previsto dal ministero: "Andrà a finire che ad appoggiare economicamente lo spettacolo saranno le Regioni e i Comuni, Comuni ai quali parallelamente si continuano a tagliare risorse".

Se il decreto sulle fondazioni fosse approvato senza modifiche, il Petruzzelli potrebbe contare su una forza lavoro di appena 22 unità, contro le oltre 170 previste in pianta organica. Per la Fondazione sarebbe impossibile continuare a fare vivere il teatro. Secondo Emiliano sarebbe un danno per tutto i cittadini: "Da quando il Teatro Petruzzelli ha riaperto - ha testimoniato il sindaco di Bari - è stato frequentato non da signore in abito sera ma è stato soprattutto vissuto da giovani provenienti da tutti i quartieri della città, dal centro e dalle periferie, da donne e uomini che per la prima volta sono andati a teatro. La nostra fondazione, che costa pochissimo allo Stato e non ha deficit, promuove in ogni luogo, attraverso la cultura, il riscatto morale della città. E non dimentichiamo che il Petruzzelli fu bruciato da mano mafiosa. Allora vi chiedo - ha arringato Emiliano dal palco - di che governo della cultura parliamo, se il Ministero dimentica il Teatro Petruzzelli e tutti gli altri teatri? Per questo da sindaco e da presidente della Fondazione Petruzzelli non posso che unirmi alla richiesta di ritiro del decreto Bondi".

Al termine del discorso sono partiti dieci minuti di applausi che il sindaco ha tentato a più riprese di fermare. "E' la prima volta in vita mia che mi sento così imbarazzato" ha confessato ai suoi vicini di seggiola. Tra questi c'era Carla Fracci che, con molta fatica, il sindaco Emiliano ha tentato di calmare mentre inveiva contro il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, accusato dalla ballerina di aver distrutto il teatro dell'Opera.

A difesa delle Fondazioni lirico-sinfoniche è intervenuto anche il presidente della Regione, Nichi Vendola: "Il Governo faccia marcia indietro e anche in Italia, come nel resto d'Europa, la musica venga considerata un lavoro serio, una professione nobile e non un lusso o uno spreco a cui dedicare pochi spiccioli e molti pregiudizi" ha auspicato il governatore nella lettera di adesione alla manifestazione di protesta in corso al Teatro dell'Opera di Roma. "Questa norma - ha scritto il governatore - che prevede l'abolizione dei concorsi pubblici internazionali e la graduale eliminazione dei contratti a tempo indeterminato è un provvedimento molto negativo che colpisce un settore già seriamente compromesso dai tagli operati dal governo al Fondo unico per lo spettacolo".

http://bari.repubblica.it/cronaca/2010/05/18/news/emiliano_guida_la_rivolta_salviamo_i_teatri-4148688/

Gli Accademici di Santa Cecilia e il decreto Bondi
















nella foto,Bruno Cagli,sovrintendente dell'orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia

Un documento sull'autonomia e la peculiarità dell'istituzione romana

In riferimento al Decreto Legge di riordino del settore delle Fondazioni Lirico-Sinfoniche, gli Accademici riuniti nella sede storica di Via Vittoria hanno espresso contrarietà e preoccupazione per le conseguenze di un decreto che tende ad escludere in maniera drastica e definitiva la presenza dei musicisti dagli organi di controllo delle Fondazioni. Approvano pertanto un documento che, in previsione dell'adozione degli attesi regolamenti, evidenzia i punti ritenuti inderogabili per affermare l'autonomia e la peculiarità dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia:

1. in merito all'assetto ordinamentale dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, si chiede che vengano confermate tutte le attribuzioni degli Accademici in relazione all'elezione del Presidente-Sovrintendente della fondazione, alla salvaguardia degli organi statutari (Assemblea degli Accademici, Consiglio Accademico) e delle loro prerogative, nonché alla composizione del Consiglio d'Amministrazione la cui componente accademica va mantenuta nelle proporzioni fissate dall'attuale statuto. Ciò per garantire anche per il futuro quell'indipendenza e autonomia che hanno caratterizzato la storia dell'Accademia sia per la sostanziale continuità di gestione nel lungo periodo, sia per lo sviluppo quantitativo e qualitativo dell'attività.

2. con riferimento alla peculiarità di S. Cecilia, unica tra le fondazioni a svolgere esclusivamente attività sinfonica la cui rilevanza internazionale è testimoniata dall'inserimento dei suoi complessi nei grandi circuiti internazionali sia per le tournée che per le incisioni discografiche, il suo riconoscimento è legato alla stessa storia dell'Accademia; giova ricordare che con l'entrata in vigore del Decreto Legislativo 29 giugno 1996 n.367, la cosiddetta "Gestione autonoma dei concerti di Santa Cecilia" è stata assorbita dall'Accademia che da sempre svolgeva ulteriori attività specifiche quali: - ricerca musicologica e pubblicazioni - formazione ed educazione musicale della collettività - valorizzazione del proprio patrimonio storico - corsi di perfezionamento (istituiti sin dal 1939 con legge dello Stato) attività che potevano contare su fonti di finanziamento pubblico aggiuntive rispetto l FUS. Con il trasferimento alla nuova sede del Parco della Musica, avvenuto dopo oltre 60 anni dalla distruzione dell'Augusteo, l'Accademia ha triplicato la propria attività nonostante i nuovi spazi abbiano comportato un maggiore impegno finanziario e logistico. Questi risultati sono stati possibili anche grazie al potenziamento e allo sviluppo di queste attività specifiche. Si ritiene pertanto necessario un adeguamento della contribuzione pubblica che tenga conto di questa straordinaria capacità produttiva così come anche degli investimenti fatti dalla fondazione per la creazione di realtà fruibili dall'intera collettività quali il Museo degli strumenti musicali o la Bibliomediateca.

3. con riferimento ai contributi allo spettacolo dal vivo, fermo restando quanto già espresso al punto precedente, è necessario che essi non siano soggetti alle variazioni della legge di bilancio annuale ma che anzi avvengano con un valore costante di triennio in triennio coerentemente con l'obbligo normativo di predisporre i relativi piani di previsione d'attività. Per il 2010 il fabbisogno dell'Accademia in termini di finanziamento statale, ai fini di salvaguardare la qualità e la produttività raggiunta negli ultimi anni, è stimato in almeno 14 milioni di euro, valore corrispondente al picco di contribuzione percepito nell'ultimo triennio (Fus e Legge speciale che al 31 dicembre 2009 ha però terminato di produrre effetti).

4. in tema di gestione del personale, va riconosciuta all'Accademia maggiore autonomia rispetto ai vincoli imposti dal decreto per porre rimedio a criticità relative ad altre realtà; tale autonomia consentirà di conservare e sviluppare ulteriormente l'importante patrimonio professionale costruito negli ultimi anni, pur nel rigoroso rispetto dell'equilibrio economico. In particolare è necessario garantire la possibilità di adeguare la propria pianta organica alle mutate esigenze produttive e agli enormi incrementi di attività registrati nell'ultimo periodo; tutto questo anche per il mutato contesto competitivo che ha comportato il trasferimento al Parco della Musica e a fronte di un bilancio in pareggio che l'Accademia può vantare negli ultimi anni. Anche la limitazione dello svolgimento di attività autonoma da parte del personale artistico va contemperata con l'esigenza di coloro, in particolare le prime parti dell'orchestra, che legittimamente e senza ricadute economiche per la fondazione, ambiscono svolgere un'attività concertistica-solistica che giova anche alla qualità e al prestigio dell'intera Accademia.

http://www.giornaledellamusica.it

martedì 18 maggio 2010

Nicola Piovani: “C’è una cultura nemica del teatro”

“C’è tutta una cultura nemica del teatro e del teatro musicale. Pensi agli insulti che ha lanciato il ministro Brunetta ai musicisti, gli orchestrali, dandogli dei parassiti. Io le conosco queste persone, le ha offese”. Il premio Oscar Nicola Piovani a Repubblica tv, nel giorno del debutto della sua suite Epta al Teatro Eliseo di Roma, affronta anche la legge delega sul Fus. “Non so come andrà a finire, molte cose non funzionano dentro agli enti lirici, ma noi abbiamo anche delle eccellenze. Due settimane fa ho lavorato con i musicisti del Teatro Carlo Felice di Genova, sono artisti di grande valore e non li vedo girare con le auto con cui gira Brunetta, non li vedo andare sugli yacht e frequentare il mondo che frequenta Brunetta. Perché devono anche essere insultati da un ministro?”. “Brunetta dice che se la borghesia vuole il Parsifal se lo paghi. Ma parla con il tono di uno al quale del Parsifal non frega niente. Gli sembra un’anticaglia nell’era di ‘X Factor’. Che orrore. Questa ignoranza al potere fa paura. Bisogna rispondere a tono. Lui offende. Invece su di lui – prosegue il compositore – si sentono solo battute razziste sulla statura che danno fastidio e non servono a niente”. Ma per Piovani il mondo della lirica ha le sue pecche: “E’ importante bonificare, razionalizzare, intervenire sugli sprechi, intervenire su chi si comporta male, ma la colpa non è del Rigoletto o dell’orchestra o della musica. Non è che se uno ha la peritonite e l’infermiere ruba si blocca l’operazione, si cambia invece l’infermiere”. Un governo ignorante e censore, secondo Piovani, che ricorda la serata di Santoro ‘Raiperunanotte’ in cui ha suonato la sigla. “Preciso che non conta se quella serata mi è piaciuta, il punto è che quando viene censurato qualcosa dobbiamo intervenire per difendere un principio, non entrare nel merito”.

http://www.altroquotidiano.it/?p=38043#more-38043

Carla Fracci attacca Alemanno "Vergogna, vergogna, farabutto"

L'ex direttrice del corpo di ballo dell'Opera è intervenuta all'assemblea organizzata dai sindacati contro il decreto di riforma delle fondazioni liriche e si è scagliata contro il sindaco: "Per due anni non mi ha mai ricevuto"

"Vergogna, vergogna, farabutto". Arrivato al Teatro dell'Opera per intervenire all'assemblea organizzata dai sindacati contro il decreto di riforma delle fondazioni liriche, il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, è stato affrontato a brutto muso da Carla Fracci, che di recente ha visto non rinnovato il suo contratto di direzione del corpo di ballo del teatro romano.

Alemanno aveva appena finito di parlare, accolto da qualche applauso e molti fischi. L'etoile, seduta in prima fila accanto al sindaco di Bari, Michele Emiliano, si è alzata di scatto, è andata dal primo cittadino di Roma e ha cominciato ad inveire, visibilmente alterata. Alemanno non ha reagito. "Vergogna - ripeteva la Fracci - per due anni non mi ha mai ricevuto. E sono cose che non dico per me - ha aggiunto - ma per il futuro di questo teatro". Per placare gli animi sono intervenuti il sindaco Emiliano e i parlamentari del Pd, Vincenzo Vita ed Emilia De Biasi. Intanto dal pubblico c'era chi urlava: "Fate parlare Carla Fracci".

VIDEO

Erano circa le 16 quando gli impegati del teatro romano hanno riempito la sala. Dalla galleria ai palchi, fino alla piccionaia. Appena il primo cittadino ha parlato ("è necessario affrontare in maniera seria la fase del negoziato per modificare il decreto Bondi", aveva detto Alemanno), i lavoratori sono esplosi in un boato di urla, fischi e insulti contro Alemanno. "Non basta 'modificare' il decreto - hanno detto - è necessario 'ritirarlo' del tutto".

In testa alla protesta l'ormai ex direttrice del corpo di ballo dell'Opera, Carla Fracci, che si è scagliata a gran voce contro il sindaco di Roma, puntando il dito davanti al suo viso urlando: "Vergogna". Rossa in volto, la ballerina ha anche toccato con le mani la gamba di Alemanno e bacchettando ripetutamente l'indice sul suo viso ha detto: "E' colpa tua". Per Alemanno la Fracci si lamentava perché "non gli ho dato un appuntamento. Glielo concederò, ma il problema di fondo è che lei vorrebbe rinnovare un contratto che dura ormai da troppi anni, e per il Teatro dell'Opera di Roma è giusto voltare pagina". E ha continuato: "Con tutto il rispetto per il suo valore artistico mi dispiace ma il rapporto con la Fracci è ormai superato e dobbiamo dare spazio ai giovani e ad altre offerte artistiche".

La giornata di protesta contro i tagli al Fondo unico per lo spettacolo (Fus), si era aperta all'insegna della musica. Alle 12 orchestra, coro e corpo di ballo del teatro avevano tenuto sotto la pioggia uno spettacolo all'aperto, in piazza Beniamino Gigli. Alle 14 poi tutti in sala per discutere della "Riforma di sistema dello spettacolo dal vivo, riordino Fondazioni lirico sinfoniche, decreto ministeriale". Ad ascoltare anche i rappresentanti sindacali di tutte le fondazioni e i sindaci di Bari, di Genova e di Roma.

"La contestazione al sindaco è di chiara matrice ideologica - ha sottolineato il presidente della commissione cultura del Comune di Roma, Federico Mollicone - E' inaccettabile sia nei modi che nei termini". E contro la Fracci, Mollicone annuncia che verificherà "quanto siano costate, in questi ultimi anni, le produzioni curate dall'ex direttrice del corpo di ballo e quali sono state le agenzie chiamate a realizzarle, invitandola altresì a non lanciarsi in atteggiamenti intollerabili e che poco hanno a che vedere con una etoile, che per tutti è stata un'icona di stile e compostezza".

E anche dal Partito democratico arrivano le prime reazioni. Plaudendo la sinergia messa in atto dalle sigle sindacali e i lavoratori, i democratici chiedono l'immediato ritiro del decreto per la sua incostituzionalità. "Siamo vicini ai lavoratori del settore che per primi risentono degli effetti di una ennesima ed inutile decretazione d'urgenza. Per questo - ha spiegato Marco Miccoli, segretario romano del Partito - inviteremo i nostri rappresentanti in Campidoglio a presentare celermente un ordine del giorno sull'argomento".

Ad Alemanno è arrivata nel pomeriggio la solidarietà del sottosegretario Francesco Giro. "Piena solidarietà - ha scritto Giro in una nota - ad Alemanno dopo la contestazione della Fracci". "Il clima - sempre secondo Giro - è troppo incandescente, perché qualcuno, invece di cercare soluzioni condivise e soprattutto praticabili, si ostina a gettare benzina sul fuoco, e fra questi non è certamente il governo". E ha aggiunto: "Noi, al contrario, ci siamo assunti la responsabilità di affrontare un'autentica emergenza che, da un lato i sovrintendenti, dall'altro i sindacati non erano riusciti a risolvere in qualche modo. Lo dimostra il congelamento al 2003"

http://roma.repubblica.it/cronaca/2010/05/17/news/fracci_contro_alemanno-4136779/

domenica 9 maggio 2010

Maggio Fiorentino, stop allo sciopero accordo tra sindacati ed enti locali

L'intesa in sette punti. Le amministrazioni locali dalla parte dei lavoratori
nella critica al decreto Bondi. Regolarmente in scena la "Donna senz'ombra"

Sospeso lo sciopero del Maggio Musicale Fiorentino. Domani sera, La donna senz'ombra di Richard Strauss andrà regolarmente in scena e anche la "prima" del Ratto dal serraglio di Mozart in cartellone venerdì 14 sarà rappresentata. Lunedì prossimo, inoltre, sarà recuperato il concerto diretto da Zubin Mehta sul podio della Saechsische Staatskapelle Dresden, pianista Rudolf Buchbinder. La sospensione è frutto dell'incontro fra sindacati ed enti locali che si è svolto questa mattina a Palazzo Vecchio, in seguito al quale è stato deciso di continuare la mobilitazione in forme diverse rispetto allo sciopero.

Alla riunione hanno partecipato, oltre ai rappresentanti di Sic-Cgil, Fistel-Cisl, Uilcom-Uil e Fials-Cisal, il sindaco Matteo Renzi, il vicesindaco Dario Nardella, il presidente della Provincia Andrea Barducci e la vicepresidente della Regione Stella Targetti. Al termine i tre enti hanno proposto ai rappresentanti dei lavoratori un piano in sette punti che ha trovato l'accordo dei sindacati. Eccoli in sintesi: 1) le amministrazioni toscane e fiorentine sono d'accordo sulla protesta contro il provvedimento del ministero che ridimensiona in maniera massiccia le piante organiche; 2) la Regione verificherà la possibilità del ricorso alla Corte Costituzionale contro il decreto; 3) impegno al rinnovo del Consiglio di amministrazione e alla nomina del sovrintendente entro il 21 maggio; 4) riconferma dell'impegno finanziario: 500 milioni a testa da Comune e Regione e un milione dalla Provincia; 5) confronto con i privati per reperire altre sponsorizzazioni; 6) Comune, Regione e Provincia aderiscono alla manifestazione del 17 maggio a Roma contro il decreto; 7) mandato al consiglio di amministrazione ad esaminare subito la vertenza occupazionale.

"Abbiamo sospeso lo sciopero - ha detto Andrea Tavani della Fials a nome di tutti i sindacati - per dare un segnale di massima apertura verso la città e verso le amministrazioni locali toscane. Resta aperto il problema più grave e cioè la posizione in cui veniamo messi dal decreto Bondi". "Sono molto soddisfatto - ha sottolineato Renzi - la mediazione fra istituzione e sindacati è stata un successo". "Grazie di cuore da parte della Regione a tutti i lavoratori del Maggio per il senso di responsabilità dimostrato", ha poi commentato Targetti, la quale ha anche ricordato che il 12 maggio il presidente Enrico Rossi incontrerà i sindacati. Per Barducci si è trattato di "un segno di coraggio che avvalora ancora di più il senso della loro protesta". "Io sono d'accordo con la forza dei lavoratori - ha aggiunto il maestro Mehta -. L'opera è nata a Firenze, non deve adesso morire in Italia". Questa mattina il capogruppo in Palazzo Vecchio del Pdl, Giovanni Galli, aveva proposto di far slittare a giovedì o a venerdì il Consiglio comunale sul Maggio "per consentire la presenza dei parlamentari, sia del centrodestra, sia del centrosinistra": la sua richiesta, però, non è stata accolta.

Per quanto riguarda La Donna senz'ombra, domani la biglietteria del teatro sarà eccezionalmente aperta dalle 10 alle 19,30 per far fronte a tutte le possibili richieste del pubblico. Oltre a tutti gli spettacoli del 73° Maggio Musicale Fiorentino previsti in cartellone, restano confermate anche le prove aperte al pubblico, gratuite, programmate nei giorni scorsi. Oggi alcune file si sono formate alla biglietteria del Comunale per il ritiro dei tagliandi per la generale di mercoledì 12 del Ratto del serraglio.

http://firenze.repubblica.it/cronaca/2010/05/07/news/maggio_fiorentino_stop_allo_sciopero_accordo_tra_sindacati_ed_enti_locali-3891720/

Un poeta ai Beni Culturali




















Non stupisce che, nelle pubblicazioni di critica della letteratura contemporanea, l’opera di chi si è opposto costantemente ai crimini commessi dai comunisti italiani durante la guerra e nei cinquant’anni successivi di ininterrotto esercizio del potere sia stata finora colpevolmente ignorata. Feudo della sinistra, il mondo intellettuale non ha mai perdonato chi ha cercato, spesso pagando di persona, di alzare la voce contro questa supremazia culturale sorretta dalle molotov e dai rubli. Ogni branca della cultura e delle arti ha avuto le sue vittime, i suoi martiri della libertà, da Buzzanca nel cinema a Pingitore nel teatro, solo per fare alcuni nomi. La più illustre vittima di questa conventio ad excludendum è però stata l’opera poetica di Sandro Bondi. Solo oggi, ritrovata la Libertà, il suo Popolo può finalmente apprezzare una considerevole parte del patrimonio culturale italiano occultato per anni sotto un vergognoso drappo rosso.

Già militante del P.C.I., per il quale fu sindaco di Fivizzano (MS), il Bondi si è reso ben presto conto del suo errore, approdando da tempo ad altri lidi, dove ha anche trovato il conforto della fede. Di animo sensibile, introverso e riflessivo, poco uso alla rissa e alle sguaiatezze della politica nostrana, recentemente è giunto al più alto Ufficio della cultura italiana, ultimo approdo della sua navigazione politica da oriente a occidente, dall’oppressione alla libertà. Così, dal loro soggiorno in Elicona, le Muse hanno voluto premiare un loro servo fedele, da tempo dedito, su loro ispirazione, alla poesia amorosa. Dapprima passatempo innocuo e solitario, o al massimo da condividere con pochi e scelti amici, la poesia bondiana, complice il prestigioso (e coraggioso) settimanale letterario Vanity Fair, è divenuta di pubblico dominio, facendo scoppiare un caso. Critici e lettori, stanchi di procellose avanguardie, di sperimentalismi di maniera e di manie di sperimentazione, hanno potuto finalmente cullarsi nella placida risacca del verso essenziale del Bondi, che affascina per la sua costruzione semplice e ispirata: sostantivo + aggettivo. E tutti, nel fresco e ripetuto sciacquio delle onde, si sono posti sull’Autore la stessa ferale domanda: “Ma Bondi, ci è o ci fa?”

Il Poeta, prendendo le distanze dall’impostazione tutta ideologica di Rodari, sposa la lezione di una maestra di letteratura per l’infanzia quale fu Cristina D’Avena. Egli non ha perso l’incanto con il quale un bambino guarda il mondo attraverso la sua quotidianità. E la quotidianità di Bondi è la politica, con le sue persone, gli amici, le donne, i valori della famiglia. La sua scelta stilistica, solo apparentemente ingenua, è al contrario pienamente consapevole: il verbo, l’avverbio, il pronome sono inutili complicazioni intellettualoidi. Il discorso poetico deve essere semplice come quello di un bambino, perché il Popolo è tale e ha diritto anch’esso di accostarsi alle alte vette della Poesia.

Non stupisce quindi che i pochi fortunati che hanno avuto modo di accedere alle sue ultime fatiche, ancora inedite, parlino di un’ulteriore evoluzione del Nostro verso il linguaggio dell’infanzia più precoce, per avvicinare larghi strati di popolazione che la scuola pubblica ha colpevolmente tenuto sulle soglie dell’analfabetismo poetico privilegiando l’indottrinamento ideologico. Così il lessico si ingrandisce assieme ai potenziali destinatari e abbonda di pappa, mamma, cacca, puci-puci, tata, nghé, papà, pupù e altri ripetuti balbettii in un programmatico rimbambimento semantico e metodologico. Siamo in fremente attesa di vedere l’inchiostro asciugarsi sulla carta.

Ma è tempo che il critico si faccia da parte e lasci la parola al Poeta.

Amici

Per le nozze di Elio Vito
Fra le tue braccia magico silenzio.
Fra le tue braccia intenerito ardore.
Fra le tue braccia campo di girasoli.
Fra le tue braccia sole dell’allegria.

A Giuliano Ferrara
Antro d’amore.
Rombo di luce.
Parole del sottosuolo.
Fiume di lava.
Ancora di salvezza.

A Walter Veltroni
Tenero padre,
madre dei miei sogni.
Anima ulcerata.
Figlio mio ritrovato.



A Fabrizio Cicchitto (la più famosa)
Viviamo insieme
questa irripetibile esperienza
con passione politica
autentica,
con animo casto
e con la sorpresa
dell’amicizia.
Ci mancheremo
quando verrà il tempo nuovo
e ci rispecchieremo finalmente
l’un nell’altro.
E ci mancherà
anche quello che non
abbiamo vissuto assieme
fra i banchi della scuola,
nell'adolescenza inquieta,
e nell'età in cui non si ama.
La mia fede
è la tenerezza dei tuoi sguardi.
La tua fede
è nelle parole che cerco.

Donne

Ad una misteriosa commessa della Camera
Dolente fulgore.
Mite regina.
Misteriosa malia.
Polvere di stelle.

A Michela Vittoria Brambilla
Ignara bellezza.
Rubata sensualità.
Fiore reclinato.
Peccato d’amore.

A Stefania Prestigiacomo
Luna indifferente.
Materna sensualità.
Velo trasparente.
Severo abbandono.

Ad Anna Finocchiaro
Nero sublime.
Lento abbandono.
Violento rosso.
Fugace ironia.
Bianco madreperla.
Intrepido mistero.

La famiglia

A Gabriella (la moglie)
Dolcissimo Padre.
Amore unico.
Corazza dello spirito.
Roccia di lava.
Anima fuggitiva.

A Francesco (il figlio)
Mi calmavi
fingendo di dormire.
Sembravi tranquillo,
ma ti asciugavi
le lacrime.
Padre di tuo papà,
come sarà
nel momento dell’addio

Il Salvatore

A Silvio
Vita assaporata.
Vita preceduta.
Vita inseguita.
Vita amata.
Vita vitale.
Vita ritrovata.
Vita splendente.
Vita disvelata.
Vita nova.

A Rosa Bossi in Berlusconi
Mani dello spirito.
Anima trasfusa.
Abbraccio d’amore
Madre di Dio.

A Veronica Lario in Berlusconi*
Bellezza del soccorso,
sensuale ironia,
vigore dell’amore,
intrepida solitudine.

*Sembra che quest’ultima opera sia stata rinnegata dall’Autore, che ieri ha affermato di non averla mai scritta. Si tratterebbe invece di un perfido falso architettato da Asor Rosa. Il Bondi si è affrettato a divulgare il testo originale, che riporto in anteprima:

A Miriam Raffaella Bartolini
Infamia dell’indifferenza,
banale seriosità,
morbo della malevolenza,
pavida Unità.

http://keespopinga.blogspot.com/2009/05/la-poesia-di-sandro-bondi.html

giovedì 6 maggio 2010

Teatri lirici, nulla di fatto dall'incontro con Bondi: confronto lampo di 30 minuti

I sindacati incontrano il Ministro. Barenboim: "Un errore disinvestire". La protesta continua.


Un incontro lampo, un buco nell’acqua, un nulla di fatto. Prevedibile l’esito, meno la durata: trenta minuti appena sono bastati al ministro Sandro Bondi e ai quattro rappresentanti sindacali del comparto per mandare all’aria qualsiasi tentativo di mediazione sul decreto-legge relativo agli enti lirici, che tante proteste sta suscitando nei teatri di mezza Italia. Da una parte il Ministero dei Beni Culturali che intende mantenere inalterato il testo, dall’altro le delegazioni sindacali che non mollano l’obiettivo del ritiro del testo, annunciando la prosecuzione dello stato di agitazione delle 14 fondazioni liriche.

Slc Cgil: "Il governo non vuole fare passi indietro"

"Alla nostra richiesta di rimuovere norme illegittime che intervengono sulle retribuzioni dei lavoratori e sui contratti di lavoro, il Governo si è detto indisponibile a recedere": così il segretario generale della Slc/Cgil, Emilio Miceli, ha commentato a caldo la conclusione dell'incontro con Bondi. "Credo – ha aggiunto - non fosse questo lo spirito con cui il Presidente della Repubblica ha sollecitato l’incontro. Ovviamente se il Ministro dei Beni Culturali ha qualche novità, sa dove trovarci".

L'ora della verità con Bondi?

Continua la lotta dei teatri lirici. Kermesse di protesta ieri sera a Roma. Intanto si guarda all'appuntamento col ministro Bondi, fissato per oggi, come a un decisivo "momento della verità", dopo tante tensioni.
“Speriamo sia un incontro serio e propositivo e non un giro di valzer. Diremo al ministro che procedere per decreto su una materia delicata come le fondazioni lirico-sinfoniche non porta da nessuna parte, che i problemi sono sotto gli occhi di tutti e che servirebbe una vera riforma, come auspichiamo da dieci anni”.
Sull’onda delle proteste che stanno investendo tutti i teatri lirici italiani, e che hanno portato alla cancellazione di prime stagionali di prestigiosissime istituzioni del paese - dalla Scala al Carlo Felice, dal teatro regio al Petruzzelli - Silvano Conti, delegato Slc Cgil, non arretra di un passo.

Oggi l’incontro

Oggi le quattro rappresentanze sindacali del settore (“unite più che mai”, precisa Conti) incontreranno il ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi, su sollecitazione diretta del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ha prima rimandato al mittente e in un secondo momento firmato il decreto di revisione dell’attuale assetto delle fondazioni lirico-sinfoniche, in totale 14, che ora attende di essere convertito in legge entro 60 giorni.
“Noi chiediamo che venga ritirato a favore di una riforma discussa in Parlamento e concertata con noi”, spiega Conti.

Barenboim: "E' un errore disinvestire nella musica"

Della stessa idea è anche Daniel Barenboim, maestro scaligero, riferendosi al decreto di riforma degli enti lirici, in un incontro con la stampa tenutosi nella Sala gialla del teatro meneghino: "È sbagliato penalizzare un teatro prestigioso come la Scala e, per un Paese come l'Italia, è un errore culturale disinvestire sulla musica".
"Faccio musica da 60 anni - ha detto Barenboim - e mi chiedo come sia possibile punire un teatro come la Scala che sta crescendo sia qualitativamente che in termini di spettacoli prodotti.
Se contiamo anche le tournee internazionali la Scala esegue più di 300 spettacoli musicali all'anno".
Disinvestire nella musica, secondo Barenboim, significa ignorare il patrimonio culturale italiano e lanciare un messaggio negativo a livello di immagine del nostro paese "perchè, quando all'estero si pensa all'Italia, si pensa a Dante, a Michelangelo, ma anche a Verdi".
Il maestro scaligero ha poi chiesto alla comunità politica di "guardare alla cultura in generale e alla musica in particolare come a una necessità per tutto il popolo" perchè il fatto che la musica lirica e quella sinfonica siano considerate elitarie è dovuto alla "scarsa educazione musicale", ma la musica è "parte integrante dell'animo umano", anche se da parte dei politici italiani "al momento non c'è comprensione del fenomeno".

La kermesse di protesta all'Opera di Roma

Nel frattempo non si arrestano le contestazioni del comparto, e ieri sera c'è stata una kermesse musicale al teatro dell’Opera di Roma, a cui hanno già aderito elementi dell'orchestra e del coro dell'Accademia di Santa Cecilia, del Maggio Musicale Fiorentino e del Teatro San Carlo di Napoli.
“Vista la situazione non possiamo far altro che proseguire con scioperi e proteste. Per il 17 maggio stiamo organizzando inoltre una grande iniziativa a Roma con tutte le forze parlamentari e le amministrazioni locali di destra e di sinistra per creare una opinione pubblica sulla questione”.
Conti, cosa contestate al provvedimento?
“È un decreto che punta alla destrutturazione del lavoro e affronta solo un aspetto: l’attacco alla contrattazione nazionale di II livello. Sono tre anni che con l’Agis discutiamo, senza esito, del contratto nazionale di lavoro e ora vengono a dirci che il nostro referente è diventato l’Aran (Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni)”.

Quindi la vostra opposizione è di natura contrattuale?
“Assolutamente sì, visto che siamo di fronte a un tentativo di destrutturare l’occupazione, reintroducendo di fatto la legge 43 che eravamo riusciti ad abolire durante il mandato di Rutelli. Le spiego meglio: gli stipendi dei lavoratori degli enti sinfonici di II livello (musicisti, maestranze, tecnici e amministrativi) vengono erogati in parte dal contratto nazionale e per l’altra dal contratto aziendale con i rispettivi teatri. Ecco, il decreto prevede, a partire dal 1 gennaio 2011, il divieto delle attività autonome per il personale del comparto (che saranno possibili solo dietro autorizzazione del sovrintendente), vale a dire tagli sugli stipendi del personale che dovranno attenersi alla sola contrattazione nazionale. Mettiamo un musicista percepisca in totale 2mila euro, il suo compenso verrebbe decurtato del 50-60%. Misura incostituzionale che ci costringe a ricorrere alla Consulta giuridica”.

Si parla anche di blocco delle assunzioni…
“Sì, il cosiddetto turn over, ovvero il blocco delle assunzioni per tre anni, nonostante le piante organiche siano funzionali all’attività del teatro, e perciò depositate presso il ministero e, soprattutto, per il 60% agganciate ai soldi del Fondo unico dello spettacolo (Fus). Il decreto prevede la sostituzione solo del personale venuto a mancare nell’ultimo anno. Le faccio un esempio: se in tre anni vanno via 10 persone e solo nell’ultimo anno una sola, verrà integrata quest’ultima, con un organico che rimane scoperto di 9 persone”.

Quali soluzioni proponete?
“Vogliamo parlare con persone competenti che non ragionano per slogan. Qui nessuno risponde a nessuno e basterebbe che il sovrintendente e i Consigli di amministrazione dei teatri rispondessero in solido sui buchi di bilancio delle fondazioni. Chiediamo maggiore competenza da parte dei sovrintendenti in carica, che vengano scelti in base a bandi nazionali e internazionali. A parte Lissner – che abbiamo importato dall’Opera di Parigi – in giro non vediamo nessuno all’altezza della situazione. Sono almeno 10 anni che ci facciamo promotori di una vera riforma, immaginando un futuro per i teatri lirici che sono un dato identitario del nostro Paese”.

Ne è così sicuro? Eppure ieri su La Stampa è uscito un articolo in cui da un confronto con gli altri teatri europei, i nostri ne uscivano con le ossa rotta in quanto ad attività e produzione…
“I problemi esistono, non li neghiamo. E siamo convinti che solo la stabilità occupazionale può garantire la qualità produttiva. Il gap non dipende da chi lavora ma da chi amministra le fondazioni”.

Non crede che l’ingresso di capitali privati, come auspicato da Bondi, non potrà che introdurre nuove risorse nel settore?
“I capitali privati sono già entrati nei teatri con la trasformazione degli enti lirici in fondazioni. Servirebbero maggiori iniziative di supporto, anche in termini fiscali. Non siamo contro il riconoscimento di alcune eccellenze, come la Scala di Milano e l’Accademia di Santa Cecilia a Roma, ma anche le altre fondazioni devono essere garantite e deve essere rispettato un maggiore equilibrio tra partecipazioni pubbliche e private”.

Però mi scusi, è anche vero che i teatri sinfonici “succhiano” da soli almeno il 60% del Fus…
“E’ un gioco truccato in partenza, visto che siamo l’unico paese civile che spende per la cultura lo 0,23% del Pil. Le faccio di nuovo un esempio: io sono una fondazione e faccio una programmazione triennale sulla base di un certo budget. Se ogni anno il governo di centrodestra mi taglia il Fus, danneggia in corso d’opera il mio piano di lavoro, tagliando fondi che ho già speso. Il problema è a monte: non si investe nella cultura. Gli altri paesi, nonostante siano in crisi come noi, hanno investito in istruzione, innovazione, ambiente e cultura. Da noi si taglia soltanto, e dobbiamo pure dire che va tutto bene”.

Monia Cappuccini
http://www.ilsalvagente.it/Sezione.jsp?titolo=Teatri%20lirici,%20oggi%20l%27incontro%20della%20verit%C3%A0%20con%20Bondi&idSezione=6801

mercoledì 5 maggio 2010

Una 'veglia' di protesta al Teatro dell'Opera "Sarà un evento allegro, con il nostro pubblico"

Oggi si conclude la maratona dell'Accademia di Santa Cecilia. Domani sera al Costanzi orchestra, coro e corpo di ballo si esibiranno fino all'alba. E spiegheranno cosa c'è di sbagliato nel decreto legge Bondi


Dopo la maratona dell'Accademia di Santa Cecilia, la veglia del Teatro dell'Opera di Roma. Domani sera (5 maggio) a partire dalle 20 al Teatro Costanzi l'orchestra, il coro, l'orchestra giovanile e il corpo di ballo incontreranno il pubblico proponendo brani musicali ma anche spunti di riflessione sul decreto legge di riforma varato dal governo e fortemente contestato da tutte le fondazioni lirico-sinfoniche. "Vogliamo una serata allegra, anche perché le cose poco allegre arriveranno molto probabilmente il giorno dopo", spiega Loris Grossi, rappresentante sindacale Cgil dell'orchestra del Teatro dell'Opera, nella quale suona il trombone da 31 anni.

Infatti il ministro per i Beni e le Attività culturali Sandro Bondi ha fissato per il 6 maggio un incontro con le rappresentanze sindacali che hanno firmato il contratto collettivo di lavoro delle fondazioni lirico-sinfoniche, e cioè Cgil, Cisl, Uil e Fials, proprio per discutere il decreto legge varato la scorsa settimana. Un incontro certo auspicato, ma sul quale i rappresentanti sindacali ripongono poche speranze: "Se il ministro avesse voluto discutere davvero con noi, lo avrebbe fatto prima di presentare il decreto. E invece ha rifiutato sistematicamente di incontrare i nostri rappresentanti, nonostante le ripetute richieste", dice Grossi.

Eppure, la serata di domani al Teatro dell'Opera è configurata come una veglia che vuol essere, tutto sommato, "di buon augurio". E, a testimonianza dell'armonia e della compattezza che lega in questo momento tutte le fondazioni lirico sinfoniche, al Costanzi ci saranno anche musicisti dell'Accademia di Santa Cecilia, del Maggio Musicale Fiorentino e del San Carlo di Napoli.

"Dopo il 6 - annuncia Grossi - anche noi ci riuniremo in assemblea, e con molta probabilità l'assemblea diventerà permanente, così come è successo negli altri teatri lirici". Ma intanto il 5, professori d'orchestra, coristi, ballerini, maestranze avranno l'opportunità di spiegare al pubblico cosa c'è di sbagliato nel decreto legge Bondi e perché rischia di distruggere istituzioni di valore culturale e storico inestimabile, che certo andrebbero riformate, razionalizzate, ma sicuramente non con un rigido blocco delle assunzioni fino al 2013, che impedirà ai corpi artistici di funzionare come dovrebbero e toglierà ogni prospettiva ai giovani impegnati nei conservatori e nelle accademie.

"In questi giorni si è detto e scritto di tutto - spiega Grossi - che guadagniamo in media 70.000 euro l'anno, che lavoriamo appena 16 ore alla settimana e andiamo in pensione a 40 anni. Io lavoro qui da 31 anni, e guadagno appena 2.300 euro al mese. Vogliono che lavoriamo di più? Non ci sono problemi: noi siamo dipendenti e dipendiamo, e se ci dicono di venire a fare uno spettacolo al giorno lo facciamo. Però la smettano di tirarci addosso queste statistiche del pollo! La musica rappresenta appena il 2,3 o il 2,6 del Pil? Beh, se si vuole affrontare questo settore come si è fatto con l'Alitalia, forse non si è capito qualcosa. E' anche vero che la maggior parte degli esponenti di questo governo si fanno un vanto di non aver mai messo piede in un teatro dell'opera, o in una sala da concerto".

Intanto nel foyer dell'Auditorium Parco della Musica in queste ore si conclude la lunga maratona di tre giorni cominciata domenica. I professori d'orchestra invitano il loro pubblico a continuare a seguire la protesta su Facebook, collegandosi al blog Portatori sani di cultura.

articolo di Rosaria Amato su:
http://roma.repubblica.it/cronaca/2010/05/04/news/protesta_teatro_opera-3820172/

martedì 4 maggio 2010

Il decredto della vergona!!


VISTI gli articoli 77 e 87 della Costituzione;


RITENUTA la straordinaria necessità ed urgenza di prevedere interventi in materia di organizzazione e funzionamento delle fondazioni lirico-sinfoniche, di tutela dei diritti degli artisti interpreti ed esecutori, nonché in materia di attività e servizi culturali;


VISTA la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 16 aprile 2010;


SULLA PROPOSTA del Presidente del Consiglio dei Ministri e del Ministro per i beni e le attività culturali, di concerto con i Ministri per la pubblica amministrazione e l’innovazione e del lavoro e delle politiche sociali;


E M A N A

il seguente decreto-legge:

Art. 1

(Disposizioni per il riordino del settore lirico-sinfonico)

1. Con uno o più regolamenti da adottarsi ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro per i beni e le attività culturali, il Governo provvede alla revisione dell’attuale assetto ordinamentale e organizzativo delle fondazioni lirico-sinfoniche di cui al decreto legislativo 29 giugno 1996, n. 367, e successive modificazioni, e di cui alla legge 11 novembre 2003, n. 310, anche modificando le disposizioni legislative vigenti, attenendosi ai seguenti criteri:

a) razionalizzazione dell’organizzazione e del funzionamento sulla base dei principi di efficienza, corretta gestione, economicità ed imprenditorialità, anche al fine di favorire l’intervento di soggetti pubblici e privati nelle fondazioni;

b) individuazione degli indirizzi ai quali dovranno informarsi le decisioni attribuite alla autonomia statutaria di ciascuna fondazione, con particolare riferimento alla composizione degli organi, alla gestione e al controllo dell'attività, nonché alla partecipazione di privati finanziatori nel rispetto dell'autonomia e delle finalità culturali della fondazione; lo statuto di ciascuna fondazione e le relative modificazioni sono approvati dal Ministro per i beni e le attività culturali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze;

c) previsione di forme adeguate di vigilanza sulla gestione economico-finanziaria della fondazione;

d) incentivazione del miglioramento dei risultati della gestione attraverso la rideterminazione dei criteri di ripartizione del contributo statale;

e) disciplina organica del sistema di contrattazione collettiva;

f) eventuale previsione di forme organizzative speciali per le fondazioni lirico-sinfoniche in relazione alla loro peculiarità, alla loro assoluta rilevanza internazionale, alle loro eccezionali capacità produttive, per rilevanti ricavi propri o per il significativo e continuativo apporto finanziario di soggetti privati, con attribuzione al Ministro per i beni e le attività culturali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, del potere di approvazione dello statuto e delle relative modifiche. Lo statuto di ciascuna delle predette fondazioni prevede, tra l’altro, che i componenti del Consiglio di amministrazione siano, di regola, nominati in proporzione al finanziamento alla gestione e che l’erogazione del contributo statale avvenga sulla base di programmi di attività triennali in ragione di una percentuale minima prestabilita a valere sul Fondo unico dello spettacolo di cui alla legge 30 aprile 1985, n. 163, con verifica successiva dei programmi da parte del Ministero per i beni e le attività culturali. Il Ministero dell'economia e delle finanze è sentito per le materie di sua specifica competenza.

2. Sullo schema di regolamento di cui al comma 1 è acquisito il parere della Conferenza unificata di cui all’articolo 8 della legge 28 agosto 1997, n. 281, del Consiglio di Stato e delle competenti Commissioni parlamentari. I pareri sono espressi entro trenta giorni dalla ricezione. Decorso tale termine, il regolamento è comunque emanato. Dalla data di entrata in vigore delle norme regolamentari di cui al presente articolo sono abrogate le disposizioni vigenti, anche di legge, con esse incompatibili, delle quali si procede alla ricognizione in sede di emanazione delle disposizioni regolamentari previste dal presente articolo.


3. I regolamenti previsti dal comma 1 sono emanati entro il termine di dodici mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto.



Art. 2

(Procedimento di contrattazione collettiva nel settore lirico-sinfonico)

1. In attesa della riforma organica del sistema di contrattazione collettiva riguardante i rapporti di lavoro alle dipendenze delle fondazioni lirico-sinfoniche di cui al comma 1 e fermo restando quanto previsto dall’articolo 22 del decreto legislativo 29 giugno 1996, n. 367, a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto il contratto collettivo nazionale di lavoro delle fondazioni è sottoscritto, per la parte datoriale, da una delegazione individuata con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali e dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative dei lavoratori dipendenti dalle fondazioni. La delegazione datoriale si avvale dell’Agenzia per la rappresentanza negoziale nelle pubbliche amministrazioni (ARAN). Le competenze inerenti alla contrattazione collettiva del personale dipendente dalle fondazioni lirico-sinfoniche sono esercitate dal Ministro per i beni e le attività culturali. L’accordo è sottoposto al controllo della Corte dei conti, previo parere del Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei Ministri e del Ministero dell’economia e delle finanze. In sede di prima applicazione e fino alla verifica della maggiore rappresentatività dei lavoratori dipendenti dalle fondazioni, il contratto nazionale di lavoro è stipulato con le organizzazioni sindacali firmatarie del contratto vigente alla data di entrata in vigore del presente decreto.


Articolo 3

(Disposizioni in materia di personale dipendente dalle fondazioni lirico-sinfoniche)


1. Il personale dipendente delle fondazioni lirico-sinfoniche, previa autorizzazione del sovrintendente, può svolgere attività di lavoro autonomo per prestazioni di alto valore artistico e professionale, nei limiti, definiti anche in termini di impegno orario percentuale in relazione a quello dovuto per il rapporto di lavoro con la fondazione di appartenenza, e con le modalità previste dal contratto collettivo nazionale di lavoro sottoscritto ai sensi dell’articolo 2 e dell’articolo 3-ter del decreto-legge 31 gennaio 2005, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 marzo 2005, n. 43, e successive modificazioni, sempre che ciò non pregiudichi le esigenze produttive della fondazione. Nelle more della sottoscrizione del contratto collettivo nazionale di lavoro, sono vietate tutte le prestazioni di lavoro autonomo rese da tale personale, a decorrere dal 1° gennaio 2011. Restano, comunque, ferme le disposizioni di cui agli articoli 267, comma 1, 273, 274 e 508 del testo unico delle disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione, relative alle scuole di ogni ordine e grado, di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, e successive modificazioni, e quelle di cui all'articolo 9, commi 1 e 2, della legge 23 dicembre 1992, n. 498.

2. Nell’ambito delle attività consentite ai sensi dell’articolo 23 del decreto legislativo 29 giugno 1996, n. 367, e successive modificazioni, l’impegno di cui alla lettera c) del comma 2 del medesimo articolo, assunto da parte dei costituendi corpi artistici autonomi, è condizione necessaria ai fini dell’autorizzazione da parte del consiglio di amministrazione, è riportato nell’atto di convenzione appositamente stipulato con la fondazione di appartenenza e costituisce oggetto di specifica obbligazione con effetti di clausola risolutiva espressa dell’atto di convenzione, ai sensi dell'articolo 1456 del codice civile.

3. Il comma 5 dell’articolo 3-ter del decreto-legge 31 gennaio 2005, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 marzo 2005, n. 43, e successive modificazioni, è sostituito dal seguente: “5. A decorrere dalla data di entrata in vigore del nuovo contratto collettivo nazionale, le clausole e gli istituti dei contratti integrativi aziendali stipulati in contrasto con i principi di cui ai commi 2 e 4 e con il medesimo contratto collettivo nazionale non possono essere applicati e vengono rinegoziati tra le parti. Sono comunque nulli e improduttivi di effetti i preaccordi o le intese non formalmente qualificabili come contratti integrativi aziendali ai sensi del comma 4”. I contratti integrativi aziendali in essere alla data di entrata in vigore del presente decreto possono essere rinnovati solo successivamente alla stipulazione del nuovo contratto collettivo nazionale di lavoro.

4. Al fine di perseguire l’obiettivo della sostenibilità finanziaria delle fondazioni lirico-sinfoniche, atteso lo stato di crisi e la produttività del settore, decorso un anno dalla data di entrata in vigore del presente decreto e fino alla stipulazione del nuovo contratto collettivo nazionale di lavoro e dei successivi contratti integrativi con le modalità di cui al presente articolo, il trattamento economico aggiuntivo, derivante dalla contrattazione integrativa aziendale, in godimento ai dipendenti delle fondazioni medesime, è ridotto del cinquanta per cento.

5. A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto e fino al 31 dicembre 2012, alle fondazioni lirico-sinfoniche è fatto divieto di procedere ad assunzioni a tempo indeterminato, nonché di indire procedure concorsuali per tale scopo, fatto salvo che per quelle professionalità artistiche, di altissimo livello, necessarie per la copertura di ruoli di primaria importanza indispensabili per l’attività produttiva, previa autorizzazione del Ministero per i beni e le attività culturali. Le procedure concorsuali non compatibili con le disposizioni del presente decreto, in atto al momento della sua entrata in vigore, sono prive di efficacia. A decorrere dall’anno 2013 le assunzioni a tempo indeterminato, effettuate previa autorizzazione del Ministero per i beni e le attività culturali, sono annualmente contenute in un contingente complessivamente corrispondente ad una spesa non superiore a quella relativa al personale cessato nel corso dell’anno precedente. In ogni caso il numero delle unità da assumere non potrà essere superiore a quello delle unità cessate nell’anno precedente, fermo restando le compatibilità di bilancio della fondazione. Le assunzioni a tempo determinato, a copertura dei posti vacanti in organico, con esclusione delle prestazioni occasionali d’opera professionale dei lavoratori così detti aggiunti, non possono superare il quindici per cento dell’organico approvato. Per le assunzioni a tempo determinato le fondazioni lirico-sinfoniche possono avvalersi delle tipologie contrattuali disciplinate dal decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e successive modificazioni.

6. Alle fondazioni lirico-sinfoniche, fin dalla loro trasformazione in soggetti di diritto privato, continua ad applicarsi l'articolo 3, quarto e quinto comma, della legge 22 luglio 1977, n. 426, e successive modificazioni, anche con riferimento ai rapporti di lavoro instaurati dopo la loro trasformazione in soggetti di diritto privato e al periodo anteriore alla data di entrata in vigore del decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368. Sono altresì inefficaci i contratti di scrittura artistica non concretamente riferiti a specifiche attività artistiche espressamente programmate. Non si applicano, in ogni caso, alle fondazioni lirico-sinfoniche le disposizioni dell’articolo 1, commi 01 e 2, del decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368. Ai dipendenti delle fondazioni lirico–sinfoniche, per le missioni all’estero, si applicano come tetto massimo le disposizioni in materia di trattamento economico di cui alla lettera D (Gruppo IV) della tabella A allegata al decreto del Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica in data 27 agosto 1998, e successive modificazioni, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 202 del 31 agosto 1998.

7. A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto è abrogato l’articolo 4, comma 13, del decreto legislativo 30 aprile 1997, n. 182 e successive modificazioni. L’articolo 4, comma 4, del medesimo decreto è sostituito dal seguente: “4. Per i lavoratori dello spettacolo appartenenti alle categorie dei tersicorei e ballerini, l’età pensionabile è fissata per uomini e donne al compimento del quarantacinquesimo anno di età anagrafica, con l’impiego, per i lavoratori cui si applica integralmente il sistema contributivo o misto, del coefficiente di trasformazione di cui all’articolo 1, comma 6, della legge 8 agosto 1995, n. 335, relativo all’età inferiore.”.

8. A decorrere dal 2010, all’onere derivante dal comma 8, valutato in euro 1.700.000, si provvede mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui alla legge 30 aprile 1985, n. 163, come determinata dalla tabella C della legge 23 dicembre 2009, n. 191. Ai sensi dell’articolo 17, comma 12, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, l’Ente nazionale di previdenza e di assistenza per i lavoratori dello spettacolo (ENPALS) provvede al monitoraggio degli oneri di cui al comma 8 e riferisce in merito al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro per i beni e le attività culturali e al Ministro dell’economia e delle finanze. Nel caso si verifichino o siano in procinto di verificarsi scostamenti rispetto alle previsioni di spesa di cui al presente comma, fatta salva l’adozione dei provvedimenti di cui all’articolo 11, comma 3, lettera l), della legge n. 196 del 2009, il Ministro dell’economia e delle finanze, sentito il Ministro per i beni e le attività culturali, provvede, con proprio decreto, alla riduzione, nella misura necessaria alla copertura finanziaria del maggior onere risultante dall’attività di monitoraggio, delle dotazioni finanziarie di parte corrente iscritte, nell’ambito delle spese rimodulabili di cui all’articolo 21, comma 5, lettera b), della legge n. 196 del 2009, nel Programma “Sostegno, valorizzazione e tutela del settore dello spettacolo” della Missione “Tutela e valorizzazione dei beni e attività culturali e paesaggistici” dello stato di previsione del Ministero per i beni e le attività culturali. Il Ministro dell'economia e delle finanze riferisce senza ritardo alle Camere con apposita relazione in merito alle cause degli scostamenti e all’adozione delle misure di cui al secondo periodo del presente comma. Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.


Articolo 4

(Disposizioni in materia di attività culturali)


1. Il Ministro per i beni e le attività culturali ridetermina, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, con le modalità di cui all’articolo 1, comma 3, della legge 15 novembre 2005, n. 239, e con effetto a decorrere dal 1° gennaio 2011, i criteri per l’erogazione dei contributi allo spettacolo dal vivo, nonché le modalità per la loro liquidazione e anticipazione. I criteri di assegnazione tengono conto dei livelli quantitativi e della importanza culturale della produzione svolta, della regolarità gestionale degli organismi, nonché degli indici di affluenza del pubblico e sono riferiti ad attività già svolte e rendicontate. Dall’anno 2010 il Ministero per i beni e le attività culturali può liquidare anticipazioni sui contributi ancora da erogare, fino all’ottanta per cento dell’ultimo contributo assegnato, secondo i criteri e le modalità previsti dai decreti ministeriali vigenti in tale ambito.


Articolo 5

(Disposizioni in materia di attività cinematografiche)


1. Al fine di quanto previsto nell’articolo 3, commi 27, 28 e 29, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, all’articolo 5-bis del decreto-legge 23 aprile 1993, n. 118, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 giugno 1993, n. 202, e successive modificazioni, i commi 2, 3 e 4 sono sostituiti dai seguenti:

“2. Nella società di cui al comma 1, il Ministro dell’economia e delle finanze assume la titolarità delle relative partecipazioni e il Ministro per i beni e le attività culturali, di seguito denominato: “Ministro”, esercita i diritti dell’azionista, sentito il Ministro dell’economia e delle finanze per quanto riguarda i profili patrimoniali, finanziari e statutari.

3. La società di cui al comma 1 presenta al Ministro una proposta di programma coerente con gli obiettivi strategici individuati nell’atto di indirizzo emanato annualmente. L’atto d’indirizzo riguarda attività e servizi di interesse generale, con esclusione della produzione di beni e servizi non strettamente necessari per il perseguimento delle finalità istituzionali. Sono ricompresi nelle attività e servizi di interesse generale l’eventuale gestione, per conto del Ministero, del fondo e della annessa contabilità speciale di cui all’articolo 12, comma 7, del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 28, e successive modificazioni, nonché la distribuzione, in coerenza con gli obiettivi individuati nell’atto di indirizzo, di: a) opere cinematografiche prime e seconde di lungometraggio; b) opere cinematografiche di cortometraggio; c) opere cinematografiche espressione di tecniche sperimentali o che utilizzano nuove tecnologie.

4. Il programma annuale delle attività di cui al comma 3 è approvato dal Ministro, che assegna le risorse finanziarie necessarie per il suo svolgimento e per il funzionamento della società, inclusa la copertura dei costi per il personale. Le attività del programma annuale sono svolte entro l’anno di riferimento, salvo eventuali variazioni da comunicare al Ministro entro il semestre successivo alla chiusura dell’anno di riferimento. In quest’ultimo caso, tali attività possono essere realizzate entro la fine dell’esercizio successivo.”.

2. All’articolo 12, comma 7, del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 28, e successive modificazioni, il primo periodo è sostituito dal seguente: “Il Ministero gestisce il Fondo di cui al comma 1 avvalendosi di appositi soggetti selezionati ai sensi delle disposizioni vigenti, ovvero mediante la società di cui all’articolo 5-bis del decreto-legge 23 aprile 1993, n. 118, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 giugno 1993, n. 202, e successive modificazioni.”.


Articolo 6

(Disposizioni in materia di registro pubblico speciale per le opere cinematografiche e le opere audiovisive)


1. All’articolo 103 della legge 22 aprile 1941, n. 633, e successive modificazioni sono apportate le seguenti modifiche: a) il secondo comma è sostituito dal seguente: “ La Società italiana degli autori ed editori (SIAE) cura la tenuta di un registro pubblico speciale per le opere cinematografiche e le opere audiovisive. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro per i beni e attività culturali, di concerto con il Ministero dello sviluppo economico, da adottarsi, sentita la SIAE, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente comma, sono determinate le caratteristiche del registro, le modalità di registrazione delle opere, le relative tariffe e la documentazione probatoria necessaria per l’accertamento della titolarità dei diritti.”; b) al quinto comma , terzo periodo, dopo le parole: “Per le opere cinematografiche” sono inserite le seguenti: “e per le opere audiovisive”.

2. E’ abrogato l’articolo 23 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 28, e successive modificazioni, nonché tutte le altre disposizioni incompatibili con quelle di cui al presente articolo. Fino all’adozione del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri di cui all’articolo 103, secondo comma, della legge 22 aprile 1941, n. 633, resta in vigore il sistema previgente.

3. Dal presente articolo non derivano nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.


Art. 7

(Disposizioni sull’Istituto mutualistico artisti interpreti esecutori)


1. Al fine di assicurare la realizzazione degli obiettivi di cui alla legge 5 febbraio 1992, n. 93, e garantire il mantenimento degli attuali livelli occupazionali dell’Istituto mutualistico artisti interpreti esecutori (IMAIE) in liquidazione, ai sensi dell’articolo 14 del codice civile, è costituito dagli artisti interpreti esecutori, assistiti dalle organizzazioni sindacali di categoria maggiormente rappresentative a livello nazionale, firmatarie dei contratti collettivi nazionali, il nuovo Istituto mutualistico artisti interpreti esecutori (nuovo IMAIE), associazione avente personalità giuridica di diritto privato, disciplinata, per quanto non espressamente previsto dalla presente disposizione, dal codice civile e dalle disposizioni di attuazione del codice medesimo. Il nuovo IMAIE opera sotto la vigilanza congiunta della Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per l’informazione e l’editoria, del Ministero per i beni e le attività culturali e del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, che ne approvano lo statuto e ogni successiva modificazione, il regolamento elettorale e di attuazione dell’articolo 7 della legge n. 93 del 1992, assicurando che l’assetto organizzativo sia tale da garantire efficaci forme di tutela dei diritti degli artisti interpreti esecutori. Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali nomina il presidente del collegio dei revisori, il Ministero per i beni e le attività culturali e il Ministero dell’economia e delle finanze nominano un componente ciascuno del collegio.

2. A decorrere dal 14 luglio 2009 sono considerati trasferiti al nuovo IMAIE compiti e funzioni attribuiti ai sensi di legge ad IMAIE in liquidazione ed, in particolare, il compito di incassare e ripartire, tra gli artisti interpreti esecutori aventi diritto, i compensi di cui agli articoli 71-septies, 71-octies, 73, 73-bis, 80, 84 e 180-bis della legge 22 aprile 1941, n. 633, e 5 e 7 della legge 5 febbraio 1992, n. 93. Il nuovo IMAIE determina l’ammontare dei compensi spettanti agli artisti, interpreti ed esecutori, conformemente allo statuto ed ai regolamenti attuativi dello stesso, tenuto conto dell’articolo 82 della legge 22 aprile 1941, n. 633. Al nuovo IMAIE è trasferito, dalla data di costituzione, il personale di IMAIE in liquidazione. Al termine della procedura di liquidazione sono trasferiti al nuovo IMAIE l’eventuale residuo attivo ed i crediti maturati. Limitatamente a tale fine si applica l’articolo 2112 del codice civile.

3. Gli adempimenti di cui all’articolo 5, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 93, sono assolti con la pubblicazione nel sito del nuovo IMAIE, per millenovantacinque giorni consecutivi, dell’elenco degli aventi diritto, distintamente per ciascun trimestre, con la indicazione, per ciascun avente diritto, del periodo cui si riferisce il compenso e del produttore di fonogrammi che ha versato lo stesso.

Articolo 8

(Abrogazioni)


1. Restano in vigore esclusivamente gli articoli 23, 27, 28, 32, 35, 36, 39, 42, 43 e 45 della legge 14 agosto 1967, n. 800.

2. All’articolo 27, comma 2, del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, le parole: “sentito il Dipartimento dello spettacolo” e le parole: “di concerto con le Autorità di Governo competenti in materia di turismo ed in materia di spettacolo” sono soppresse.

3. Sono abrogati:

a) il sesto e settimo comma dell’articolo 1 della legge 22 luglio 1977, n. 426;

b) il comma quarto dell’articolo 2 della legge 6 marzo 1980, n. 54, mentre al comma settimo del medesimo articolo 2 le parole: “dell'art. 1, commi sesto e settimo” sono soppresse;

c) il terzo comma dell’articolo 2 della legge 17 febbraio 1982 n. 43;

d) l’articolo 2, comma 392, della legge 24 dicembre 2007, n. 244;

e) l’articolo 14 del decreto-legge 1° ottobre 2007, n. 159, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 novembre 2007, n. 222.

Articolo 9

(Entrata in vigore)



  1. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge.

Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.





Dato a

lunedì 3 maggio 2010

IO SONO PORTATORE SANO DI CULTURA


Comunicato di Silvia Godelli sul Decreto Bondi

Silvia Godelli
Assessore al Mediterraneo, Cultura, Turismo della Regione Puglia.

Il decreto del Ministro Bondi relativo alle Fondazioni Lirico-sinfoniche, assunto con immotivata urgenza e senza alcun preventivo confronto con le rappresentanze sindacali e con il mondo della cultura, rischia di gettare definitivamente nel caos l’intero sistema della musica colta italiana.
Nel solidarizzare con la mobilitazione dei musicisti volta a tutelare la speciale qualità e la insostituibile tradizione di questo segmento della nostra cultura, che trova straordinario apprezzamento a livello internazionale ma che viene gestita con ottiche miopi e centralistiche dal Ministro italiano, si sottolinea l’assoluta inappropriatezza del metodo utilizzato, quello della decretazione d’urgenza, e la inconcepibile visione punitiva delle norme previste.
Il risanamento finanziario delle Fondazioni non può prescindere infatti da una riforma complessiva dell’intero sistema dello spettacolo dal vivo, e soprattutto non può rinunciare alla valorizzazione culturale e artistica del mondo della musica, pena la sua irreversibile perdita di qualità, vitalità, possibilità di rinnovamento e diffusione.
Tanto vale, in modo particolarmente grave, per i destini e le prospettive della Fondazione Lirico Sinfonica Petruzzelli di Bari, ultima nata e ancora in via di consolidamento, che rischia di vedere definitivamente compromesse tutte le sue possibilità di evoluzione qualitativa e quantitativa proprio in un contesto territoriale, quale è quello di Bari e della Puglia, che sulla cultura e sulle eccellenze artistiche ha impostato le sue strategie di sviluppo civile e sociale.
La Regione Puglia si impegnerà in tutte le sedi istituzionali a chiedere il ritiro del decreto, ovvero la sua strutturale ridefinizione in sede di conversione nelle aule del Parlamento.

http://puglialive.net/home/news_det.php?nid=31308

domenica 2 maggio 2010

Maratona di protesta a S.Cecilia: "Ci stanno rubando il futuro"

I professori in sciopero e i giovani della JuniOrchestra hanno suonato nel foyer e nei corridoi.

Pubblico solidale contro i tagli del decreto Bondi sulle fondazioniIn concerto per protesta. I professori dell'orchestra dell'Accademia di Santa Cecilia, con le giovani leve della JuniOrchestra, si sono avvicendati oggi 2 maggio, nel foyer e nei corridoi dell'Auditorium Parco della Musica in una lunga maratona musicale che ha avuto inizio poco dopo le 11 e si è conclusa alle 18.30. In jeans e maglietta, un abbigliamento molto diverso dal solito frac, un nastrino giallo appuntato sul petto ("Perché siamo portatori sani di cultura", hanno spiegato) hanno suonato di tutto, da Bach a Beethoven, Rossini, ma anche brani popolari come il tango El Choclo.

Per due ragioni: intanto per non deludere troppo il pubblico che arrivava, non avendo saputo dello sciopero a oltranza proclamato venerdì, dopo che il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano aveva apposto la firma al decreto legge di riforma delle fondazioni lirico-sinfoniche. Ma soprattutto per protestare contro i tagli introdotti dalla legge. "Vogliamo difendere la nostra storia e la nostra tradizione - ha detto, rivolgendosi direttamente al pubblico, il presidente dell'Accademia di Santa Cecilia, Bruno Cagli - ma anche il nostro futuro, e questo significa anche avere la possibilità di formare i nuovi esecutori, che vogliamo che nascano all'interno dell'Accademia".

I professori d'orchestra non contestano tanto i tagli allo stipendio, che pure sono gravosi: tutte le indennità vengono dimezzate. Ma nelle sette ore spese a parlare con il pubblico hanno cercato piuttosto di far capire cosa può significare per le migliori orchestre italiane un blocco totale delle assunzioni fino al 2013. "Non solo - dice Davide Romano, violinista - dovremo aspettare il 2013 per poter assumere i musicisti necessari a colmare i vuoti di organico, ma nel 2013 si potranno assumere solo gli orchestrali che mancano a partire dall'anno precedente". Il che significa, per l'orchestra di Santa Cecilia, dover rinunciare già adesso a quattro assunzioni in corso, assolutamente necessarie.

Non è stato difficile spiegare ad abbonati e affezionati dell'orchestra, al pubblico che la conosce bene, e che sa la differenza tra un'esecuzione rimediata e una frutto di un grande affiatamento, perché è importante che i posti vuoti in organico vengano assegnati a professori assunti con un contratto a tempo indeterminato. Eppure a suonare con l'orchestra oggi c'erano anche i precari, e anche i giovanissimi della JuniOrchestra. "Quando sono arrivato qui, 20 anni fa - dice amareggiato Gregorio Mazzarese, il responsabile delle attività che l'Accademia di Santa Cecilia riserva ai più giovani, circa 600 appuntamenti tra concerti, lezioni e incontri - si aveva la forte sensazione che ci fosse una prospettiva, un futuro, che si lavorasse per migliorare. Ma adesso?".

Proprio per questo polemicamente i professori dell'orchestra non hanno suonato con i giovani della JunioOrchestra. Questi hanno preso posto accanto a loro silenziosamente, con lo strumento in mano, "perché questa legge nega loro ogni prospettiva futura", ha sottolineato Romano. Ma poi, da soli, anche i giovanissimi hanno intrattenuto il pubblico, che ha tributato applausi commossi a tutti. Tra i corridoi c'erano anche tanti bambini, e molti anziani, persino qualcuno con la sedia a rotelle, pronti a sostenere la loro orchestra. "Se questo decreto diventerà legge - ha ricordato Sara Gentile, una giovane violoncellista assunta nel 2009 - si preclude ogni tipo di carriera ai diplomati dei conservatori italiani per 20 anni. E con questi tagli, noi non potremo più avere alcun tipo di scambio con l'estero, nessun tipo di arricchimento culturale".

articolo di Rosaria Amato tratto da:
http://roma.repubblica.it/cronaca/2010/05/02/news/protesta_musica-3772184/



Stravinsky, un profeta






Igor Stravinskji

"La musica ci è data per mettere un ordine nelle cose. Bisogna passare da uno stato anarchico e individualista a uno stato perfettamente cosciente, pieno di garanzie di vitalità e di durata"